CASO IXFIN – CHE GRANDE INVENZIONE IL FALLIMENTO
Paolo Esposito per “Fresco di Stampa”
“Ci hanno preso sempre in giro, – ci riferisce un ex dipendente Ixfin; ci hanno sempre detto bugie, si è verificato per lunghi e interminabili anni sempre il contrario di quello che ci dicevano”. Ha solo venticinque anni, il ragazzo con cui parliamo, ed un futuro incerto perché qui, nella nostra Terra di Lavoro, purtroppo nessuno più è imprenditore, si definiscono tutti finanziatori, a nessuno verrebbe in mente di fare un prodotto finito, di mandare avanti un’azienda, tutti vogliono fare un’azienda che si appoggi sulle spalle del Governo. Ed è ciò che è accaduto alla Ixfin di Marcianise che produceva telefonia ed altro materiale elettrotecnico. A marzo del 2006 il titolare dell’Ixfin, Massimo Pugliese, aveva chiesto una riunione con i suoi dipendenti per riferire dell’acquisto della CF Gomma e quello dell’immobile che costituisce lo stabilimento di Marcianise. La CF Gomma, azienda bresciana con 11 stabilimenti in tutto il mondo, si occupa della fornitura di componenti per auto. Questa operazione aveva previsto una ricapitalizzazione da parte di Massimo Pugliese di 62 milioni di euro. Lo stabilimento dell’Ixfin apparteneva invece a “Sviluppo 24” Srl di Conegliano, la quale era, tra l’altro, anche creditrice di alcuni milioni di euro per fitti arretrati. Pugliese aveva pensato che, invece di pagare tutti questi milioni di euro di arretrati, sarebbe convenuto di più comprare stabilimento e crediti per un valore da lui stimato per il solo immobile di 36 milioni di euro. Intanto a fine giugno 2006 Pugliese completava la ricapitalizzazione dell’ U.S. Avellino Calcio per un totale, come lui stesso aveva dichiarato, di 6,7 milioni di euro e in aggiunta 3 milioni di euro per contributi previdenziali arretrati, per un totale di 9,7 milioni di euro. L’11 maggio 2006 arrivava infine la comunicazione aziendale che annunciava nuovi piani industriali per rilanciare l’azienda con una ricapitalizzazione di 20 milioni di euro, ma questi piani industriali non sono mai stati presentati a nessuno. Così, il 15 giugno 2006, l’azienda annunciava l’inizio di corsi di formazione, corsi non concessi dalla Regione Campania, al personale in Cassa Integrazione Guadagni che, ironia della sorte, nonostante fosse in Cigs, riceveva aggiornamenti sulle ipotetiche future produzioni. Il 28 giugno 2006 arrivava la sentenza del Tribunale di Napoli, la n. 353/2006, che dichiarava fallita la Ixfin SpA. “Che grande invenzione il fallimento, non bisogna pagare più nessuno e i soldi sono persi per sempre per tutti tranne che per il debitore. In questi casi – bacchetta il Comitato dei Lavoratori Ixfin – bisogna solo stare attenti a non finire in galera e si incomincia col dare la colpa al giudice del tribunale e siccome c’è un solo problema: quello di non finire in galera, bisogna, come primo punto, far vedere che il giorno prima del fallimento si sta facendo di tutto per salvare la fabbrica”. Non dimentichiamo che la Ixfin è stata dichiarata fallita dopo aver incassato finanziamenti dallo Stato. Denaro che sarebbe dovuto servire al rilancio
dell’azienda, ma che di fatto non è certo stato utilizzato a sostegno dell’azienda, ma chissà dove sia e nelle mani di chi. In due anni, si legge nel decreto fallimentare, sono stati presentati contro la Ixfin all’incirca venticinque ricorsi di fallimento; nell’ultimo bilancio approvato si evince poi la sussistenza di una perdita di circa 2,5 milioni di euro, a fronte di un capitale di 5 milioni, e debiti per circa 105 milioni a fronte di un attivo circolante di 27 milioni di euro ed immobilizzazioni per 70 milioni. Se le responsabilità della proprietà dell’Ixfin sono enormi, non da meno sono quelle della politica, in quanto, già nel 2004, Silvio Berlusconi si impegnò, attraverso Antonio Marzano, allora Ministro delle Attività Produttive, con un decreto che avrebbe previsto il rilancio dell’azienda e il pagamento degli arretrati ai dipendenti. Purtroppo quel decreto rimase su carta per inadempienze del Governo Berlusconi, ma anche da parte di quello Prodi, che avrebbe avuto modo di riprendere quel progetto per cercare di evitare un fallimento in un territorio già segnato dalla disoccupazione.
La storia infinita della 3M, la “3Matriosca” casertana
Paolo Esposito per “Fresco di Stampa”
In foto Alessandro Petti
“Sono disperato e amareggiato dalla situazione lavorativa che ci hanno portato, facendola in barba a tutte le leggi, in merito alla cessione del ramo di azienda da 3M ITALIA S.p.A. alla I.T.P. S.p.A. con il tacito consenso delle istituzioni statali e sindacali”, esordisce un lavoratore della 3M che decide di incontrarci per parlarci delle drammaticità e delle cause che hanno contribuito allo smantellamento di una fabbrica che per oltre quaranta anni è stato il fiore all’occhiello, il salotto buono non solo della provincia di Caserta ma dell’intera Regione Campania. “Siamo degli ex lavoratori della 3M ITALIA S.p.A. e dal 6 giugno 2006 siamo stati “invitati” ad uscire dalla 3M ITALIA , anche da coloro che hanno il compito istituzionale di opporsi affinché vengano rispettate e applicate le leggi, con la promessa che ci veniva garantito il lavoro almeno per cinque anni dalla cessione del ramo di azienda alla I.T.P. S.p.A., come risulta dal verbale di accordo siglato a Roma quasi un anno addietro da Stato, 3M Italia , I.T.P. e Sindacati. Nella nostra vicenda sono racchiuse tutte le responsabilità politiche, istituzionali e soprattutto sindacali che hanno sostenuto e sponsorizzato imprenditori che non avevano alcuna intenzione di rilanciare le attività produttive ed è fuori dubbio che la crisi della 3M ITALIA è stata progettata e pianificata a tavolino, dietro le quinte c’erano e ci sono dei personaggi squallidi, appartenenti ad un capitalismo straccione e arruffone sostenuti da altrettanti politicanti da avanspettacolo che avevano ed hanno in mente solo di mettere le mani sui terreni e sugli immobili per dare luogo ad una colossale speculazione edilizia ed urbanistica. Questi progetti non si potevano realizzare se la cessione del ramo d’azienda fosse stata ceduta a degli imprenditori seri ed onesti”. Così la scelta è caduta su I.T.P. S.p.A. (o 3M S.p.A.). “Noi siamo operai a cui sono stati negati dei diritti sacrosanti sanciti dalla Costituzione Italiana e conquistati in trentacinque anni di lavoro, – continua l’operaio della 3M – di lotte e di sacrifici ed ora che potevamo riposarci, dedicarci alle famiglie, siamo stati costretti ad una protesta e ad un calvario che nessuno poteva immaginare. E’ un anno che stiamo portando avanti una battaglia per far uscire a galla tutto il marcio, le convivenze e gli intrallazzi tra padroni, istituzioni e sindacati. Penso che nessuno ha più interesse a creare lavoro ma tutti vogliono solo appoggiarsi allo Stato per i finanziamenti e portare a termine la tanto famosa cessione di ramo di azienda. Ormai questa sceneggiata mal riuscita la potremmo chiamare 3”Matrioska”, la famosa bambola di legno russa da otto posti , da noi diventata di molti più posti. La cosa più assurda di questa farsa è che la 3M Italia non è fallimentare, è una multinazionale in attivo in tutto il mondo. Sul sito 3M di Caserta, di proprietà ancora della 3M, perché la ITP ha versato alla 3M solo una misera parte della somma pattuita, sta lavorando uno stabilimento che produce scotch di nome BST con partecipazione 3M al 51% di azioni, dove lavorano parte di personale una volta in forza 3M e poi passati al BST.”. Agli operai della 3M viene spontaneo domandarsi quale sia la loro situazione, chi è l’attuale loro datore di lavoro in quanto la I.T.P. S.p.A. è svanita nel nulla e non si si è fatta ne sentire e ne vedere più e se sono ancora in C.I.G. . Si chiedono soprattutto che fine farà il loro T.F.R. maturato e passato alla I.T.P. S.p.A. . “Oggi – prosegue l’operaio – la signora I.T.P. S.p.A. , a sorpresa e dopo sei mesi di assenza, ritorna e dice che il piano industriale dell’Itp, una SpA con un capitale sociale di 10 milioni di euro, non solo è valido ma sarà attuato secondo le intese perfezionate con le parti sociali e con la piena condivisione della 3M”. La lontananza dell’imprenditore e azionista di riferimento del gruppo subentrato alla 3M, Alessandro Petti, dal tavolo delle trattative e da Caserta, secondo quanto dichiarato, è stata motivata da ragioni di salute che per qualche tempo l’hanno allontanato dalla sua attività ordinaria. Superato il pur grave impedimento, Petti ha fatto sapere di avere ripreso i contatti con le autorità interessate e di avere chiesto per la prossima settimana un incontro riservato con Gianfranco Borghini dell’ufficio del lavoro presso la Presidenza del Consiglio. Tutto ciò per riprendere il confronto con la riproposizione del piano industriale che prevede investimenti per 30 milioni di euro ed il graduale rientro del personale compatibilmente con l’attivazione delle nuove linee produttive ed i piani di formazione e riqualificazione professionale dei dipendenti. “Contiamo di partire da Marzo e recuperare il tempo perduto con le operazioni di smantellamento e subito dopo con la realizzazione della linea di estrusione dei biopolimeri (ecocompatibili) in modo che entro la fine del 2007 potremo assorbire almeno un centinaio dei 196 addetti attualmente in organico e sottoposti alla cigs a zero ore”, ha detto Petti. L’industriale salernitano ha confermato poi la direttiva gestionale del sito di San Marco da parte della Newco in cui è affiancato da un altro dei leader nazionali del settore dei polimeri, il gruppo Boschi. Pertanto vengono considerate prive di fondamento ipotesi legate a piani industriali diversi dall’accordo. Soprattutto sono state smentite da Petti eventuali responsabilità nella richiesta di frammentazione dell’area di pertinenza dello stabilimento, men che mai per manovre di tipo speculativo. “Ma la cessione di ramo di azienda 3M Italia – I.T.P. mica andrà a finire così?” – incalza l’operaio. Lo strumento principe di cui le grandi aziende si stanno servendo per procedere ai veri licenziamenti collettivi è proprio la cessione dei cosiddetti rami, ma occorre dire che, se è vero che al momento della cessione vengono date delle garanzie, resta da vedere cosa accadrà dopo qualche anno Lo scenario possibile da non escludere è quello in cui l’appalto viene a cessare e l’azienda madre finisce col decidere addirittura di riprendersi le produzioni cedute utilizzando i giovani a Cfl e abbandonando i lavoratori precedentemente ceduti alla ditta che se li è presi. Non serve a molto garantire al lavoratore gli stessi stipendio, categoria, anzianità, e quant’altro, se poi, ad esempio non ha più gli strumenti sindacali per poter conservare o rafforzare le condizioni di partenza. Accade sovente che un ramo di azienda, valutato autonomo e indipendente, venga acquistato da un avventuriero che in realtà è interessato al terreno, come ad esempio è successo nell’area dell’Alfa Romeo di Arese, e che quindi lascia morire la fabbrica con annessi tutti i lavoratori, i quali, isolati, non saranno in grado di difendersi adeguatamente. “La nostra vuole essere una denuncia, – conclude il lavoratore della 3M che abbiamo intervistato – forse severa ma giusta, fatta nei confronti di chi ha il compito di informare e dire le verità anche quando sono scomode e serve a mettere fine ad un malcostume ad un banditismo industriale ed una degenerazione che affligge sempre di più i ceti deboli e meno protetti e quando ci troviamo di fronte a delle donne e a degli uomini che non si piegano davanti alle avversità e anche se non hanno la capacità di sconfiggerla, ma di scalfirla anche minimamente, queste persone devono essere sostenute ed aiutate nelle loro lotte che in modo anonimo mettono un mattone l’uno dopo l’altro nella costruzione della Casa della Democrazia. Cari amici , il messaggio che vi voglio comunicare è: fino ad oggi è toccato a noi, e domani? Aiutateci affinché finisca una volta per tutte questa storia infinita. Mi scuso con voi per il tempo rubatovi e un saluto caloroso ai lettori di Fresco di Stampa”.
Confezionate per amici, conoscenti, familiari, e chi più ne ha più ne metta, lettere, cartoline, canzoni, video, immagini. Date sfogo alla vostra fantasia, non importa quanto sia grande il vostro regalo, ma quanto sia bello e originale! Inviate poi i vostri regali ben incartati a caffenews@libero.it entro il 23 Dicembre. Provvederemo noi a pubblicarli tutti tra la sera della vigilia e il giorno di Natale...



































































CARO PAOLO ESPOSITO , POSSO SOLO AFFERMARE CHE E’ ANCHE PER MERITO TUO SE SU QUESTA TERRA ESISTONO ANCORA I VALORI ESSENZIALI PER POTER VIVERE COME : LEALTA’, ONORE , UMANITA’ , FRATERNITA’, E SOPRATTUTTO TANTO CUORE , GRAZIE PAOLO , NON TI ARRENDERE MAI AL ” MALE “, GRAZIE DA TUTTI NOI POVERI E UMILIATI LAVORATORI.
Non ci posso credere, cosi giovane e cosi bravo.
Complimenti! Complimenti!
e BRAVO…BRAVO…BRAVO…BRAVO…
Continua cosi.
Lavoratore della IXFIN.
Caro Paolo, Che idea ti sei fatto di questi pseudo-imprenditori da strapazzo? Questi avvoltoi?
Questi farabutti che ci tolgono il lavoro, le liquidazioni, che non pagano gli stipendi, che non versano contributi, che non pensano alle nostre famiglie , ai nostri figli.
Farabutti che pensano solo a RUBARE soldi allo STATO…e i politici? Loro stanno a guardare?
Paolo da parte mia meriti stima e rispetto.
Continua cosi. BRAVO.
Inaspettatamente negli ultimi giorni ho ricevuto un sacco di attestati di stima da parte di voi lavoratori, anche via e-mail. Colgo l’occasione per ringraziarvi. Meritereste il sostegno di tutti i politici di Terra di Lavoro, ma, si sa, loro pensano ad altro piuttosto che a fare Politica, quella con la P maiuscola, che dalle nostre parti non si è mai vista!
In bocca al lupo, resistete…
CARO PAOLO, CHE DICI , E’ ARRIVATA L’ORA DI DIRE DUE PAROLE ANCHE AI NOSTRI RAPPRESENTANTI????,
TI SALUTO, GRAZIE DI TUTTO.
A che cosa serve 0GGI il sindacato?
Per chi segue attentamente le cronache politiche e sindacali del nostro Paese (CASERTA) – ha suscitato una eco di commenti e di polemiche a largo spettro, con una prevalenza (andrebbe detto) di giudizi graffianti e talvolta anche velenosi su quelli più responsabilmente concordi. NON NASCONDO il suo essere chiaramente provocatorio ma è di grande attualità e che tocca uno dei nervi scoperti dell’attuale sistema istituzionale e politico italiano: l’assetto conflittuale, e non cooperativo, delle nostre relazioni sindacali. La provocazione, così evidente nel titolo sottende peraltro una riflessione profonda ed anche intelligentemente costruita. Un sindacato così come è oggi in Italia non sembrerebbe utile in alcun modo ad un’economia che tende a risollevarsi, a trovare valenze di competitività europea, ad ampliare gli spazi ufficiali dell’occupazione nazionale. Occorrerebbe far sì – in questo scenario di insufficienze e di debolezze innovative – che al temuto declino dell’economia nazionale non si accompagni anche il declino del sindacato. QUESTA PROVOCAZIONE può quindi essere intesa come una frustata, o lo squillo forte di una sveglia che segna l’ora del risveglio, per cominciare a costruire un edificio di relazioni sindacali più moderne e partecipative. Si tratta di una sfida, non semplice e non facile, e che comporta l’abbandono di conflittualità fini a se stesse per abbracciare nuove forme di presenza e d’azione più utili alle sorti dei nostri lavoratori. , ORMAI Sono oltre trent’anni che in Italia si praticano accordi-finzione di questo genere, imperniati sull’intervento straordinario della cassa integrazione guadagni e si va incontro ai relativi immancabili fallimenti. Se il sindacato continua a battere questa strada non può poi lamentarsi che gli accordi stipulati non producano i risultati promessi: questo è sempre prevedibile e tacitamente previsto da tutte le parti in causa fin dal momento in cui l’accordo viene stipulato”. l sistema sindacale italiano, bloccato dai suoi paradossi, genera mostri. Il sindacato conflittuale e quello disponibile a scommettere sull’impresa devono potersi confrontare apertamente, senza paralizzarsi a vicenda. E’ un passo necessario per uscire dal declino. Le origini del sindacato sono piene di onore e di gloria Il sindacato nasce, con lo scopo di sostenere i diritti dei lavoratori., Di TUTTI i lavoratori. OGGI non hanno mantenuto lo spirito originario che ha dato luogo alla loro fondazione. Eppure i lavoratori, ed i loro interessi, sono la classe che LORO si sono prefissati di difendere. I lavoratori sono i motivi per i quali ESSI esistono. Ma pare che non sia piu’ cosi’.
Vediamo di fare un po’ di conti , In primis, TUTTI i sindacati non hanno, per legge, l’obbligo di redigere un bilancio. Cio’ vuol dire che i soldi entrano nelle loro casse ed escono dalle stesse, in un modo che NOI cittadini, non sapremo mai. Sapevate che i sindacati hanno migliaia di dipendenti ? che contratta quotidianamente questioni di potere con il governo. Ma soprattutto muove un giro d’affari enorme, che supera i 1300 miliardi. Nelle casse dei sindacati e delle società e degli enti da essi controllati entrano ogni anno circa 400 miliardi per i finanziamenti ai patronati, 300 per le ritenute sulle pensioni, 50 per le quote sulle prestazioni di disoccupazione agricola e 350 dal tesseramento dei lavoratori in attività. A tale cifra vanno aggiunti il costo sostenuto dallo Stato per i distacchi sindacali, circa 200 miliardi, nell’ipotesi che il personale in questione sia di circa 5.000 persone. «Occorre introdurre un po’ di trasparenza nella gestione di questo potere enorme, totalmente connivente con il governo”. Sia chiaro che la scrivente non appartiene a nessuna forza poltica. onde evitare commenti o accuse di appartenenza ad una corrente o ad un’altra. Alle ritenute degli stranieri dobbiamo sommare quelle degli italiani ancora convinti che iscriversi ad un sindacato giovi a qualcosa che non siano le finanze del sindacato Dai Sindacati – Piovra si dipartono altri tentacoli pronti a racimolare altri soldi. Sono i Caaf e i Patronati. I primi sono definiti “ Centri di Assistenza Fiscale” e, solitamente, si occupano di presentare la denuncia dei redditi. La consegna dei moduli e’ gratuita ( la sola consegna, non la compilazione) ma solo in apparenza perche’ ……..il cittadino ignaro non sa che per ogni modulo 730 presentato,lo Stato ( sempre noi cittadini, ma sotto altra veste cioe’ quella dell’asino ) rimborsa ai Caaf 14,33 euro. Nel 2003 sono stati inoltrati dai Caaf di CGIL, CISL e UIL quasi 6.000.000 di modelli 730, per un rimborso totale che sfiora gli 85.000.000,00 di euro, se la semplice consegna dei moduli 730 e’ gratuita, non lo e’ la sua compilazione le cui tariffe variano dai 15 ai 70 euro a seconda se si e’ iscritti o no al sindacato. Altra questione spinosa. Il DISTACCO E I PERMESSI SINDACALI . chi percepisce i cosiddetti distacchi sindacali e decide di non lavorare piu’ in un’azienda, lo fa per prestare la sua opera in un’associazione privata qual’e’ il sindacato. Ma non si capisce perche’, per il periodo del distacco, i contributi ricadano sullo Stato e non sul datore di lavoro.” Perché Quando qualcuno va al patronato o al Caf per avviare la pratica di pensione gli viene subito chiesto di iscriversi al sindacato. Risultato? In tutti i sindacati la percentuale dei pensionati supera il 60% degli iscritti. ”Da anni oramai i cittadini italiani sono in ostaggio da figure che dovrebbero tutelare tutti gli uomini e tutte le donne, ma che in realtà fanno parte di una frangia politica. Il ruolo dei sindacati è, quindi, decisivo per la tutela dei diritti del lavoratore, ma al tempo stesso per questa sua istituzionalità deve adoperarsi in favore di tutti i cittadini. Il sindacato non può essere rappresentato da chi abbraccia una fede politica o un’ideologia, perché così comprometterebbe l’oggettività del suo operare. Il sindacalista deve essere come un magistrato o un poliziotto, deve, cioé, essere per quanto possibile imparziale. Ciò non significa impotenza nel giudizio o nella critica, tutt’altro Io non capisco l’utilita’ dei sindacati. Non quelli odierni, almeno. Mi sono appassionato alle prime lotte degli operai per una giusta rivendicazione dei loro diritti. Ho compreso anche la loro necessita’ di associarsi per poter meglio realizzare le loro aspettative. Ma oggi…che ruolo hanno? Il loro operato e’ infarcito di politica e di raccomandazioni. Un sindacato non dovrebbe mai avere un’appartenenza politica, poiche’ i lavoratori sono tutti uguali. Se io, libero lavoratore, ho il mio credo politico questo non dovrebbe affatto costituire un ostacolo nella richiesta di assistenza presso un sindacato.Grazie ai sindacati c’e’ chi sistema le proprie mogli ed i propri figli con dei posti di lavoro. I permessi sindacali servono solo a non far lavorare chi, gia’, voglia ne ha poca o nulla. I distacchi sindacali, altrettanto. Ognuno di noi puo’ citare esempi del genere. I lavoratori hanno raggiunto i giusti diritti cui aspiravano. Qualcuno mi dica a cosa servono ancora oggi e perche’ hanno bisogno di cosi’ ingenti somme di denaro da parte dello Stato? CARI SINDACATI TANTI E GRANDI OBIETTIVI NECESSITANO DI UN SINDACATO ANCORA PIU’ APERTO, PIU’ GIOVANE, PIU’ MULTIETNICO E ATTENTO ALLE DIFFERENZE DI GENERE. A TUTTI I LIVELLI.
PER RAPPRESENTARE MEGLIO LA NOSTRA SOCIETA’ E COLORO CHE VI VIVONO E LAVORANO. ABBIAMO BISOGNO DI UN SINDACATO NELLA POLITICA MA NON DELLA POLITICA. UN SINDACATO INDIPENDENTE MA NON INDIFFERENTE AD UNA POLITICA CHE RISCHIA DI ESSERE SEMPRE PIU’ CHIUSA IN SE STESSA…. …UN SINDACATO SEMPRE PIU’ ATTENTO E SENSIBILE A CAPIRE, CONOSCERE E ACCOMPAGNARE I CITTADINI E LAVORATORI, DONNE E UOMINI DI QUESTO PAESE.UN SINDACATO CHE POTRA’, E DOVRA’, SENTIRSI DIRE, DA MILIONI DI PERSONE:
CARO SINDACATO, MI FIDO DI TE.
La massa dei lavoratori si aspetta che i sindacati facciano il proprio mestiere, cioè tutelare il salario, il posto di lavoro, la pensione, ecc. Ciò non toglie che la gran parte delle volte i sindacati non rispettino affatto questo mandato o lo portino avanti in maniera del tutto insoddisfacente.
il sindacato è lo strumento indispensabile per una scommessa comune tra lavoratori e investitore: una scommessa equa, fondata sull’affidabilità reciproca. Certo, per questo occorre un management affidabile; ma occorre anche un sindacato affidabile, disponibile a negoziarla e capace di farlo. Se il sindacato italiano non impara a farlo, e non si dà regole che gli consentano di farlo, questo continuerà a costituire un pesante handicap negativo per l’Italia nel mercato globale dei capital .
ADESSO VOGLIO CHIEDERE (SOMMESSAMENTE) AI SINDACATI DEL CASERTANO E DELLA CAMPANIA:
Che fine faranno le aree industriali dismesse? Saranno riconvertite rientrando nel sistema produttivo, saranno destinate a una nuova configurazione-classificazione o, peggio, saranno oggetto di una forte speculazione logistico-finanziaria sulla quale potrebbe infiltrarsi l’attività delle cosche camorristiche? Strano destino quello della vocazione industriale di Caserta e del suo territorio: un tempo visti come un miraggio, quasi l’area fosse destinata a divenire un piccolo eden dell’industria che conta, poi le grandi imprese – incassati i benefici e i sostegni economici per gli investimenti iniziali – hanno cominciato a dismettere tutto, dai rami secchi alle linee produttive più promettenti. I sindacati calcolano che in dieci anni sono stati persi 15 mila posti di lavoro mentre è forte la preoccupazione per la crescente presenza di soggetti privati interessati ad acquisire le aree industriali dismesse o a intervenire in situazioni di crisi aziendale senza credibili piani di rilancio. E la lista è lunga: ex Iplave (Sparanise), Vavid (Pastorano), Texas Instruments (Aversa), ex Italtel (Santa Maria Capua Vetere), Sofome e Ucar, per non parlare dell’ex Saint Gobain. «Milioni di metri quadrati frutto della deindustrializzazione o di crisi aziendali in corso che sono stati o vengono acquisiti, con tutti i lavoratori, praticamente a costo zero per insediare attività produttive e in un breve lasso di tempo, esauriti gli ammortizzatori sociali impropriamente utilizzati, restano nella disponibilità di gruppi economici in attesa di utilizzazioni speculative e comunque diverse dagli scopi dichiarati. E la ex 3M, oggi Itp, potrebbe aggiungersi ( QUASI SICURAMENTE) a questa lunga lista». L’analisi adombra sospetti «in un territorio come quello casertano, dove la presenza della criminalità organizzata è forte e dove questo fenomeno potrebbe lasciare supporre una regia di interessi che utilizzano la crisi , FINISCO COL DIRE A TUTTI CHE POSSIAMO ANCORA FARCELA NEL CASERTANO IN CAMPANIA IN ITALIA SE TUTTI FACCIAMO NOSTRO IL MOTTO:
“Chi lotta può anche perdere, chi non lotta ha già perso”.
OPERAI DERUBATI DELLA LORO DIGNITA’.
Il commento/articolo meritava visibilità e l’ho fatto salire su, lo trovate al link qui di seguito:
http://caffenews.wordpress.com/2007/04/16/a-che-cosa-serve-oggi-il-sindacato/
Per qualsiasi altra cosa fate riferimento anche a pafaweb@libero.it
LA FESTA CHE NON C’E’ PIU’ ( NEL CASERTANO)
Festa dei lavoratori : storia, origini e tradizioni
La Festa dei lavoratori, o meglio la Festa del lavoro, è una festività che annualmente viene attuata per ricordare l´impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. La festa del lavoro è riconosciuta in molte nazioni del mondo ma non in tutte. Più precisamente, intende ricordare le battaglie operaie per la conquista di un diritto ben preciso: l´orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. Tale legge fu approvata nel 1866 nell´Illinois, (USA), la Prima Internazionale richiese che legislazioni simili fossero approvate anche in Europa. Convenzionalmente, l´origine della festa viene fatta risalire ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un´analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l´evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate alla Internazionale dei lavoratori – vicine ai movimenti socialista ed anarchico – suggerirono come data della festività il Primo maggio. Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò sui manifestanti provocando numerose vittime. L´allora presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del primo maggio avrebbe potuto costituire un´opportunità per commemorare questo episodio. Successivamente, temendo che la commemorazione potesse risultare troppo in favore del nascente socialismo, stornò l´oggetto della festività sull´antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro. La data del primo maggio fu adottata in Canada nel 1894 sebbene il concetto di Festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872. In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia soltanto due anni dopo. In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista – che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma – ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945. Nel 1947 fu funestata a Portella della Ginestra (Palermo) quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.
CARI AMICI A CASERTA LA FESTA DEI LAVORATORI SI E’ TRASFORMATA NELLA FESTA DELLA DANZA : LA PIZZICA PIZZICA , BALLO Legato al rituale terapeutico del tarantismo, Oggi la pratica viva nelle forme originali del ballo è FRA GLI EX OPERAI DEL CASERTANO E DELLA CAMPANIA PER POTER SOPRAVVIVERE , tali figure ricorrenti sono arricchite da rotazioni su se stessi, brevi avvicinamenti confidenziali, giri legati e “mosse” di chiaro riferimento “ INDUSTRIALE” , occupazioni di strade , di suoli pubblici ,visite (guidate) a Prefettura, Provincia e Governo, la pizzica pizzica può essere danzata anche fra OPERAI , SINDACATI E ISTITUZIONI In quest’ultima combinazione la pizzica può trasformarsi in scherma danzata, se i ballatori ne conoscono il repertorio e se si crea quel clima di necessaria scherzosa competizione , Vi sono modi diversi di schermare , si mima molto e molta parte della gestualità risente dei codici schermitòri e di una simbolica tradizionale non sempre di facile lettura , per entrare nella cerchia degli schermitori bisogna aver avuto lezioni da maestri di riconosciuta fama, passare una sorta di rito di iniziazione (conoscenza delle tecniche, delle regole e degli adepti) e godere dell’altrui considerazione, altrimenti si rischia di essere beffeggiati dagli altri schermitori. Insomma si è costruito un ballo-simbolo che rappresenta l’immagine del sud Italia
Il dibattito (ORMAI ) infiamma i sostenitori dei vari indirizzi di studi e di vissuto. Ai posteri l’ardua sentenza!
Per il momento dei risultati positivi il “movimento della pizzica” li sta già ottenendo:
Avvicinare i giovani alla questione della sopravvivenza e della rimessa in gioco nella società lavorativa contemporanea
incentivare un mercato culturale e industriale ( NON IN NERO) che a sua volta stimola ricerche
riscoprire valori, strumenti industriali e sindacali che fanno parte delle proprie radici culturali e che ci identificano Per questo Istituzioni , Industriali e Sindacati non possono stare a guardare,
CI DICONO I NOSTRI POLITICI & C., CHE “Gli imprenditori, soprattutto quelli delle piccole e medie aziende, sono in trincea insieme ai lavoratori.” E VERO MA DA PARTI OPPOSTE,VISTO CHE CONTINUANO A MANDAR OPERAI IN MEZZO ALLA STRADA, VI RICORDATE “ LE FAMOSI CESSIONI DI RAMI DI AZIENDA”? VEDI ULTIMO MA NON UNICO CASO 3M ITALIA DI CASERTA . Nella giornata dedicata al tema delle morti bianche, non possono essere dimenticati quanti, anche recentemente, hanno perso la vita nei cantieri dove svolgevano la loro attività in nero e senza le dovute condizioni di sicurezza. MA NON CI DICONO CHE SE CI FOSSE LAVORO PER TUTTI ,NON AVREMMO BISOGNO DI LAVORARE IN NERO , CI dicono di guardare con ottimismo al futuro che è in atto una ripresa dell’economia , sia a livello locale che nazionale e questo può significare anche ripresa dell’occupazione” ( QUALE ?) gli imprenditori guardano con favore ai nuovi strumenti – la legge Biagi innanzitutto – che rendono più flessibile il lavoro”. Flessibilità — spiegano – non vuol dire necessariamente precariato, ma significa aprire le porte di un mercato del lavoro che prima era del tutto ingessato. Oggi le imprese possono assumere quelle risorse che sono loro necessarie per far fronte alla crescita delle commesse, per periodi a termine,( per poi licenziarli quando vogliono) senza che in futuro abbiano a temere di trovarsi con un organico sovradimensionato. Proprio incoraggiando la flessibilità si possono creare poi le condizioni di ripresa consolidata da cui possono scaturire rapporti di lavoro a tempo indeterminato” (GRANDE CONQUISTA SINDACALE). CARI SIGNORI CI SIAMO STUFATI DI PROMESSE , CORTEI, MANIFESTAZIONI, SPETTACOLI DI SOLIDERARIETA’ A FAVORE DI CASSAINTEGRATI , LICENZIATI , SPETTACOLI E MINUTI DI SILENZIO PER RICORDARE I MORTI PER IL LAVORO ,
VI CHEDIAMO UNA COSA SOLA : FATE CHE QUESTE COSE NON SI RIPETANO MAI PIU’.
Gli operai del Casertano e Campania
L’INDUSTRIA DEI TAVOLI (LA PROVINCIA DI CASERTA)
CARI AMICI , ANALIZZANDO LA “FLORIDA” SITUAZIONE INDUSTRIALE DEL CASERTANO MI SORGE L’ANNOSO DUBBIO : MA FATE CHE CASERTA E PROVINCIA, SIA DIVENTATO UNA ENORME INDUSTRIA DI TAVOLI ? TAVOLI CHE DOVEVANO SERVIRE AD UN CONFRONTO E DISCUSSIONE PER LAVORARE ALLA SOLUZIONE DEI PROBLEMI.,VI SI COSTRUISCONO VARIE TIPOLOGIE : TAVOLI DELLA CRISI , Tavolo per lo sviluppo di Terra di Lavoro,tavolo di concertazione, tavolo di trattative, tavolo tecnico, ”tavolo permanente di confronto, tavolo di cooperazione,tavolo di partenariato, tavolo sulla vertenza, tavolo di confronto, ECC. ECC. ECC. ,TUTTI TAVOLI COSTRUITI AD ARTE PER UN “AMBIENTE” E USO SPECIFICO, Eppure tavoli ed incontri ci sono stati e molti sono costati non poco in termini di quattrini agli enti che li hanno proposti. Senza andare lontano nel tempo, basta ricordare la due giorni sullo sviluppo della provincia di Caserta organizzato dall’assessore all’industria Francesco Capobianco, la venuta a Caserta del presidente del consiglio europeo Borrell in cui si esaminarono le prospettive e le opportunità che venivano dall’Europa per la crescita del nostro territorio o quello sul tema “Industrializzazione e Territorio voluto da Gianluigi Traettino ed organizzato dai Giovani Industriali. Non di secondo piano il conclave del governo Prodi che si è tenuto nella scuola della pubblica amministrazione di Caserta. Problemi sono stati diagnosticati tanti, ma di risultati concreti poco a nulla., I NOSTRI SIGNORI POLITICI INVECE DI DARE esibizione muscolare nella quale il confronto sulla soluzione da dare ai problemi concreti passi in secondo piano rispetto all’esigenza di fronteggiarsi solo per rinfacciarsi reciprocamente colpe e responsabilità, mentre il degrado avanza: ciò tra l’altro produce disaffezione ed allontanamento dei cittadini rispetto alla politica, vista sempre più come questione che riguarda un ceto e non come canale di partecipazione democratica per migliorare la condizione sociale. L’elevato tasso di rissosità che impedisce alla politica di fare sistema.” che fa si nel mentre da un lato vanifica le prospettive di sviluppo, dall’altro apre la strada a speculazioni di ogni tipo quali i salvataggi industriali fasulli e l’accaparramento di aree dismesse: sono sotto gli occhi di tutti i casi Finmek e Ixfin, ai quali si unisce in questi giorni la drammatica situazione della ex 3M oggi ITP.” IXFIN A CUI IL GOVERNO HA DATO UNA VIA DI USCITA , ( GRANDE CONQUISTA SINDACALE ) DA FALLIMENTARE A COMMISSARIATA , E ADESSO ALLA EX 3M ITALIA OGGI ITP. , CHE SOLUZIONE SARA’ DATA ? AD OGGI I POVERI E SFORTUNATI DIPENDENTI NON SANNO PIU’ A CHE SANTO RIVOLGERSI PER PRENDERE ALMENO LA CIG. CHE GLI VIENE NEGATA DA PIU’ MESI , SENZA PIU’ PIANO INDUSTRIALE PROMESSO presso l’Unione industriali di Caserta, DALLA 3M Italia, DALLA Itp, Sindacati E ISTITUZIONI , NEL GIUGNO DEL 2006 , I trattamenti di fine rapporto, nonché tutte le altre spettanze contrattuali maturate da ciascun dipendente alla data del passaggio, trasferite alla Italiana Trasformazione Polimeri CHE FINE FARANNO???? ADESSO SIGNORI INTERESSATI ALLA “ FACCENDA “ CHE TAVOLO VI INVENTERETE ?? …………………………………………………………………………………………………………………….
A QUESTI TAVOLI, PERO’ ADESSO CHE CI PENSO, NON HO MAI VISTO SEDERE LA PARTE PIU’ INTERESSATA E BISOGNOSA DEL “LAUTO BANCHETTO” CHI ??? MA I LAVORATORI !!! CARI SIGNORI ! E NON CAPISCO IL PERCHE’ . CARI AMICI PENSO CHE SIA ARRIVATO FINALMENTE IL MOMENTO dI assumere un ruolo autonomo ma determinato rispetto ai problemi sociali del territorio, è ora di voltare pagina, di impegnare le forze della politica e delle istituzioni in uno sforzo positivo di confronto per trovare soluzioni a problemi gravi. Chiede alle forze sociali e politiche fatti concreti e non promesse e giochi di potere destabilizzanti per l’assetto economico di Terra di lavoro.BASTA CON TAVOLI STERILI , VUOTI , FALSE PORTATE . MA TAVOLI COLMI DI ONESTA’ TAVOLI CHE SIANO parte attiva nello sviluppo e nella costruzione di un percorso di recupero sia sociale che economico della provincia DI CASERTA , SOLUZIONE di una serie di emergenze che da anni si verificano in Terra di lavoro ed alle quali non si riesce a dare una risposta. “Livelli occupazionali, deindustrializzazione, morti bianche, lavoro nero, mancata formazione ed innovazione tecnologica, scarsa etica del fare impresa e non ultime l’emergenza ambientale e l’immigrazione, sono i nodi che stanno venendo al pettine, conseguenza di una politica poco accorta e lassista attuata negli anni passati, LA SCELLERATA CHIUSURA di aziende che portavano il nome di 3M Italia, Olivetti, Siemens, Saint Gobain, Pierrel, Italtel; Enel, Indesit, Texas Instrument, tutte operanti nel casertano a partire dalla fine degli anni sessanta del secolo scorso e che costituivano il nervo produttivo di questa provincia, passata da agricola ad industriale nel giro di un solo lustro. Una realtà che portò Terra di Lavoro ad essere al 27° posto in Italia per reddito pro capite. Ebbene alla fine della nostra attività in fabbrica possiamo constatare che le industrie sono cadute sotto la mannaia di faccendieri che come avvoltoi hanno raccolto quello che erano le ceneri delle vecchie multinazionali per investirli in altre attività senza assicurare nessuna innovazione, ma solo disoccupazione e cassa integrazione insieme alle lotte sindacali per il mantenimento dei posti di lavoro. I casi sono tanti dalla Finmek alla Texas, alla Ixfin, alla 3M Italia tutte fotocopie di una stessa realtà speculativa. Siamo certi che una maggiore accortezza nelle scelte ed una migliore programmazione avrebbe potuto almeno accompagnare più degnamente le maestranze in un processo di riconversione produttiva che richiede sempre meno manodopera e più specialisti di settore.”.
FIRMATO
I “SOLITI “ DISOCCUPATI CAMPANI
Ex amico del sedicente dott. Alessandro Petti, con alle spalle una carriera ricca di bancarotte e di fatture false ha lavorato per diversi Gruppi rubando sempre soldi a destra e a manca. Si dovrebbe vergognare solo a farsi vedere in giro ed a spacciarsi per imprenditore e finanziere.
Facciamo attenzione con chi avete abbiamo a che fare.
Saluti a tutti.