Il cd più venduto in Italia è la raccolta di successi di Gigi D’Alessio Mi faccio in quattro. Grazie al suo film più recente Sms, Vincenzo Salemme ha sbancato i botteghini incassando qualcosa come 5 milioni, più di parecchi kolossal Usa. Quanto alla classifica dei libri più venduti, è da tempo dominata da Gomorra di Roberto Saviano. Tre napoletani hanno conquistato il primato in settori cruciali della comunicazione. E ci sono riusciti traendo ispirazione dalle radici più vitali e profonde della nostra cultura.
D’Alessio proviene dalla canzone neomelodica che, a dispetto dei suoi detrattori, costituisce a tutti gli effetti la nuova musica partenopea, erede di quella classica, tant’è vero che il cantautore ha conquistato a suon di note e gorgheggi una rinomanza internazionale, come non accadeva dai tempi di ‘O sole mio e di Merola. Stesso discorso per Salemme, attore e regista che ha costruito la sua formidabile ascesa utilizzando a piene mani la grande tradizione napoletana che parte dalla commedia dell’arte e, attraverso Scarpetta, arriva fino a Peppino De Filippo, Totò, Nino Taranto. Egli costituisce la punta di eccellenza in una realtà teatrale in cui si muovono a decine i nuovi comici che occupano la programmazione della quasi totalità dei teatri cittadini. Anche Saviano si muove sulla falsariga dei grandi interpreti della tradizione letteraria locale. I camorristi che descrive, cattivi e crudelissimi, sembrano usciti dalle pagine di Mastriani, e agiscono come i più perversi infami delle sceneggiate. Tant’è vero che molti cronisti di nera fanno le pulci alle inesattezze contenute nel suo capolavoro e non si rendono conto che Gomorra è un romanzo oltre che un saggio, e che in narrativa non è il caso di pretendere un’eccessiva corrispondenza del racconto con la realtà.
Eppure, nello stesso momento, molti editorialisti di grande prestigio, come Cazzullo e Merlo, prendono posizione contro Napoli e la cultura che esprime. Ci accusano di familismo, scarso impegno civile, difetti che avrebbero corrotto i costumi, a loro dire adamantini, praticati nel Nord prima del nostro arrivo. E il successo dei nostri artisti di punta sembrerebbe confermarlo.
Però… mi sorge un dubbio. Il trionfo della cultura meridionale non è avvenuto a seguito di un’occupazione militare. Nessuno costringe i cittadini di Udine o Torino a tirar fuori i soldi per vedere i film di Salemme, acquistare i cd di D’Alessio o comprare il libro di Saviano. La rivincita dei terroni è avvenuta utilizzando lampi di genio e non di mortaio, colpi di scena narrativi, e non di Stato. È il risultato di una libera scelta del pubblico. Mi chiedo allora se per caso la way of life napoletana non costituisca la malattia ma l’antidoto alla situazione in cui viviamo.
Per difendersi dal fallimento delle ideologie, per far fronte alla difficile applicazione dell’etica cattolica alla vita quotidiana, per reagire allo spettacolo dei politici che si occupano dei destini della loro Casta più che di quelli dei cittadini, una difesa efficace potrebbe essere proprio quella suggerita dai nostri più talentuosi concittadini.
Quella di rifugiarsi nell’individualismo come accade ai protagonisti dell’ultimo film di Vincenzo Salemme, oppure nel familismo esasperato come fanno, sia pure in negativo, gli eroi di Roberto Saviano, oppure nel romanticismo evocato dalle canzoni di Gigi D’Alessio.
Nei loro scritti Cazzullo, Merlo e Bocca sembrano rimpiangere il recente passato (quello sì davvero imbarazzante) della Prima e Seconda Repubblica. Verrebbe quasi da pensare che l’espressività napoletana, in quanto in sintonia coi tempi, possegga tutti i canoni per essere giudicata progressista mentre quella nostalgica, piagnucolosa dei suoi detrattori potrebbe essere ritenuta, con provocatoria, meridionale malizia, di stampo reazionario. Certo, un simile ragionamento a qualcuno potrà sembrare paradossale. E se non lo fosse?
Michele Serio da il Corriere del Mezzogiorno


























































Mai letto così tante stupidaggini in un colpo solo. Complimenti! Esaltare la commedia di Salemme, le doti canore di D’Alessio o il romanzo scritto da Saviano mi fa rabbrividire. Se è questa la cultura che il sud può esprimere, siam messi proprio male (parlo da terrone)!
Alcune delle critiche di Cazzullo&Co sono reali.
Michele Serio faccia un giro per Napoli, la Campania, il Mezzogiorno d’Italia in generale, per rendersi conto di dove si trova la vera cultura e dove sta di casa il reale degrado.
Saluti.
Angelo bah…che c’entra Salemme D’Alessio con Saviano? Il New York Times ha definito Gomorra il più importante libro italiano….
finalmente un articolo che mette in luce anche le cose positive della nostra cultura!. e se questi 3 vanno cosi bene anche al nord, vuol dire che la nostra cultura vale qualcosa..