Ti guardi intorno, anche se sei solo in stanza, pensi che forse si sarà sbagliato. E invece no, cerca proprio te! Un po’ frastornato dall’orario, un po’ incredulo, rispondi alla chiamata, alla videochiamata. Il tempo di alzare la cornetta e subito ti lasci trascinare dai suoi discorsi. Lo osservi, lo scruti: è nel suo studio, dietro di lui un’enorme libreria stracolma di libri, sulla sua scrivania giornali e riviste. Indossa una camicia bianca con delle bretelle, ti ricorda tuo nonno, un po’ gli assomiglia – pensi. Il tempo di scambiarsi i saluti e senza accorgertene inizi a dargli del tu come se fosse un tuo caro amico, uno di casa. Saranno le sue origini calabresi che l’anno tradito, ma quando Franco Abruzzo mi ha telefonato mi sono sentito come su un divano a scambiare quattro chiacchiere con un compagno d’avventura. Eppure ti rendi conto con chi stai parlando, ricordi le appassionanti letture dei suoi scritti, dei suoi approfondimenti, dei suoi articoli. Nonostante tutto sembra proprio di famiglia ed è bello trovare, ancora di più se inaspettatamente, persone di una certa taratura, non solo professionale, ma anche morale, ma che dopotutto amano ascoltare, venirti incontro, condividere con te gioie ed emozioni, consigli e idee. Non diresti certo che Franco Abruzzo è un noto docente universitario di diritto dell’informazione presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca e l’Università Iulm di Milano, nonché consigliere dell’Ordine dei giornalisti, dopo esser stato per diciotto anni, e fino all’anno scorso, alla presidenza dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Con i suoi quasi settant’anni e una laurea in Scienze politiche ha iniziato la professione di giornalista nel 1959 presso le redazioni calabresi dei quotidiani Il Tempo e Il Giornale d’Italia per poi trasferirsi a Milano dove ha lavorato a Il Giorno e a Il Sole 24 Ore. Cofondatore con Walter Tobagi e Massimo Fini della componente sindacale di Stampa Democratica e direttore di Tabloid dal 1986 al 2007, è stato presidente dell’associazione Walter Tobagi per la formazione al giornalismo. Autore di numerosi libri, sostiene da sempre la necessità di uno stretto legame della professione di giornalista con l’università e le scuole di formazione riconosciute. Scrive regolarmente su riviste sia cartacee che telematiche di problemi legati alle professioni intellettuali e di temi giuridici d’attualità connessi al diritto di cronaca e di critica, nonché alla privacy e al diritto del lavoro giornalistico. La difesa del principio costituzionale della tutela della dignità della persona rimane un altro pilastro dell’azione sviluppata da Franco Abruzzo, con un’attenzione speciale all’articolo 21, che sancisce la libertà della stampa ma anche i suoi limiti.
Grazie per avermi dato la possibilità di conoscerti…


























































Grande Paolo.. allora lo hai scritto..!!!! Sei un mito! Con Affetto Helenuzzzaaaaaa
E io lo dico che fra poco a paolo lo vedremo a rai 1…
Caro Paolo, ho letto e mi hai commosso.
Grazie! Un abbraccio, Franco
Caro Paolo, ho scoperto che il titolo del Blog richiama il giornale dell’Illuminismo lombardo. Sappi che l’illuminismo lombardo è un mio cavallo di battaglia del corso di Storia del Giornalismo. Il Risorgimento italiano è iniziato con quel periodico e con un articolo di Gianrinaldo Carli sulla “Patria degli italiani”. Nella biblioteca dell’Ordine di Milano c’è una edizione della collezione del “Caffè” datata 1804 (da me acquistata). A casa ho l’edizione del Borenghieri. Cordiali saluti, Franco Abruzzo
Ciao Franco!
Grazie a te perché sei dalla parte dei giovani e non è poco! Me l’hanno confermato anche alcuni giornalisti che hanno avuto modo di leggere quest’articolo e che ti conoscono direttamente o indirettamente.
Sì, Caffè News, il ponte telematico tra Nord e Sud Italia di cui dalla Campania sono autore insieme all’emiliana Marianna De Rosa, è nato da una lezione del mio professore di italiano al liceo su “Il Caffè” di Pietro Verri. Quella lezione ha difatti ispirato prima il mio primissimo articolo, appunto, “Na tazzulella ‘e cafè”, sulla mancanza di un caffè letterario nella mia città. Filosofia, quella del caffè di Verri, che è legata poi anche alla nascita di questo spazio diventato punto d’incontro per chi ha lasciato il Mezzogiorno. Insomma un luogo virtuale in cui ci si può gustare, purtroppo virtualmente, ‘na tazzulella e’ cafè, o del buon the con dei biscotti, od anche un cappuccino. E tra un caffè e un cappuccino poter conoscere gli avvenimenti del giorno, trovandosi così a discuterne con i propri vicini, scambiando con loro quattro chiacchiere…
Buon Caffè e a presto