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E' un aspetto, questo, dello strano mestiere di cronista che non cessa di affascinarmi e al tempo stesso di inquietarmi: i fatti non registrati non esistono. Quanti massacri, quanti terremoti avvengono nel mondo, quante navi affondano, quanti vulcani esplodono e quanta gente viene perseguitata, torturata e uccisa! Eppure se non c'è qualcuno che raccoglie una testimonianza, che ne scrive, qualcuno che fa una foto, che ne lascia traccia in un libro è come se questi fatti non fossero mai avvenuti! Sofferenze senza conseguenze, senza storia. Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta. E' una triste constatazione; ma è così ed è forse proprio questa idea - l'idea che con ogni piccola descrizione di una cosa vista si può lasciare un seme nel terreno della memoria - a legarmi alla mia professione. (Tiziano Terzani) ________________________ Ad un ragazzo che vuol fare questo mestiere direi: fallo proprio se lo ritieni necessario. Si pensi: una volta si diceva la vocazione. È forse un termine che sa un po’ di mistico, di voti per la vita. Fallo proprio se credi che questo sia il tuo lavoro. E allora se è questa la tua aspirazione, non c’è nulla di meglio. L’illusione di mettere una virgola nel grande romanzo che si scrive ogni giorno, con una tua parola. Orgoglio, vanità? Quando abbiamo incominciato noi, l’obbiettivo era diventare una firma. Adesso forse è più importante diventare una faccia, è più facile. Credo che poi sia sempre essenziale possedere una testa. (Enzo Biagi)
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Non un semplice bar, il più delle volte regno della perdizione, ma un luogo in cui ci si può gustare ‘na tazzulella e’ cafè, o del buon the con dei biscotti, od anche un cappuccino. E tra un caffè e un cappuccino poter scegliere un giornale per conoscere gli avvenimenti del giorno, magari seduti a tavolino, trovandosi così a discuterne con i propri vicini, scambiando con loro qualche battuta, quattro chiacchiere. Questa è la filosofia di Caffè News Magazine che ha preso il via il 31 Ottobre 2005 e che si ispira a "Il Caffè", il periodico più importante e prestigioso della cultura illuministica italiana nato a Milano nel 1764 ad opera di Pietro Verri. -
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Prc: “Emergenza rifuti: una eco-balla”
Novembre 15, 2007 di Paolo Esposito
In Campania quasi 15 anni fa invece di partire dalla testa (dall’organizzazione della raccolta differenziata) si è partiti dalla coda (dall’impiantistica): e si sono costruiti CDR (con brevetti del 1967) che in realtà non fanno altro che tritare e imballare immondizia tal quale (per cui le nostre eco-balle non potranno neanche essere utilizzate nei termovalorizzatori), e un termovalorizzatore, quello di Acerra, che è un vero e proprio eco-mostro per le sue dimensioni e la tecnologia utilizzata: il più grande d’Europa ed anche il più arretrato in quanto a tecnologia, risalente agli anni ‘50, con un raggio d’azione previsto che implica peraltro l’asservimento di un intero asse viario (la Nola-Villa Literno) a migliaia di tir che ogni giorno dovrebbero scaricare, con un ulteriore terribile impatto ambientale indotto, destinato a raddoppiare nella sciagurata ipotesi dell’insediamento del secondo inceneritore a Santa Maria La Fossa.
Incapacità o regia occulta? Ai posteri l’ardua sentenza.
Di certo ci sono stati e ci sono gli interessi economici (un miliardo di euro sono due mila miliardi di lire….), anche di noti personaggi della politica, che casomai da un lato sbraitano contro eco-balle e discariche e dall’altro trafficano in terreni da destinare a ricevere questi “doni”.
Di certo in questi 15 anni l’emergenza rifiuti urbani ha coperto il vero grande problema che c’è in Campania: l’avvelenamento, ad opera della camorra e della politica collusa con la camorra, di gran parte del territorio con gli sversamenti abusivi di rifiuti tossici e nocivi industriali, che avvengono in queste nostre terre da almeno 30 anni e che oggi cominciano a determinare l’incremento dei casi di tumori e leucemie anche tra i bambini. I rifiuti urbani e l’emergenza ad essi collegati hanno coperto fisicamente e ideologicamente il vero dramma rifiuti di questa nostra Campania: quello di essere stati selvaggiamente utilizzati come discarica di veleni del sistema industriale dell’intero paese. Stiamo pagando lo sviluppo industriale dell’intero paese, ed in particolare del Nord con la nostra salute.
Come uscirne?
Intanto è necessario fermare ogni aggressione al territorio: da Carinola a Pignataro, da Pastorano a Villa Literno, da Pietravairano a Sessa, da Parete a Santa Maria La Fossa e superare da subito la gestione commissariale. Dobbiamo resistere, resistere, resistere e senza farci trascinare in modalità di lotta che rischiano di essere perdenti. Per riprenderci la nostra terra dobbiamo sviluppare la fantasia, l’improvvisazione, la spontaneità, la velocità: denunciare e fare controinformazione, bloccare e poi trattare, pretendere che a decidere siano le comunità locali, Dobbiamo fermare questa follia che persevera tra i decisori istituzionali e politici, questa macchina infernale dei piani regionali, dei mega-impianti e dei mega-affari. Bisogna passare subito ad una gestione provinciale o di ambito territoriale, con provvedimenti urgenti per ridurre i rifiuti e per incentivare la raccolta differenziata, premiando il comportamento virtuoso di Comuni e cittadini e punendo chi inquina. Si può cosi arrivare superare in tempi brevi la soglia del 50%. E i Comuni che non lo fanno? Se li tengano a casa loro i rifiuti: su questo non bisogna fare sconti. C’è bisogno di responsabilizzazione, e le comunità devono poter giudicare i propri amministratori dai fatti.
Ma la cosa fondamentale è che da questa situazione si esce se si lavora con urgenza ad una vera grande opera utile: altro che Ponte sullo Stretto. In Campania c’è bisogno di una bonifica generale integrale, ambientale e sociale del territorio. Una bonifica che tenga conto della necessità di reddito dei contadini che dovranno coltivare prodotti no food e no water utili ad aspirare i veleni dalla terra e a restituire acqua ai pozzi che nel litorale ormai cacciano sempre più sali e metalli. Una bonifica che preveda il ripristino delle funzioni originarie dei regi lagni, il risanamento dei tanti corsi d’acqua avvelenati ed un grande intervento sul mare, che fermi le cave e realizzi i progetti di ricomposizione ambientale. Una bonifica generale che intervenga sugli equilibri urbanistici, eliminando, anche con provvedimenti d’urto, il degrado dell’abusivismo e favorisca il ripopolamento delle aree interne e la decongestione delle aree metropolitane, intervendo anche sul sistema dei trasporti pubblici. E soprattutto un grande investimento nella scuola e nel sistema della formazione: c’è bisogno, insomma, di una sorta di Piano Marshall: non solo soldi, ma un nuovo approccio, una nuova cultura del territorio, delle relazioni sociali, delle relazioni uomo-ambiente. Bisogna sottoporre a critica pratica il consumismo e la cultura da ipermercati, l’idea di uno sviluppo e di una crescita senza limiti ed inaugurare nuovi stili di vita compatibili con l’umanità e con la terra che ci ospita.
E’ questa l’altezza della sfida. E su questo dobbiamo costruire una grande vertenza territoriale della nostra Provincia, con la Regione ed il Governo affinché sia affrontato con la necessaria attenzione il reale dramma di questi territori.
Pubblicato in Ambiente, Attualità, Editoriali & Commenti, Politica | Contrassegnato da tag aree_metropolitane, campania, cdr, commissariamento, comuni, emergenza_rifiuti, immondizia, leucemie, napoli, raccolta_differenziata, rifiuti_tossici, tumori | No Comments Yet
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