Di Claudia Ruggiero
Dopo “La stanza del figlio”, Nanni Moretti ritorna al cinema nel ruolo di Pietro, in Caos Calmo. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi, Premio Strega 2006, è diretto da Antonello Grimaldi ed è stato in concorso al festival di Berlino 2008.
Un affermato quarantenne, Pietro Paladini perde la moglie Lara che muore sola in casa mentre lui, paradossalmente, salva la vita ad un’altra donna. Da quel giorno in poi, sceglie di stare vicino alla figlia Claudia di dieci anni sedendo davanti la scuola e aspettando la fine delle lezioni. La preoccupazione nei confronti di Claudia, che non manifesta nessun segno di turbamento, lo spinge a trascurare la vita lavorativa. La cognata lo esorta ad affrontare il trauma ritornando nella casa al mare dove è successa la tragedia.
Lacerato dal senso di colpa, imprigionato nel passato e legato all’obbligo di stare fisicamente vicino alla figlia, il protagonista è affiancato da un’interessante galleria di personaggi che lo aiutano a riprendere a vivere, diventando punti di riferimento per lo svolgersi della storia. Il fratello, impersonato da Alessandro Gassman, stilista bellone che si rivelerà, alla fine, quello più capace di comprendere Pietro; la sconosciuta a cui Pietro ha salvato la vita, interpretata da Isabella Ferrari, una bella e ricca signora da cui traspare però noia e solitudine; la cognata, un’insolita e brava Valeria Golino, persona vera e piena di problemi; e poi, la grande sorpresa: nel ruolo di Steiner, il capo della multinazionale, Roman Polanski. Un cast importante e perfetto, dunque, che include anche Silvio Orlando e Kasia Smutniak.
Il film sviluppa la tematica del rapporto con la morte e la conseguente perdita di tutte le certezze, la lacerazione del nucleo famigliare e l’elaborazione del lutto, l’assoluta tristezza e la tenacia di un padre che perdura ad essere continuamente lì, solo per la figlia.
Come se non bastasse, inoltre, il dubbio di un tradimento…
“Caos Calmo”, un ossimoro che ritroviamo nel ritmo del film, una “allegria moderata”, un altalenarsi di gioia (rapporto tra la bambina e lo zio) e malinconia (i pensieri di Pietro), la convivenza di una banale quotidianità con uno sconvolgimento interiore che scoppia nella scena del pianto del bravissimo Moretti. A lunghe pause riflessive, silenzi e soliloqui corrispondono lunghe e lente carrellate, primi piani, piani sequenza, dolci inquadrature. Da un punto di vista tecnico, la steadycam, supporto meccanico su cui può essere montata una macchina da presa, ondeggia da un personaggio all’altro e le immagini ottenute riescono a riportare il punto di vista dei personaggi, coinvolgendo lo spettatore ed aumentando il realismo.
Il film riesce ad imprimere ad una circostanza così minimale, di fronte a cui si rimane ammutoliti, una psicologia intensa, un’atmosfera quotidiana e reale; Moretti presta il volto ad un carattere complesso e originale e porta in scena l’elaborazione di un lutto personale, laboriosa, difficile e tremenda.
Ma questo si sa, quando mai Nanni ha dato vita ad un personaggio banale?
“Vede, quella è la scuola di mia figlia. Voglio solo stare vicino a lei.”
Il film ha ricevuto tre David di Donatello 2008: miglior attore non protagonista (Alessandro Gassman), miglior musicista (Paolo Buonvino), miglior canzone (L’amore trasparente Ivano Fossati).

























































