Di Antonio Aroldo
Napoli, nella propria storia, ha avuto da sempre una posizione di rilievo nel Mondo. Essa, infatti, è stata una delle città più popolose al mondo, la seconda in Europa, dopo Parigi; nel mondo, invece, è stata la quinta. Il capoluogo campano”, infatti, in particolar modo, con il Regno di Carlo di Borbone, diventò la meta di grandi artisti e intellettuali. Napoli, infine, (è bene non dimenticarlo), è stata la capitale di un grande Regno, il cosiddetto Regno delle Due Sicilie, che comprendeva, in sostanza mezza Italia.
L’Opinione diffusa, tra la stragrande maggioranza degli italiani, è che il Regno Borbonico fosse una Monarchia Retrograda, con una povertà diffusa, ma soprattutto con una burocrazia lenta, farraginosa e corrotta. Tutto ciò, invece, non è vero!
Il Regno di Napoli, in passato, è stato all’avanguardia in molti settori della tecnologia – industria – economia.
Napoli poi è stato, (è bene non dimenticarlo), un centro culturale ricchissimo, ma anche un luogo pieno di inestimabili tesori dell’arte.
Il Regno delle Due Sicilie, come abbiamo già detto, è stato, tra i vari Regni della Penisola Italica, il più esteso, il più ricco, il più popolato; basti pensare soltanto che un abitante su tre di tutta la penisola era un suddito dei Borboni. Il Regno di Napoli, in sostanza arrivò, sotto la Casata Reale del Borbone, ad avere 10 milioni di abitanti. Il capoluogo campano, però, non era solo una grande metropoli” brulicante di vita, ma fu anche una splendida capitale barocca piena di strade, palazzi e chiese. Napoli, inoltre, all’epoca, godeva di un sistema fognario. La capitale del Regno delle Due Sicilie fu la prima città al Mondo a portare nelle case l’acqua corrente, la prima città italiana ad avere l’orto botanico e a costruire il primo cimitero dei poveri altrimenti detto il “Cimitero delle 366 Fosse”. Il Regno di Napoli aveva, però, altri primati. Esso infatti possedeva la “Terza Flotta Mercantile” al mondo dando lavoro a decine di migliaia di persone. Napoli diventò la prima città al mondo per numero di Tipografie (113), per pubblicazioni di Giornali e Riviste, per numero di Conservatori e Teatri. Il più famoso è il Teatro San Carlo che fu il luogo preferito d’incontro e di divertimento dell’aristocrazia napoletana. Napoli in sostanza divenne la più importante città d’Europa e del mondo e tutto ciò fu possibile grazie alla magnifica opera di un grande Re, in altre parole il sopraccitato Carlo di Borbone (1734 – 1759). Egli, infatti, fu l’artefice di un grande rinnovamento: sia architettonico che amministrativo. Si apre, quindi, un “Grande Periodo” di sviluppo e ricchezza, per tutto il meridione, che rimarrà memorabile nella storia dell’uomo. I sudditi rimangono sbalorditi per l’opera di rinnovamento e di bonifica del territorio. Le paludi, infatti, incredibilmente, si ripopoleranno.
Tutto ciò portò lavoro e nuovo benessere. Re Carlo, infatti, cresciuto all’ombra delle Grandi Corti Europee, aveva idee moderne, coraggio” e spirito d’iniziativa. Carlo, infine, fu, nei confronti del suo popolo, un sovrano attento e amorevole, affascinato dalle molte peculiarità del popolo napoletano.
Carlo, come si è già accennato, fece costruire anche delle splendide opere architettoniche; la fantastica Reggia di Capodimonte, che domina tutta Napoli dall’alto, è un fulgido esempio di tutto ciò. Il Palazzo di Capodimonte, infatti, è pieno di fantastici arredi, tesori d’arte inestimabili e di grandissime e uniche sale che costituiscono il “Cuore” della famosa Collezione Farnese. Ci sono, però, dei preziosi tesori anche fuori dal palazzo. Nel parco della Reggia, infatti, fu costruita la famosa fabbrica di Porcellane di Capodimonte che, ancora oggi, funziona benissimo. Il borbone, però, s’interesso anche di alcuni oggetti antichi, (Vasi, Statue, vari arnesi), ritrovati alle falde del Vesuvio. Nel medesimo luogo furono rinvenuti anche scheletri, ville intere e ben due città perfettamente conservate; si trattava, ovviamente, di Pompei e di Ercolano.
Carlo di Borbone, in sostanza, fu il primo Capo di Stato ad avviare un programma sistematico di scavi archeologici di quei luoghi.
Napoli, inoltre, fu, insieme a Milano, l’unico centro culturale italiano a generare e non ad assorbire semplicemente, come tanti altri paesi eropei, la cultura illuministica. La Corte Borbonica, infatti, accoglieva e sosteneva i grandi intellettuali dell’epoca tra cui ricordiamo Gaetano Filangieri (Cercola 1752 – Vico Equense 1788).
Le cose buone compiute dalla dinastia borbonica, però, non finiscono certo, con Carlo di Borbone. Ferdinando I di Borbone (1759-1825), per esempio, fece costruire, a San Leucio, la famosa fabbrica di tessuti. In tale fabbrica Re Ferdinando fece installare dei speciali macchinari per lavorare la seta, all’avanguardia per quell’epoca, chiamati Torcitoi che erano in grado di compiere il lavoro di 20 operai. La Comunità di San Leucio, però, diventò famosa anche per un altro motivo.
San Leucio, infatti, pur essendo un piccolo villaggio, era composto da molte persone provenienti da differenti paesi della penisola italica (Toscana, Liguria, Piemonte). Un agglomerato di persone, quindi, (al suo stesso interno), molto eterogeneo. Ferdinando, per ovviare al problema di questa difficile convivenza, approntò uno statuto speciale, soltanto, per quel paesino. I punti cardinali, di questo particolare tipo di legislazione, consistevano: in Leggi Uguali per Tutti, il Lusso era Proibito e”Tutti i Membri della Comunità Dovevano, Necessariamente Vestirsi in modo, Omogeneo. I Testamenti di famiglia erano aboliti, i figli ereditavano da i loro padri e le vedove godevano dell’usufrutto. Le donne, inoltre, quando si sposavano non erano costrette a produrre la dote perché, in caso di necessità, pensava a tutto il Re stesso. Uomini e donne, infine, si sposavano per amore e poi c’era l’obbligo dell’istruzione scolastica.
Nel regno di Ferdinando II di Borbone (1830-1859), invece, furono raggiunti molti primati tecnici: la prima Ferrovia Italiana (Napoli-Portici), inaugurata il 3 ottobre 1839, la prima galleria ferroviaria al Mondo. Tutto ciò, però, non deve stupire perché sono stati moltissime leinnovazioni tecnologiche conquistate dal Regno Napoletano, sotto la dinastia Borbonica.
In questo periodo, infatti, è installato a Napoli, il primo telegrafo elettrico italiano, a Capodimonte viene costruito il primo Osservatorio Astronomico Italiano, mentre sul Vesuvio, vengono costruiti i primi Osservatori, Sismologico e Meteorologico, del Mondo, la prima illuminazione a Gas Italiana (3° in Europa), dopo Londra e Parigi, è stata installata proprio a Napoli e contava 350 lampade.
Nella capitale del Regno delle Due Sicilie, inoltre, è stato, a distanza di qualche anno rispetto alle precedenti innovazioni, effettuato il primo esperimento italiano di illuminazione elettrica delle strade.
Un grande fiore all’occhiello della casa reale borbonica era la flotta reale, creata nei famosi cantieri navali che erano i primi nel Mediterraneo, Quarti nel Mondo.
Nel 1818 il regno borbonico si dotò della prima nave a vapore d’Italia (Ferdinando I) che collegava Napoli a Palermo in appena 18 ore. Arrivò, infine, anche il primo Transatlantico che collegava Napoli a New York chiamato Il Sicilia. Quest’ultimo, infatti, era un moderno piroscafo ad Elica con tre alberi.
Questo periodo di “Grande Splendore”, purtroppo, sta giungendo al termine. L’11 maggio 1860 Garibaldi sbarca a Marsala; inizia, così, un grande periodo di povertà e frustrazione per Napoli e il suo bellissimo Regno. Tutto ciò porta a una grande crisi economica e al brigantaggio che costringerà il neo Governo Italiano a mandare, nel sud, nell’arco di 10 anni, 120.000 militari per reprimere nel sangue le molti ribellioni di quei tempi. Tutto ciò dimostra che Napoli, grazie alla Casa Reale Borbonica e molti altri, ha avuto un glorioso passato e che il suo presente,con coraggio e spirito d’iniziativa, può essere risanato e la sua immagine riscattata completamente.


























































Bravi, una corretta e sintetica analisi di un Regno ormai perduto.
Questo significa soltanto una cosa: che Napoli potrà ritornare ai suoi splendori soltanto quando il Regno delle Due Sicilie ritornerà ad essere indipendente, allontanando dalle sue terre gli sfruttatori che l’hanno distrutta nel 1861.