LEI
Di Marianna De Rosa
Sono le 12:50 del 24 aprile 2008, da qui e da questa data è partita un’esperienza a dir poco emozionante. Quasi indescrivibile!!
Mi trovo sul treno, il treno che da Modena mi porterà verso Roma, tra le mani “GOMORRA”, lo guardo, lo rigiro, lo sfoglio velocemente, è come se lo riprendessi in mano per la prima volta…
In realtà dopo pochi secondi mi rendo conto che lo conosco quasi a memoria…
Nella mia cabina una famiglia con una bambina, che mi distrae, mi distoglie dai miei pensieri…
Guardo fuori sembra tutto tranquillo, il paesaggio inizia a cambiare, si intravedono i colli bolognesi e tutto ad un tratto iniziano le gallerie che mi fanno capire che stiamo attraversando l’Appennino tosco-emiliano.
Inizio a ricevere molte chiamate, dalle mie amiche che mi chiedono, scherzando, i miei impegni per la serata.
I MIEI IMPEGNI PER LA SERATA!! Rispondo in modo molto tranquillo, purtroppo per la tensione che sento addosso e per il fatto di trovarmi in treno con altre persone non riesco a rispondere in modo altrettanto simpatico.
“Dovrò essere negli studi RAI alle 19.30 perché la trasmissione inizierà alle 21.00, dovremmo concordare le domande con Beatrice Borromeo, la puntata verrà trasmessa dagli studi di Via Teulada!”.
Questa è sistematicamente la mia distaccata e fredda risposta …
Dopo quattro volte che ripeto la stessa identica frase anche i miei “compagni” di viaggio mi chiedono qualcosa, ma più il treno viaggia e più dentro di me sale l’agitazione che non riesce a farmi spiccicare parola.
Dopo tutte le spiegazioni, riguardo il libro e penso.
Immagino come andrà la serata.
Mi sforzo tanto, tantissimo, ma non riesco, non riesco a pensare a come andrà.
Riesco a leggere un capitolo, quello su Don Peppino Diana, anche se è stato molto difficile…
” TRA POCHI MINUTI IL TRENO SI FERMERA’ ALLA STAZIONE ROMA TERMINI”
Sono arrivata a Roma…un viaggio interminabile, sembrava durato giorni.
Il treno, Intercity Plus 591 è stranamente in orario, 17.03!
Chiamo immediatamente Paolo, per sapere lui che fine ha fatto, mi indica l’uscita e mi dice che lui si trova già in viaggio in macchina per andare verso l’albergo.
Io chiamo il mio autista, lo vedo, molto gentilmente mi viene incontro, mi prende il bagaglio e mi invita a salire in macchina (un Mercedes con vetri o
scurati e lo stemmino con la scritta N.C.C.), a dirla tutta per un nano-secondo mi sono sentita una V.I.P…..ma poi torna immediatamente la realtà, cioè che ero a 2 ore dall’inizio della diretta…
L’autista mi avverte che dobbiamo aspettare un altro ospite, arriva, ci presentiamo, è una professoressa napoletana, che ha insegnato per qualche anno in una scuola del Rione Sanità.
Ci dirigiamo verso l’albergo, la professoressa parla tanto della sua esperienza anche passata, a me entrano in testa 3 parole su 5, non assolutamente per disinteresse ma perché l’ansia sale molto.
Una volta arrivata in albergo salgo per entrare in camera a prepararmi, saranno state le 18.00, esco dall’ascensore e incontro dopo qualche mese Paolo, ci salutiamo, ci scambiamo ancora increduli impressioni su quello che accadrà da lì a poche ore.
Mi accorgo che è tardi, devo prepararmi, sono le 18.45…
Corro in camera, la nr. 305, lo ricordo ancora, non ho tempo di contemplarla, faccio una doccia veloce, mi preparo e scendo nella hall dell’albergo.
Incontro Giuseppe Pagano un ragazzo di San Cipriano D’Aversa che ha fondato una cooperativa sociale, la N.C.O.
Che buffa sigla, così, sinceramente, inquieta terrore…
MA NOOO!!! Non è la NUOVA CAMORRA ORGANIZZATA, è la NUOVA CUCINA ORGANIZZATA!!!
Ascolto il suo racconto è bello, fresco, pulito, come pochi ce ne sono a San Cipriano D’Aversa .
Arriva per ultima la professoressa che ci “impone” di alzarci ed andare, sono le 19.30!
Caspita ! le 19.30!!
Ci avviamo verso gli studi, pioviggina, mamma sono agitatissima. Entriamo, ci danno i pass.
Siamo entrati in RAI!
Ci accoglie Chiara, una ragazza semplice, bella e gentile, ci fa firmare una liberatoria e poi ci accompagna in una saletta dove ci sono già gli altri ospiti, entriamo e ci presentiamo, a primo occhio non riconosco nessuno, poi la professoressa chiede a tutti di presentarci.
C’è Sergio Nazaro, il giornalista che ha scritto il libro “Io per fortuna ho la Camorra”, poi c’è Pasquale Scherillo, fratello di Dario, ucciso per sbaglio dalla Camorra e poi ancora c’è Lucariello, cantante degli Almamegretta che ha scritto un pezzo dedicato a Roberto Saviano che prende il titolo di “Cappotto di Legno”.
In questa saletta c’è un andirivieni sconfusionato, entra Betta, poi Celestina, due ragazze simpaticissime che si presentano a noi e scherzano con noi e ci mettono un po’ a nostro agio, forse avvertono un po’ di trepidazione.
Ecco all’improvviso entra Beatrice…
Bella, alta, magrissima, e anche semplicissima, molto gentile, si presenta e parla un po’ con tutti, arriva anche da me e mi dice che non sa ancora se avrà spazio per noi.
Improvvisamente ci chiamano, dobbiamo entrare, mamma mia…io non capisco più nulla…
Entriamo, siamo dietro le quinte, c’è molto viavai di cameraman, e microfonisti, le ragazze della redazione che ci indicano i posti.
Poi sentiamo i nostri nomi, ci stanno chiamando per essere microforati.
Marianna De Rosa e Paolo Esposito!
Eccoci…una volta microforati entriamo nel minuscolo studio, da casa sembra enorme, invece è piccolissimo.
Ci sediamo, siamo immobili, lo studio piano piano si riempie, il primo “big” che osserviamo è Sandro Ruotolo, uguale…ci alziamo e decidiamo di salutarlo, così come quando entra Marco Travaglio che ci chiede chi siamo e da dove veniamo, a me dice che il giorno prima è stata a Carpi (MO), ma eccolo…
Si lo vedo, accompagnato da due signori, ROBERTO! ROBERTO SAVIANO.
Parla con Ruotolo, ma noi ci avviciniamo, ci presentiamo, ma lui sa già chi siamo, ci chiede se siamo quei ragazzi dell’Emilia Romagna, è un’emozione fortissima, questo momento lo aspettavo da tanto tempo, quando iniziai a leggere “Gomorra” è stato il mio pensiero che mi ballava nella mente.
CONOSCERLO, STRINGERGLI LA MANO ….
Due minuti prima della diretta entra anche Santoro.
Un paio di aggettivi per lui: AUTOREVOLE, E INFLESSIBILE direi..
3……2….1……DRIIIIIINNNN
Il suono immancabile che segna l’inizio è volato…parte la puntata, il faccia a faccia di Santoro con Travaglio e poi arrivano i bellissimi reportage di Sandro Ruotolo, le testimonianze con Beatrice di Lucariello, Sergio Nazzaro, Scherillo e infine la professoressa. Purtroppo noi rimaniamo fuori dalla scaletta che poi alla fine non c’era.
Una diretta bellissima, una puntata unica, mai vista una cosa così.
La puntata si chiude con le simpaticissime vignette di Vauro, che ci fanno terminare anche l’agitazione.
Santoro saluta il pubblico a casa e in studio, si spengono le luci…E’ FINITA
Ci alziamo, veniamo raggiunti dai microfonisti che ci tolgono i microfoni, corriamo incontro a Roberto, voglio salutarlo di nuovo e fargli i miei complimenti. E’ stata sicuramente per lui una serata molto particolare.
Gli faccio di nuovo i complimenti, per lui, per quello che ha scritto , e come lo ha scritto, per i suoi modi, per la sua vita.
Come ultima cosa gli chiedo se ci legge (caffenews), lui mi risponde, guardandomi in faccia, senza neanche pensarci un secondo, DI SI!
E che quando alcune volte si dimentica, c’è Spartaco che glielo ricorda.
Quando ho sentito queste ultime sue frasi, ero quasi incredula.
E’ stata un’emozione veramente fortissima, indimenticabile ma spero non unica.
Rimangono tanti ricordi e alcune foto che terrò sempre con affetto.
L’unico rammarico è stato quello di non essere riuscita a farmi autografare il libro da Roberto.
Peccato! Ma, spero proprio che ci possa essere un’altra occasione.
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LUI
Di Paolo Esposito
Giovedì 24 Aprile, ore 14.46 – E’ dalla stazione di Aversa che inizia la mia avventura. Zaino in spalla, giusto il minimo indispensabile, in perfetto stile scout, e di corsa sul binario due. Mi guardo intorno, osservo le facce dei presenti, sono alla ricerca di un ragazzo di San Cipriano d’Aversa, come me, invitato ad Anno Zero. Non ci conosciamo di persona, dalla redazione sono riuscito a sapere solo il suo nome, impossibile capire chi possa essere. Da Napoli sopraggiunge il mio treno, è già ansimante, ma stranamente puntuale. Prendo posto in carrozza e, dando un’occhiata in giro, cerco di dimenticare il motivo per cui sono lì, devo assolutamente scaricare la tensione. Come è strana la vita, le cose belle ti accadono quando meno te lo aspetti. Fino al giorno prima non avrei mai pensato di ricevere una telefonata dalla Rai e di dovermi trovare il giorno seguente in uno studio televisivo. Il treno riprende il suo tragitto, a tenermi compagnia la voce assordante di una bimba che ripete continuamente “ciao treno”, poco distante da me un signore che non farà altro che russare per tutto il viaggio. Anche gli altri passeggeri ne approfittano per riposare, ma io proprio non ci riesco. Mi perdo tra i paesaggi che scorrono vorticosamente dal finestrino del treno, di tanto in tanto passa in corridoio il solito venditore ambulante con le sue “bevante fresche”, sì, “bevante”, è convinto si dica così. Subito dietro di lui un altro ambulante che riesce a vendere ad una signora nel mio scompartimento un paio di calzini. E tra uno sguardo all’orario ed uno al finestrino il tempo passa in fretta, siamo alle porte di Roma. E’ proprio ora di chiamare Marianna per vedere a che punto di cottura sta il suo treno. La chiamo, dalla voce sembra più agitata di me, ma cerca di fingersi tranquilla. E’ ad Orte, lì piove a dirotto, a Roma il sole batte forte. Il suo treno arriverà dopo il mio e per forza di cose dovrà raggiungermi più tardi in albergo con un altro autista della Rai. La telefonata si interrompe improvvisamente, la linea va a farsi benedire. Il mio treno intanto entra a Roma Termini, la mia storia inizia qui e si rivela subito, a tratti, comica. Si sveglia il signore del mio scompartimento che aveva solo russato fino a Roma, si guarda intorno e ci saluta tutti ringraziandoci per la compagnia. Compagnia?!? Almeno ci avesse reso partecipi del suo sogno! Mentre si allontana da noi con le sue valigie, io e gli altri passeggeri iniziamo a sghignazzarcela. Che personaggi si incontrano in treno! Saluto in fretta anche io l’allegra brigata e via giù dal treno verso Via Marsala. A zig zag tra la folla della stazione e le auto di una Roma trafficata più che mai incontro il mio autista, manca all’appello l’altro ragazzo che, come me, viene da Aversa. Sarà dei nostri di lì a poco, è con la moglie. Giusto il tempo di scambiare qualche parola e, com’è tipico di noi meridionali, come si dice, “usciamo quasi a parenti”. D’altronde veniamo dalla stessa terra, lui conosce gran parte della mia famiglia, addirittura si ricorda di mio nonno che ci ha lasciato alcuni anni fa. Marco, il nostro simpatico autista, in men che non si dica ci porta in quel di Saxa Rubra, osservo l’ingresso degli studi, le grosse antenne della Rai sui palazzi, siamo nel centro di produzione televisiva più grande della televisione pubblica italiana. Poco distante dagli studi il nostro hotel, Marianna mi raggiunge di lì a poco in compagnia di un’altra ospite di Anno Zero che aveva conosciuto durante il tragitto in auto col
suo autista. Non vedevo Marianna da Natale ed è sempre bello rivedersi, un po’ meno doversi lasciare. In fondo io e lei, come mi disse una volta, siamo come il Nord e il Sud, all’apparenza diversi, ma praticamente identici. Tra una battuta e l’altra cerchiamo di scaricare la tensione e ci ritroviamo alle 19.30 nella hall dell’albergo. Lì ritroviamo anche gli altri ospiti della puntata e con loro varchiamo la soglia degli studi di Via Teulada. Ci mettiamo un po’ a far capire alle guardie che io e Marianna non siamo del gruppo dei figuranti di Anno Zero, ma degli ospiti del programma. Facciamo visionare i nostri documenti e ci dirigiamo verso gli studi televisivi. Nel frattempo una telefonata di un amico cerca di incoraggiarci, ma da subito veniamo catapultati in un ambiente davvero familiare. Ci vengono incontro man mano tutti i giornalisti del programma, Chiara Caramente ci fa firmare la liberatoria per il rilascio dei diritti d’immagine e in una stanza nei pressi dello studio di Anno Zero incontriamo poi tutti gli altri ospiti con cui diamo il via alle presentazioni. Poco dopo ci viene incontro la simpaticissima Celestina Pistillo, è lei l’artefice della nostra presenza lì, ha una carica esplosiva e scherza con tutti. Passa nella stanza la giornalista Betta Bertozzi, il buon baffo di Sandro Ruotolo, che di lì a poco conoscerò di persona, e poi, udite udite, la bella Beatrice Borromeo, per noi ormai “la Bea”. Beatrice si avvicina a me e a Marianna e ci accordiamo per la diretta, ci microfoneranno, ma, mai come questa volta, la trasmissione sarà interamente improvvisata, fino alla fine non sapremo se ci sarà tempo per poterci fare intervenire o meno. Da buon marpioncello scherzo con la Bea, ho saputo che ha memorizzato sul suo telefonino il mio numero e le chiedo, scherzandoci su, come mai non ho il suo. Mancano dieci minuti alla diretta, ci fanno lasciare le nostre cose in una stanza della redazione e ci accompagnano in studio. L’impatto è unico e indescrivibile, c’è una fabbrica dietro un programma del genere di cui neanche avete idea. Due microfonisti ci aiutano ad indossare i nostri microfoni e ci fanno accomodare sui posti che ci sono stati assegnati. Intanto, intorno tutto si muove forsennatamente, i cameraman fanno le loro prove, altri provvedono alle luci, altri ancora truccano velocemente qualche ospite. Davanti a noi si siede Marco Travaglio, scambiamo qualche parola con lui, Marianna è visibilmente emozionata, mi fa capire che l’occhietto verde di Travaglio merita. Mah, se lo dice lei non posso che fidarmi! Arrivano in studio anche Franco Roberti e Roberto Saviano con la sua scorta, è tesissimo, trema. Marianna ed io istintivamente, senza pensarci molto, ci avviciniamo a lui. Si ricorda di noi, ci saluta affettuosamente, oddio, inizialmente crede che l’emiliano sia io, ma poi ci pensa su e riassegna a noi due le rispettive regioni. In studio mi sento davvero a casa, scambio qualche parola con Sandro Ruotolo ed incontro due amici giornalisti di Aversa che sono tra il pubblico. Manca un solo minuto alla diretta ed entra in studio lui, Michele Santoro, con una tranquillità unica, come se dovesse andare a fare la spesa. Saluta tutti, mentre inizia il conto alla rovescia. In alto lo schermo di Raidue, c’è ancora una pubblicità, poi si calano le luci e suona la campanella del programma. In mezzo allo studio Santoro e Travaglio nel loro solito faccia a faccia di inizio trasmissione, intorno a noi sui maxischermi dello studio campeggia la scritta “Ritorno a Gomorra”. La puntata è tutt’altro che una passeggiata, sento gli occhi di tutti i miei concittadini dell’agro aversano puntati su Raidue, oltre che naturalmente degli amici miei e di Marianna. Tra una battuta e l’altra ha inizio il dibattito, ma in studio è come se il tempo tenda a dilatarsi. Santoro guarda sempre nella nostra direzione mentre parla, sotto di noi Travaglio, accanto a lui Ruotolo, le sue spalle principali. Intanto io e Marianna, durante la messa in onda del reportage e gli stacchi pubblicitari, scambiamo qualche parola di conforto. A darci coraggio più di tutto è però il clima familiare della trasmissione negli spazi di pausa. A Santoro, campano anche lui, scappa qualche parola in napoletano, Ruotolo fa qualche battuta con Travaglio. Il più teso di tutti è solo Roberto, sento su di lui il peso di qualcosa molto più grande che mai si sarebbe
aspettato. La trasmissione è a buon punto, ne approfitto di uno stacco pubblicitario per chiedere a Beatrice se ci intervisterà o meno. Dipende dai tempi del programma, ci potranno chiamare da un momento all’altro, ma fino a quando non lo faranno non ne avremo mai la certezza. Siamo verso la fine, Santoro parla dei giovani, io e Marianna ci guardiamo istintivamente negli occhi, forse ci chiama. Falso allarme, sospiro di sollievo da una parte, ma dall’altra una forte voglia di voler dare voce ai giovani di Casal di Principe, di dare spazio anche alla gente onesta di questa terra martoriata, perché è da loro che bisogna partire. Sta per prendere la parola Vauro quando le telecamere ci fanno un primo piano, prima a Marianna, poi a me. Lo verrò a sapere di lì a poco, non ce ne accorgiamo, o meglio Marianna si rende conto solo mentre riprendono me. Le nostre facce sono visibilmente provate da una trasmissione dura, cruda, che mette in luce cose per noi risapute, ma che, oltre che con Gomorra, non erano mai approdate in Rai, su scala nazionale. La trasmissione finisce, nella concitazione del momento non ci viene data la possibilità di prendere i libri che Marianna vuole farsi autografare da Saviano. Riusciamo a parlare ancora un po’ con lui: “Vi leggo spesso – ci dice – e quando me ne dimentico c’è l’amico Spartaco Capozzi che me lo ricorda”. Lo salutiamo calorosamente prima che la scorta lo porti via. Ci portiamo all’esterno dello studio, recuperiamo le nostre cose e scattiamo in fretta e furia alcune foto, con Santoro, Travaglio e Beatrice che ci “minaccia” di riportarci in trasmissione. Scherzo con Vauro, salutiamo il giornalista Luca Bertazzoni e torniamo in albergo con uno degli ospiti della trasmissione. Accendo il telefonino, telefonate ed sms si susseguono come non mai. “Spiccavi solo tu con quel maglioncino blu”, mi dicono tutti. E il bello è che non l’ho fatto neanche apposta…



























































Grande collega…. 6 il nostro idolo!!!!
io mio più grande in bocca al lupo!!!!!!
Mi dispiace solo non aver potuto veder quel giorno il programma..
Bhe che dire, e stata una bella esperienzza immagino..
mh..come ultima cosa….paolo..l’ultima foto…non so se era tardi e avevi sonno, un qualcosa ti sia entrato nell’occhio, o hai provato a fare l’occhiolino a qualche bella raga dietro il fotografo XD..
vabe, bravissimi cmq ^^
Cosa dire ragazzi….Siete unici.
Paolo e’ gia’ una mia conoscenza e per questo mi sono meravigliato poco della sua bravura. Marianna a te invece faccio i miei complimenti per la prima volta…sono sicuro che non sara’ l’ultima.
Purtroppo, poiche’ avevo una delle mie serate, quella sera non ho visto il programma. Ma voi due mi avete dato di piu’. Mi avete fatto vivere le vostre emozioni in un modo cosi’ delicatoe piacevole che mi son trovato alla fine dei vostri articoli a pensare…..nooo gia’ e’ finito.
In bocca al lupo ad entrambi, anche se so che il lupo, voi due, ve lo sbranate
con affetto ed ammirazione
Francesco
Salve Paolo,
mi complimento con te,perchè noto che con eleganza ti discosti dalla “massa” e questo penso che vada ad attirare le invidie di molti.
E anche se tu hai detto di essere un comune mortale,non lo nego ma riconosco che hai delle paricolarità e spero che tu possa essere la “spina”che mette in moto le generazioni presenti e future verso un magnifico orizzonte culturale.
Voglio fare i miei complimenti,a Polo e Marianna che da poco ho avuto l’occasione di conoscere.State facendo un’ottimo lavoro su questo blog,spero che la vostra partecipazione ad Annozero sia solo un preludio di un vostro futuro successo.Con affetto porgo
i miei piu’ siceri auguri a Paolo,alieno di Trentola,e futuro brillante giornalista.
Cari Marianna e Paolo, vi faccio i miei migliori complimenti per il vostro debutto televisivo. Sono uno dei tanti fratelli di Spartaco Capozzi, il quale, come a Roberto, anche a me ricorda spesso di leggere caffè news. Purtroppo mi trovo in Inghilterra e non ho potuto seguire anno zero. I vostri racconti hanno ravvivato in me tutte quelle sensazioni che un italiano, campano, al 50% di Caserta e al 30% e al 20% di Napoli e provincia rispettivamente, prova nel sentir parlare dei problemi della sua terra. Il tutto amplificato dalla distanza che, al contrario di quanto si pensi, non ti allontana dai problemi ma anzi, ti fa sentire anche colpevole per non essere lì a condividerli ed a combatterli con le persone che ne subiscono ogni giorno le conseguenze, in particolar modo quelle a cui sei maggiormente legato. Posso dire però che quando leggo di persone come voi, come Roberto, come mio fratello Spartaco e tante altre, non posso fare a meno di provare nostalgia per la mia terra e per la mia gente. Nonostante tutto, nonstante il tempo sia prematuro, ho voglia di tornare a casa. E questa spero sia una voglia che non si logori col passare del tempo. Mi affido a voi. Ciao!
Diego.
P.S. Colgo l’occasione per salutare Spartaco e visto che, da quanto ho letto, Roberto legge caffè news, ne approfitto per salutare anche lui. Purtroppo è tanto che non ci sentiamo Roberto, ciò nonostante, non manco dal vivere con te, in disparte, la tua lotta: la lotta di tutti. Ciao!
Grazie a tutti per i commenti, anche da parte di Marianna!
E’ un piacere conoscere anche te, tuo fratello Spartaco ci ha insegnato cos’è l’Amore e cos’è la Rabbia, con lui “abbiamo imparato a ballare”…
A Luciano – Le belle ragazze non stavano dietro al fotografo, ma davanti
A Elena – Grazie mille per le belle parole, le condivido volentieri con Marianna e quanti si trovino a passare di qui, sono troppo forti per me!
A Diego – Certo che i Capozzi stanno dominando il Mondo, eh?
Grazie Paolo, e complimenti perchè leggendoti ci fai sentire l’emozione di essere stati lì con te!!
un abbraccio da tutti gli amici del http://www.domizia.it” rel=”nofollow”>forum di domizia.it
ciao ad entrambi,fate un buon lavoro,quelle terre tanto belle e tanto martoriate,stanno producendo delle eccelenti messe,col tempo il vostro impegno darà i suoi frutti,ma forse già li sta dando.Dal mio punto di vista,lontano da voi,credo che i tempi della rinascita del Sud Italia(nonostante tutto)sia già iniziata.Sono nato tanti anni fà a Gomorra e li sono vissuto per molti anni,cercai di impegnarmi a fondo per il riscatto di quelle terre,qualche seme lo lasciai,Chissà?Se tornassi indietro non andrei via.Saviano lo avevo scoperto appena fu pubblicato Gomorra,fui fortemente impressionato dalla sua capacità di scrittore,consigliai il libro a molte persone,molto prima del successo,e tutte furono entusiaste del libro,un amico per Natale 06 ne regalò una cinquantina.Da oltre un anno leggo il vostro Blog,quotidianamente, è un modo per sentirmi partecipe.Grazie di cuore Michele
Grande Paolo e anche Marianna. Davvero dei racconti avvincenti, che mi hanno fatto rivivere il vostro viaggio in prima persona.
Mi dispiace non averti potuto veder in diretta quella sera, ma ho avuto altro da fare…l’unico rammarico sopratutto per te è di non essere riuscito ad avere il numero della Borromeo, ci sarà modo.
Ciao Vip
Un messaggio banale a tutti i giovani di Casal Di Principe: lasciate perdere!!! Si vive una volta sola!!! Pensate a quante cose e persone si potrebbero conoscere visitando il resto del mondo, il quale, mondo, e` come un oceano per voi che vivete chiusi in una goccia di acqua inquinata. Eroi? Ma ne vale poi la pena? Volete vivere confortati dal pensiero che non avete mollato? Fatti vostri e non dovrei giudicarvi. Perdonatemi. Forse anche Eduardo sbaglio` suggerendo di andare via da un Paese (paese?) dove non crescera` mai un arbusto sano, un fiore profumato che non richiami la puzza amara della polvere da sparo. Scusatemi, non dovrei asserire delle cose….
Elio Coppola (Canada) che ha conosciuto tre quarti del mondo accessibile, e che ogni anno ritorna in Italia per assaporare quel poco che e` rimasto dei sapori di casa SUA.
Grazie ancora a tutti per i numerosi commenti, arrivati anche via e-mail!
A Michele – Siamo noi a ringraziare te per averci trovato, Caffè News ha bisogno del punto di vista di persone come te che hanno lasciato questa terra. Continua a farti sentire e, quando vuoi, invia i tuoi contributi al Blog a caffenews@libero.it
Ringrazio tutti per gli apprezzamenti e invio il mio abbraccio a tutti, e in particolare a Paolo e Marianna. Ammetto che però le parole di Elio mi hanno fatto arrabbiare. Io non vivo più nella mia terra, ma non mi sognerei mai di incitare gli altri ad andare via con frasi come: “ne vale proprio la pena?” Conoscere il mondo non significa mai scappare dal mondo. E la nostra terra è il nostro mondo, anche se spesso è un mondo che subiamo!
Da Bologna,
Spartaco Capozzi.
un abbraccio fortissimo a tutti coloro che ci seguono e ci hanno seguito sia in tv che tramite i nostri diari di viaggio….
a Luigi, Luciano, Francesco, Elena, Alfonso, Diego, “Uragano”, Michele, Mario ,Elio e Spartaco….ma anche a tutti gli altri…..
un abbraccio veramente di cuore….
Anche io non vivo a Casapesenna,paesino in cui sono nati e cresciuti i miei genitori, però il mio quasi insiegabile attaccamento a questa terra è fortissimo, e se ho deciso di scrivere e di dare anche in minima parte il mio contributo è perchè credo sia una cosa indispnsabile…..
tutti noi dovremmo fare qualcosa per aiutare questa terra che sta per andarsene…..e non voltare le spalle e fuggire……scappare non serve a tanto…
mio padre ha cercato un futuro migliore per se e la sua famiglia e per questo lo ringrazio….
però anche solo il fatto di essere stata in trasmissione quella sera dimostra IO DA CHE PARTE STO…..
un abbraccio fortissimo a Roberto Saviano…e a te Spartaco…sei un grande….
Marianna Francesca De Rosa
Mi associo a Spartaco e Marianna nel provare disappunto nei confronti delle parole di Elio. Anzi io devo dire che le considero davvero superficiali e completamente sprovviste di interesse verso la comunità. Anche io vivo all’estero ma probabilmente in una maniera del tutto diversa da lui. Il mio obiettivo è imparare tutto ciò che può essere utile al mio paese, alla mia terra ed, in particolare nel mio caso, alla ricerca, per poi riportarlo in Italia e metterlo al servizio di tutti. Ritengo troppo facile andarsene, cercare una situazione migliore ed, una volta trovata, incitare gli altri ad abbandonare quella che risulta ostica perché “non ne vale la pena”. Ma per chi non ne vale la pena?
Questa modalità d’essere deriva dall’abituarsi ad un sistema che funziona, e forse Elio si trova in questa situazione. Così facendo si assume un atteggiamento da nomadi e sfruttatori (non mi riferisco ad Elio in particolare, ma parlo in generale), cioè si sfrutta una terra fertile od una società ben organizzata, finché esse possono offrire qualcosa di conveniente, senza curarsi di conservarle e preservarle ed, in caso di necessità, curarle per riportarle allo stato di salute originario. Inoltre, volendo essere realisti, quella di Elio sarebbe una soluzione plausibile se tutti potessero abbandonare il “pezzo di terra oramai sterile”. La realtà è differente, la maggioranza delle persone non ha il danaro né l’arma della cultura né forse la forza per andare via. Sarebbe come dire agli abitanti dell’Africa centrale che stanno morendo per la fame, che basta andare via di là, perché non ne vale la pena di trovare una soluzione che permetta a tutti di mangiare. Penso sia così ovvio che ciò non sia verosimile e che semplicemente non costituirebbe la soluzione al problema. Senza contare la sfera sentimentale e ciò che la propria terra può rappresentare per ciascuno di noi. Basti pensare, come esempio (forse estremo), ad un contadino che ha vissuto tutta la sua vita coltivando il proprio pezzo di terra, passato di generazione in generazione da padre a figlio, situazione che non credo sia così rara nelle campagne della nostra regione. Cosa rappresenta per questa persona quell’unico pezzo di terra?
Infine, chiedendo venia per il mio essere forse prolisso, credo fortemente che le parole di Eduardo a cui Elio si riferisce, siano delle parole provocatorie di un Eduardo che acquistò il semidistrutto Teatro San Ferdinando di Napoli e che lottò per la creazione a Napoli di un teatro stabile, azioni che non sono affatto proprie di una persona che incita all’andare via.
Diego Capozzi (Inghilterra), che viaggia per il mondo per lavoro e che appena può torna in Italia sperando che qualcosa sia cambiato e di trovare la propria famiglia a vivere una vita più felice e sana.
P.S. Durante i miei viaggi mi sono ritrovato a Bonn, dove ho rincontrato l’immondizia campana, la mia compagna di giochi ed avventure. L’ho salutata ed ho capito che anche l’immondizia sta emigrando via dalla Campania, non solo le persone brave ed intelligenti in cerca di una vita migliore!
Forse una soluzione più plausibile sarebbe mandare via l’”immondizia umana” residente in Campania.
P.P.S Ci tengo a precisare che l’immagine dell’immondizia che emigra non si riferisce ad Elio, giusto per essere sicuro di non essere travisato attraverso interpretazioni errate.
Diego Capozzi, ma perche` ti sbatti tanto!!! E poi non di sembra grossolano gettare la pietrina e poi nascondere la manina con il tuo P.P.S.!!!
Suggeriscici invece una maniera fattibile per mandare via la reale “immondizia umana e non solo” di cui parli, !!!
Se veramente ti riferisci ai clan casalesi, ai mafioncelli , ai nomadi e sfruttatori (parole tue) e non a chi ha scelto come me di conoscere il mondo vivendoci dentro, sforzandosi di “allargare la propria vita” piuttosto che allungarla, conoscendo culture differenti, valori ormai in via di estinzione in Italia, dignita` e orgoglio di appartenenza (come ad esempio a Cuba dove la gente vive in poverta` ma a testa alta o a Barbados dove esiste ancora gente che non sa cosa voglia dire fare del male al prossimo),se appunto e` a cio` che ti riferisci, proponi anche un sistema per “fare pulizia” in Campania, senza riempirti la bocca di parole nobili ma vuote . Sottolineo conoscere il resto del mondo e non visitare di passaggio, per motivi di lavoro, come forse e` il caso tuo. Certo, soffriamo dentro, chi piu` chi meno, per la fame in Africa e altrove, per le bimbe-prostitute, e per tutte le cose brutte che i media ci mettono sotto gli occhi. E tutti, almeno qui in Canada, chi piu`, chi meno cerca di aiutare raccogliendo fondi tramite agenzie serie e oneste, con un sistema che accoglie gli stranieri ma non concede loro di approfittarne.
Io sono un settantenne (nato il 28-1-1938) che si e` fatto un mazzo di questa misura per crearsi una vita migliore, per i miei figli e per i figli dei miei figli, ecc. Amo l’ Italia. Certamente! Aiuto i bisognosi? Certamente! Difendo i deboli? Certamente! Perche` me lo posso permettere.
E che nessuno si permetta di dire che sono stato fortunato!!!
I Don Chisciotte (a chi mi riferisco?)oggi vanno a 10 euro il mazzo, come i carciofi in piena stagione ma di qualita` scadente, con i prezzi di oggi!!!
Scusami, non potevo farne a meno e non me ne volere!!!
Elio
E’ doveroso nella discussione che si è aperta, oltre ai vostri che siete andati via, anche il commento di chi, come me, qui ci vive ancora. Il mio punto di vista, forse perché mi trovo in una visuale diciamo “privilegiata” rispetto a voi, è a metà strada tra le parole provocatorie di Elio dal Canada e quelle di voi altri, significativo a tal proposito il commento di Diego. Vivere in un territorio, come il mio, difficile e pieno di contraddizioni, è la più grande scuola di vita per chi vuole “sopravvivere”, aprendo gli occhi e guardandosi intorno, e non vivere assuefacendosi alla realtà. Ne è esempio l’esperienza di Giuseppe Pagano che, come noi, avrebbe dovuto parlare ad Anno Zero: la sua sfida è provocatoria già nel nome, NCO (Nuova Cucina Organizzata), lui è uno di quelli che ha deciso di “sopravvivere” la sua terra e di restare e per questo è da ammirare. Eroe (come ha scritto Elio)? Non credo sia quello il suo intento, ma è il forte amore per la nostra zona che l’ha spinto in questa sfida. Ecco, io al contrario di Peppe Pagano, non so fino a che punto valga la pena di sfidare le contraddizioni che ci circondano decidendo di continuare a vivere qui. E’ vero, come ha ben scritto Marianna, che tutti noi dovremmo far qualcosa per aiutare questa terra, ma chi di voi giovani farebbe nascere un proprio figlio in un lembo di terra in cui non vi è famiglia che non abbia perso almeno un congiunto per un tumore? Chi di voi farebbe crescere un proprio figlio in una provincia perennemente sommersa dai rifiuti, anche se in TV non ne parlano? Potrei continuare con altri interrogativi, ma mi fermo qui! Ciò che vorrei farvi capire è che la parola “Legalità”, cos’è il Bene e cos’è il Male, cos’è l’Amore e cos’è la Rabbia (per dirla alla Spartaco), sono cose che si possono insegnare, ma garantire a chi verrà la realizzazione di questi valori in un territorio come il nostro, almeno ad oggi, è alquanto impensabile. Mi auguro che le cose tendano a cambiare, per potermi convincere del contrario, ma sempre al momento non vedo neanche uno spiraglio di luce. Con ciò io non voglio voltare le spalle, non voglio certo scappare, è troppo forte l’Amore per una terra che per me è la più bella perché fatta di molte persone che crescono con dei valori che non puoi acquisire certo vivendo a Roma, a Milano o altrove. Come Diego, in conclusione, sono dell’idea che bisogna andare al di là del Garigliano per apprendere ciò che possa essere messo poi al servizio di una Regione che ha bisogno di una svolta. Perché il cambiamento non può essere calato dall’alto, ma deve partire da chi conosce ed ama questa terra.
Nel voler smorzare la polemica ci tengo anche a precisare una cosa. Non c’è nessuna strada assolutamente giusta. Come non ce n’è una assolutamente sbagliata. Nessuno si riempie di belle parole. In fondo Diego ha solo raccontato il suo sentimento attuale di vita e non la strada giusta da seguire. Lui, tra l’altro, sta svolgendo un dottorato in fisica. Quella inglese quindi non è solo una parentesi, o un viaggio divertito per nuove terre, come ha sospettato Elio. Quello che ha dato fastidio ad alcuni di noi dell’intervento di Elio è stato proprio che dal Canada ha detto agli altri di andarsene perchè non ne vale la pena. Capisco la rassegnazione di chi ha più esperienza di noi, ma è un brutto modo per allacciare un rapporto con i giovani, soprattutto in un sito come questo, che lotta per tutt’altro. Le parole di Paolo sono molto più equilibrate in tal senso. Il malumore può essere di tutti, e non c’è alcun obbligo di restare nella propria terra. Non ritengo però sia nè elegante, nè opportuno, far sentire che chi resta è uno che no sa capire la realtà. Poi ci sarebbero tanti argomenti per dimostrare che chi è andato via viene continuamente inseguito dai disastri dalla nostra terra. E’ l’economia che impera. E l’attuale economia ci inseguirà ovunque, come ben è stato raccontato in Gomorra.
Vorrei ora che il dibattito si ammorbidisse, perchè non ha senso litigare tra di noi….in un sito come questo.
Un abbraccio,
Spartaco Capozzi
Capisco ragazzi (e io sono stato uno di voi) come si contempla la vita quando non la si conosce vivendola da adulti. La mia non e` mai stata ne`rassegnazione, ne` un “fuga” da un’ Italia invivibile. La motivazione e` stata esclusivamente, e mi ripeto, per crearmi uno stile di vita che mi permette ANCHE di aiutare chi ha bisogno (e la lista, sapete bene, e` lunghissima). Certo “sfogarsi” fa bene a chi non ha altro modo di esternare le proprie frustrazioni, ma penso che la vostra sia una sorta di droga, cioe` quella di parlare, parlare e parlare, senza accorgervi che quelli che modellano la vostra vita FIN QUANDO RESTATE IN ITALIA, sono quelli che sono al governo (e qui non faccio distinzioni). Spartaco parla di “economia”. Ebbene, parliamo di soldini, no? Allora come e dove li trovate , fin quando vi ostinate a ricorrere al masochismo? Per carita`, sono d’ accordo con Spartaco che vale la pena di “ammorbidire il dibattito”, ma non mi accusate, per favore, di essere il responsabile di questa brutta piega. Se volete che io prosegua la mia collaborazione a questo dialogo di massa, parlate in termini pratici, di proposte di “fare” le cose. Capisco anche la vostra impotenza davanti a mostri che fanno paura (li ho conosciuti anch’ io) ma quelli non si sconfiggono con dissertazioni socio-qualunquiste.
Scusatemi ancora se vi rompo le uova nel paniere e posso apparire irritante.
Elio
ciao marianna..spero tutto bene..
.volevo farti /farvi i complimenti per il bel traguardo dell’approdo in rai…..
io la trasmissione l’ho vista e ho visto l’inquadratura finale……..beh a prescindere dall’avere o meno avuto la possibilità di parlare credo sia una bella e grande soddisfazione!!!
complimenti ancora e grazie per tutto quello che hai fatto per me ( noi) pur non conoscendomi..
un bacio
Monica
Una doverosa risposta al signor Elio, dato che non credo di volere continuare con lui un botta e risposta.
Mi dispiace che lei si sia offeso o quanto meno sentito coinvolto quando parlavo dell’immondizia che “emigra”. Però questo suo sentirsi coinvolto appartiene solo a lei e non alla mia persona. Se avessi voluto offenderla lo avrei fatto senza mezzi termini, anche se non vedo proprio che motivo avrei dovuto avere per farlo, dato che non la conosco neanche. Inoltre credo che questo blog non sia neanche il luogo per certi battibecchi di tal livello. Il mio “P.P.S.” voleva evitare proprio questi fraintendimenti, e lei, di sua spontanea volontà, ha deciso di interpretarlo diversamente. Anzi è andato oltre, ha risposto offendendo me (”I Don Chisciotte (a chi mi riferisco?)oggi vanno a 10 euro il mazzo, come i carciofi in piena stagione ma di qualita` scadente, con i prezzi di oggi!!!”), in maniera alquanto bassa. Mi dispiace che sia una uomo molto più giovane di lei e con minore esperienza a doverle far notare che lei ha semplicemente sparato a zero reagendo a qualcosa di inesistente (non so chi sia a questo punto il vero Don Chisciotte, prendendo spunto da lei). Conclude dicendo: ” Scusami, non potevo farne a meno e non me ne volere!!!”. Credo che avrebbe fatto davvero bene a farne a meno, perchè le sue parole hanno lasciato il tempo che hanno trovato, data la completa assenza in esse di costruttività nel merito della discussione cui si stava prendendo parte. Con questo spero si disperda il polverone sollevato da un fraintendimento e che la questione sia chiusa.
Passando alle cose che dice in merito al fatto delle associazioni oneste in Canada: non era questa la questione!
In merito alla questione che lei aiuta i bisognosi: non era questo il punto della discussione, e tra l’altro sono cose di cui farebbe meglio a non parlare, se no se ne perde il senso!
Circa la questione della fame in Africa: il mio era solo un esempio per farle capire che l’incitare le persone ad andare via dalla Campania non è una soluzione realizzabile.
Riguardo ai valori di orgoglio ed appartenenza, che lei reputa di aver trovato a Cuba, alle Barbados…, ma non in Italia, provi a dire queste parole ad un Roberto Saviano, ad un Giuseppe Pagano ad un Don Luigi Merola…. Possiamo anche ricordare le persone che sono morte uccise come Don Giuseppe Diana. In più, tutta la gente onesta che vive sul posto. Lei parla degli italiani, e dei campani in particolare, come se fossero tutti persone da disprezzare.
A proposito del suo consiglio in merito al proporre metodi pratici per “fare le cose” e non cercare di risolvere i problemi con discussioni “socio-qualunquiste”, dico che lo accetto ma non lo condivido per niente. Perché avvengano dei cambiamenti, c’è bisogno di cambiare la mentalità e la cultura delle persone e di destare la loro attenzione senzibilizzandole con l’informazione, cose che non avvengono se non per interscambio di esperienze ed opinioni. Una delle funzioni di questo blog, a mio avviso, è proprio quella di permettere a persone con diversa base sociale e viventi realtà differenti, di scambiare informazioni ed esperienza. Inoltre esso permette la distribuzione dell’informazione al di fuori della Campania, permettendo che la realtà di questo luogo venga portata a conoscenza di persone che non vivono lì, soprattutto come problematica afferente non soltanto a questa regione, ma a tutta l’Italia e l’Europa. Certo io non credo di avere in mente per ora una soluzione pratica alla problematica campana, però allo stesso modo non credo sia così facile trovarla. Ciò nonostante cerco di discuterne con gli altri perché così facendo magari è possibile trovarla insieme. In fondo, e spero che questa volta non me ne voglia a male poiché è quello che penso, credo che il suo incitare tutti all’andare via sia una soluzione pratica socio-qualunquista.
Salve a tutti. Sono Antonio Sidari e da meno di un anno scrivo o tento di scrivere articoli sul blog del mio amico Paolo. In particolare mi piace scrivere biografie di personaggi che per me hanno fatto la storia dell’umanità e che da piccolo mi hanno fatto sognare, ma essendo un “BeppeGrilliano” convinto e vivendo ormai da 8 anni tra Ferrara e Bologna, quando sono particolarmente ispirato scrivo anche di cronaca e attualità anche se mi annoia un pò. Tenendo presente che sono nato e vissuto fino all’età di 30′ anni in un’altra tra le realtà più difficili di Napoli come i Quartieri Spagnoli, Rione Sanità e Forcella, conosco bene cosa significa vivere e cercare di progredire in zone come queste o come quelle dove abita il mio amico Paolo. Leggendo tutti questi commenti in particolare quelli di Elio Coppola e Diego Capozzi mi viene in mente come sia sbagliato sia incitare ad emigrare sia incitare a non farlo. La realtà che forse non si è messa in evidenza nei vostri commenti è che non tutti i napoletani se la passano male, ci sono quelli della Napoli “Bene” (e sono tanti) che non sentono minimamente il bisogno di emigrare come abbiamo fatto noi e che non gliene frega niente dei tanti problemi che attanagliano la città e in particolare l’interland campano; cioè quello che voglio dire è che chi ha una attività commerciale o chi ha avuto la fortuna o la raccomandazione di fare il medico al Cardarelli o il banchiere in una grossa Banca della città se ne sbatte di come vive la metà della popolazione, perchè alla fin fine a Napoli quello che conta è riuscire a trovare un lavoro fisso e ben pagato e avere alle spalle una famiglia con dei capitali e d’incanto Napoli diventa il paradiso di “Palazzo Palladini di Un Posto al Sole” e sfido chiunque ad andarsene a lavorare in un posto come la Pianura Padana in mezzo a razzismo e zanzare. Io a Napoli un buon lavoro di consulente assicurativo lo avevo e forse con le conoscenze giuste prima o poi un lavoro stabile e duraturo lo avrei anche trovato, ma ho deciso a 30′anni di trasferirmi al Nord perchè volevo che i miei figli nascessero in una realtà dove se hai delle qualità non sempre hai bisogno di raccomadazioni e amicizie influenti per farti un futuro. La realtà purtroppo è che anche se persone come me e Marianna De Rosa si sono trasferite al Nord per un futuro migliore ma con il cuore ancora ai nostri rispettivi paesi di origine e anche se nel nostro piccolo ci battiamo con i nostri scritti per un Italia migliore, forse non avremo mai il coraggio di lasciare la nostra regione d’adozione per ritornare a Napoli. Riprendendo un verso di Diego Capozzi, perchè avvengano dei cambiamenti c’è bisogno di cambiare la mentalità e la cultura delle persone e io con il mio gesto di lasciare Napoli questa mentalità non l’ho cambiata, lo solo messa in pratica in una regione che anche se tra mille difficoltà mi ha permesso di farlo. Paolo dice che non vuole voltare le spalle e che non vuole scappare perchè come me ama troppo la sua terra perchè e questo è vero, è fatta anche di tante persone che crescono con dei valori come siamo cresciuti noi, ma mi chiedo fino a quando una grande anima come lui può resistere in un territorio dove questi valori sono calpestati ogni giorno! Certo come dice Spartaco Capozzi non è giusto che gli emigranti allaccino un rapporto con i giovani facendo intendere che chi resta è uno che non sa capire la realtà, ma è anche giusto pensare che se le cose vanno così male in Campania è anche perchè di giovani come Paolo che guardano al futuro con un barlume di speranza ormai ce ne sono davvero molto pochi, il si salvi chi può è un motto che è ormai troppo diffuso e veramente troppo poche sono le persone che in Campania vogliono battersi per la collettività e per un vivere migliore. Comunque a differenza di Elio io non penso che quelli che rimangano in Campania siano degli eroi, mi piace pensare che siano più che altro dei sognatori come me che ho smesso di sognare 8 anni fa e che l’unica cosa che ancora mi resta è la mia napoletaneità quella sana di Eduardo, Totò, Troisi e chi più ne ha più ne metta.
Un ulteriore chiarimento.
Io non ho mai incitato a non emigrare! Antonio, se rileggi bene i miei commenti, in nessuno di questi troverai qualche parola in tal senso. Tra l’altro io in questo momento vivo in Inghilterra, e sono andato via. La mia era solo una critica al signor Elio, che proponeva di abbandonare la Campania. Tutto qui.
Come dice Spartaco:”Non c’è nessuna strada assolutamente giusta. Come non ce n’è una assolutamente sbagliata.”
Solo un’altra cosa. Non credo che le persone che restano in Campania siano dei sognatori. Tutt’altro! Sono persone che non possono fare altrimenti che rimanere li’ ed affronatare quella dura realta’ ogni giorno. Sono completamente l’opposto dei sognatori. E proprio perche’ alcuni di essi si sono resi conto che le cose non cambieranno da sole, hanno cominciato a rimboccarsi le maniche e ad agire. Non so perche’, ma mi sembra di notare che non tutti si rendano conto che la maggior parte delle persone non ha la possibilita’ di decidere di andar via.
Diego Capozzi.
Caro Diego sul discorso che non c’è una strada giusta e non c’è ne neanche una sbagliata non sono daccordo altrimenti tutto quello che da decenni succede in Campania non avrebbe nessun senso e non ci sarebbero tante critiche da tutto il mondo! Per quanto riguarda il discorso sognatori io credo che ce ne siano molti a Napoli di sognatori e per sognatori intendo chiaramente tutti quelli e ce ne sono purtroppo tanti che vivono per l’oggi senza buttare neanche un secondo lo sguardo verso il futuro. Per quanto riguarda l’impossibilità di decidere di andar via, scusami se te lo dico ma a parer mio è una cosa non corretta, in quanto l’uomo se vuole può sempre scegliere di andar via quando si trova alle strette, altrimenti il problema dell’emigrazione non avrebbe motivo di esistere. Per quanto riguarda il discorso di rimboccarsi le maniche ed agire generazioni di napoletani lo hanno fatto da decenni ma a differenza di altri popoli per noi nulla è mai cambiato se non in modo molto irrilevante.
Antonio, la quesitone per cui non c’è una strada giusta e non ce n’è neanche una sbagliata e’ solo un discorso relativo alla reazione che ognuno ha di fronte alla realta’ che vive. Nel senso che nessuno deve essere giudicato male per le decisioni che prende riguardanti la propria vita (cioe’ emigrare o non emigrare). In questo senso non c’è una strada giusta e non ce n’è neanche una sbagliata. Non ci si riferiva a come si agisce nei confronti della situazione in Campania. Se fosse stato cosi’ avresti avuto ragione.
Per quanto concerne i sognatori, per definizione un sognatore e’ una persona che guarda al futuro, molte volte senza avere i piedi per terra. Se no di cosa sognerebbe?
Una persona che “vive per l’oggi senza buttare neanche un secondo lo sguardo verso il futuro” non e’ affatto un sognatore, ma una persona rassegnata alla propria realta’. Anzi di proposito non sogna, perche’ crede che i sogni non si avverino e che la realta’ alla fine e’ sempre diversa e cruda.
Sull’impossibilita’ di andare via, rimango sul mio punto di vista, perche’ l’emigrazione non e’ solo una questione di trovarsi alle strette. Ci sarebbe da tener conto oltre che della situazione economica (tra l’altro basilare perche’ per emigrare servono soldi), anche di quella familiare, quella degli affetti, quella culturale e di tante altre dinamiche che entrano in gioco. L’emigrazione ha motivo di esistere fin quando rimane confinata in una minoranza di persone. In caso contrario essa perde di significato. L’uomo, purtroppo, non ha sempre la liberta’ di scegliere.
In quanto ai cambiamenti che a Napoli e nel resto del Sud non sono avvenuti, questo non significa che bisogna gettare la spugna. Inoltre forse i risultati non si sono visti perche’ non si e’ cercato (o non siamo stati ancora in grado) di intaccare la mentalita’ della gente. Tra l’altro, gia’ il fatto che io e te stiamo parlando di queste cose e’ un cambiamento. Il fatto che io, come tante altre persone, sia venuto a conoscenza di tante informazioni sul “Sistema” Camorra, grazie al libro di Saviano ed a numerosi articoli informativi, per me e’ un cambiamento. Prima non si sapeva assolutamente nulla della Camorra. Il fatto che nella mia citta’, anche se il comune non provvede alla fornitura di un servizio adeguato per la raccolta differenziata, la gente si sia organizzata instaurando centri di raccolta sparsi per la citta’ e contattando aziende private che potessero trattare i rifiuti riciclabili adeguatamente, costituisce un cambiamento non indifferente. La gente ha capito che e’ importante fare la raccolta differenziata, e ha capito che la camorra ha impedito per tutti questi anni che essa venisse effettuata. Questo e’ un cambiamento della mentalita’ delle persone, che prima o poi avra’ le sue ripercussioni nella vita politica. Ci sarebbero molte altre cose, ma e’ solo per farti notare che le cose possono cambiare se solo si parte dalla gente.
Ciao, Diego Capozzi.
Beh caro Diego le tue parole di speranza fanno bene al cuore soprattutto a chi come me è ormai lontano dalla sua terra d’origine e si è fatto una vita altrove. Il mio scetticismo è parte di un’esperienza trentennale vissuta in quartieri di Napoli dove se avevi una famiglia con un decente grado d’istruzione e una mentalità aperta e civilizzata riuscivi forse a crescere distinguendo i delinquenti dalle brave persone e quindi riuscivi a salvarti. Il discorso dell’emigrazione non mi trova daccordo semplicemente perchè io quando sono salito in emilia-romagna non avevo un lavoro, non avevo un alloggio, non avevo amici e nel giro di una settimana con 700mila lire ho dovuto trovare un lavoro e un alloggio altrimenti sarei dovuto nel giro di un paio di settimane ritornare a Napoli. E ci sono riuscito mangiando solo un piatto di pasta al giorno per 2 mesi e trovando lavoro come raccoglitore di frutta che mi ha fatto guadagnare dopo un mese il doppio dei soldi che avevo portato con me. Insomma per me l’uomo se vuole ha sempre la libertà di scegliere e se si pensa troppo agli affetti e alle problematiche familiari si perdono di vista le priorità che nel caso dell’emigrante sono il lavoro e la stabilità economica per se, per la famiglia che ha lasciato e per una futura sua famiglia. Ora dopo 8 anni non raccolgo più la frutta nei campi, mangio 2 volte al giorno e lavoro come ragioniere per uno stipendio che a Napoli mi sarei sognato e tutto questo completamente da solo. Se avessi pensato a tutte le dinamiche che citi tu, ora all’età di 39 anni starei ancora lavorando per 300 euro in uno studio contabile di merda a Napoli e probabilmente non mi sarei neanche potuto sposare.
Per tutti questi motivi capisci che io non posso e non voglio pensare che l’uomo non possa essere libero di scegliere, ma rispetto la tua opinione e penso che il principale obiettivo sia proprio quello di intaccare la mentalità della gente perchè solo così si può ricostruire una Napoli vivibile…è un’impresa ardua e come diceva Paolo spiragli di luce non se ne vedono…ma la speranza è l’ultima a morire e io nel mio piccolo anche da qui tiferò sempre per la mia regione d’origine, anche perchè ho lasciato tanti parenti e amici che vorrei vedere sereni e felici come lo sono io…tutto qui.
Alla prossima. Ciao Antonio.