Dalla stazione di Napoli Centrale alla mia Università c’è un tratto più o meno lungo da percorrere, dipende dai punti di vista, ma di solito lo percorro a piedi. Il rettifilo di Corso Umberto immerge quasi l’occhio dell’osservatore nella città della pizza e del mandolino, lo proietta nel folklore e nei colori di Napoli, non sarebbe la stessa cosa percorrerlo nel solito R2, stracolmo di pendolari come sempre e col timore di ritrovarsi all’uscita senza il portafogli. E’ vero, inutile girarci intorno, Napoli è anche questo, il solito ragazzo che a Piazza Garibaldi tenta, e ci riesce spesso, di fare il pacco al turista di turno, il giocatore dei tre bicchieri col suo complice di turno, chi ti segue e al momento giusto riesce a rubarti il telefonino senza che te ne accorga. Napoli è mille colori, diceva Pino Daniele che col suo Ricomincio da 30 tornerà l’8 Luglio allo stadio San Paolo, dove per l’occasione riunirà le sue storiche band, quella di Vai Mo e quella di Terra Mia. Vi è quella del film di Garrone dal libro di Saviano che oggi debutta nei cinema ed è in concorso al Festival di Cannes, quella quindi delle faide di camorra, come anche quella dei Casalesi che dopo anni di rumoroso silenzio tornano a farsi sentire minacciosi. Ma fortunatamente non c’è solo quella della Gomorra imperante e della malapolitica, come ha detto lo stesso Pino Daniele che, dopotutto, è tra quelli che Napoli l’ha lasciata per realizzarsi fuori. La vera fortuna è realizzarsi nel posto in cui si nasce, ma non in tutte le realtà è così facile. Lo sa bene Antonio Sidari, amico e penna di Caffè News, che ho incontrato stamattina nei pressi della mia Università. Il volto di Antonio, mentre si affanna a discutere con me della nostra Napoli, è come quello del lettore di Gomorra che ho incontrato giorni fa nel treno. Stringeva i denti, lo sguardo era serioso, l’amore per la sua terra si alternava alla rabbia per le cose che non vanno. Antonio è come lui, un instancabile e agguerrito difensore della Napoli che va contrapposta ad un’altra che si ostina a camminare in prima. Come tutti gli emigrati da questa terra, anche Antonio, che non ha trovato alternativa che andare via, parla della terra natia come solo un napoletano doc può fare. Attraversiamo i luoghi della sua infanzia, Via Roma e ci fermiamo a Piazza Plebiscito. Il suo sentimento è comune a tanti emigrati, ma anche a molti di quelli che sono rimasti qui, la speranza in una svolta per un città che nonostante tutto ha una storia e una cultura straordinarie. Antonio, quando è salito in Emilia Romagna, non aveva un lavoro, non aveva un alloggio, non aveva amici. E’ partito da Napoli con una Panda e 700 mila lire e con l’obiettivo di trovare un lavoro e una casa, altrimenti nel giro di due settimane sarebbe dovuto tornare qui. Ci è riuscito mangiando solo un piatto di pasta al giorno per due mesi e trovando lavoro come raccoglitore di frutta. Adesso, dopo otto anni, non raccoglie più frutta nei campi, mangia due volte al giorno, ha un lavoro adeguatamente remunerato e soprattutto stabile, ma soprattutto è riuscito a mettere su famiglia! “Insomma, – mi ha detto Antonio – per me l’uomo se vuole ha sempre la libertà di scegliere e se si pensa troppo agli affetti e alle problematiche familiari si perdono di vista le priorità che, nel caso dell’emigrante, sono il lavoro e la stabilità economica per sé, per la famiglia che ha lasciato e per una futura sua famiglia in una realtà migliore dal punto di vista della vivibilità”. Antonio ha dovuto rinunciare agli amici e agli affetti familiari, ma se avesse voluto dar priorità a queste dinamiche, adesso all’età di 39 anni lavorerebbe ancora in qualche studio contabile per non più di 300 euro e probabilmente non si sarebbe neanche potuto sposare e permettersi la gioia di una figlia. Nel suo piccolo, come noi, anche Antonio da Ferrara tiferà sempre la sua regione d’origine, anche perché ha lasciato parenti e amici che vorrebbe vedere sereni e felici come lo è lui. Auguri Antonio, ce l’hai fatta!



























































Cosa dire Paolo le tue parole sono emozionanti e commoventi e mi fanno ben sperare attraverso giovani come te che non tutto è perduto e fino a che ci sarà un filo di speranza Napoli potrà ancora risollevarsi dalle sue sfortune.
Chiacchierare ed infervorarmi su tante problematiche con te mi ha persino fatto scordare di prenderci quel benedetto caffè che forse resta ancora il simbolo più genuino di una Napoli piena di contraddizioni. Spero la prossima volta di rifarmi con una pizza e chissà fino ad allora se i nostri discorsi saranno diversi e più positivi…lo spero con tutto il cuore…grazie per l’articolo che mi hai dedicato…quando morirò lo vorrò con me nella tomba insieme ai ricordi dei miei figli e della mia famiglia.
P.s.: In quelle poche ore trascorse insieme per le vie del centro storico di Napoli mi sono sentito vivo come non mai…è bello parlare con una persona brillante, cosciente e colta come te, perchè hai il dono di saper ascoltare e soprattutto di capire, cosa putroppo che non mi accade troppo spesso nella mia regione di adozione. Peccato che di Paolo Esposito sia a Napoli che altrove ce ne siano troppo pochi, questo è il mio unico rammarico. Con immenso affetto e riconoscenza Antonio Sidari. A presto.
Grazie a te per le bellissime parole!!!
Un pò, diciamo, lugubre l’immagine della tomba con i tuoi ricordi, tra cui quest’articolo… vabbè, te lo stampo