Bisogna ritornare, con pazienza e determinazione, ad essere padroni del nostro futuro.
di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco
Ripensare al Mezzogiorno significa innanzi tutto riflettere a fondo, per capire quello che è avvenuto, per immaginare un futuro.
Dobbiamo avere il coraggio di affermare che il Sud, in questa fase, è ancora in ritardo di sviluppo ed il progresso appare lontano.
Dalle rilevazioni statistiche sull’attuale condizione delle Regioni Meridionali, esce fuori un quadro difficile che alimenta il sospetto che larga parte di quello che è stato tentato in oltre 50 anni di intervento straordinario per il mezzogiorno, abbia raggiunto pochi risultati. Per dimostrare la nostra tesi prenderemo in considerazione un territorio della provincia di Napoli che attraversa una particolare crisi: la località si chiama “Taverna del Re” e si trova nel territorio del Comune di Giugliano. Possiamo battezzarlo “Taverna dell’Immondizia”
Il toponimo ricorda una antica taverna che esisteva nella seconda metà del settecento, dove spesso si fermava con il suo seguito il re, Carlo III° di Borbone, che aveva l’abitudine di andare a caccia quasi ogni giorno nella zona dei “Mazzoni” una zona paludosa ricca di selvaggina rara.
Un territorio di caccia ideale per un appassionato come il Re.
Le paludi che circondavano Napoli, furono bonificate al tempo della grande carestia che colpì il Regno di Napoli tra il 1768 ed il 1770.
La bonifica permise di recuperare molte terre fertili alla produzione agricola, per combattere il rischio delle carestie.
L’intera area del Giuglianese fu interessata da questo grande fenomeno e la zona dove era la famosa Taverna del Re divenne parte di un territorio fertile dove si affermò la produzione di frutta di qualità, che ha identificato la zona fino agli anni novanta.
A 150 anni di distanza il territorio di “Taverna del Re” è sulle pagine di tutti i giornali perché gli abitanti della zona sono in lotta per far smettere l’accumulo di balle di immondizia non trattata che è stata ammassata in quella area.
Sono milioni di balle di immondizia, che emettono una insopportabile e malsana puzza, mentre con il passare del tempo e sotto l’azione degli agenti atmosferici, producono un percolato che inquina il terreno rendendolo inutilizzabile a qualsiasi uso futuro.
Ecco confermata la profezia di Pasolini, in questo caso la crescita economica non è sviluppo, ed il progresso appare un sogno lontano. Infatti, Pasolini affermava: “Credo nel progresso, non credo nello sviluppo!”
L’agricoltura doveva essere la ricchezza di quel territorio e la costruzione di un moderno mercato ortofrutticolo, sembrava avere dato un indirizzo allo sviluppo.
Ma la speculazione sui suoli fabbricabili voluta da una vecchia classe dirigente, insieme alla Camorra che, nell’area, era ed è particolarmente aggressiva, hanno determinato un attacco al territorio tanto violento quanto dissennato, tale da produrre nell’arco di un ventennio un consumo del territorio agricolo a favore dell’edilizia abitativa senza precedenti in Italia.
A nulla è servita, nel corso degli anni la localizzazione di importanti aziende sul territorio tra le quali la GIE e la Selenia, che come molte fabbriche allocate nel Sud, hanno avuto una vita stentata.
Il territorio di Taverna del Re è stato prima sconvolto dall’abusivismo edilizio e successivamente, gli splendidi frutteti sono stati sostituiti dal deposito di balle di spazzatura non trattata.
Abusivismo condonato e sanato, insieme all’affare rappresentato dallo smaltimento della spazzatura, ha determinato un dissesto economico e sociale tanto grave che occorreranno molti anni prima di poter ritornare a pianificare lo sviluppo.
Un territorio devastato dai rifiuti, dall’inurbazione violenta, senza nessuna cultura agricola, senza insediamenti produttivi, senza lavoro.
Un territorio in cui , per ricominciare, bisogna recuperare la speranza dello sviluppo.
Abbiamo utilizzato il territorio di Taverna del Re, perché è quello che in questo periodo dimostra un livello di crisi tale da assumere valore di esempio per l’intera Provincia di Napoli.
Nel Sud , i territori che vivono queste crisi sono veramente molti e dimostrano quanto siano state poco attente le politiche per lo sviluppo, che hanno spesso lasciato degrado.
Riflettere su quelli che sono stati gli interventi per consentire insediamenti produttivi nel Mezzogiorno. Perché il processo di “industrializzazione” del Sud è stato il percorso più complicato che un’area tanto vasta abbia mai dovuto subire; una difficoltà che non ha avuto rispetto del territorio e delle sue vocazioni, che ha lasciato il Mezzogiorno vuoto di importanti realtà produttive, ma pieno di capannoni dismessi e di aree industriali largamente inutilizzate
Un intero popolo di lavoratori ha dovuto subire la mortificazione della Cassa Integrazione ed alla fine la domanda di lavoro e della dignità che da esso deriva si è risolta nell’accusa di assistenzialismo che ci viene ancora rinfacciato.
L’errore dei meridionali è stato credere nelle scorciatoie, come se fosse possibile accorciare i tempi necessari a definire il radicamento dello sviluppo in un territorio.
Ma l’errore vero che abbiamo commesso tutti è stato quello di convivere con la camorra accanto, pensando di poterla sconfiggere con la crescita economica della società. E’ stato il contrario, è la camorra che definisce il nostro sviluppo, perché in uno sviluppo diseguale, disomogeneo e distorto, non vincono i cittadini, ma vince quella parte della società che crede nella prevaricazione e nell’esercizio del potere, per il proprio arricchimento.
Ripensare al Mezzogiorno impone quindi tre priorità:
1) Aumentare il tasso di democrazia attraverso una corretta informazione, un rinnovamento della politica e della classe dirigente.
2) Combattere la delinquenza organizzata e le sue propaggini nella società civile.
3) procedere ad una grande bonifica ambientale del territorio ed impedire che sia ancora di più saccheggiato e distrutto.
Non esistono più modelli a cui fare riferimento, né politici, ne ideologici, il nuovo millennio rappresenta per il Sud e per la Campania in particolare la fine di tante illusioni.
Parecchio si è consumato, bisogna di nuovo prendere atto delle condizioni attuali e ricominciare.
Si può ripartire tenendo conto della denuncia lucida di Roberto Saviano, che nel suo best seller: “Gomorra”, racconta il degrado rappresentato dagli affari della delinquenza organizzata e dal coinvolgimento di intere reti economiche e finanziarie che da questa deriva.
L’informazione spesso è difficile da raggiungere e non sempre i cittadini sono disposti ad accettarla, perché l’informazione ci mette di fronte a delle responsabilità che non vorremmo assumere.
Nessuno, al di fuori di noi può risolvere i nostri problemi, questo significa che siamo noi che dobbiamo scegliere il nostro futuro e la qualità del nostro sviluppo, dobbiamo elaborare un nostro modello e non dipendere da altre culture.
Occorre un poco di orgoglio ed un senso di appartenenza nuovo al nostro territorio, per cambiare rotta ed andare verso il progresso.
Nuova cultura del territorio, nuovo modello di sviluppo, nuova politica, lotta contro il degrado e la delinquenza organizzata.
Bisogna ritornare, con pazienza e determinazione, ad essere padroni del nostro futuro.



























































Tutto questo rende evidente che l’invasione piemontese nel 1860 per “fare l’unità d’Italia” fu tanto devastante che ancora oggi, dopo 148 anni, noi del Sud non riusciamo a progredire. Analizzando, infatti, tutte le politiche governative dal 1861 ad oggi risulta che tutte le risorse dello Stato sono state sempre impiegate a favorire soprattutto il Nord. A questo punto, dopo un secolo e mezzo, non ci sono dubbi: possiamo parlare di tutto, per ore e per giorni, ma l’unica alternativa per lo sviluppo e il progresso del Sud è quello di ritornare ad essere indipendenti, come lo siamo stati dal 1130 fino al 1860.