Di Paolo Esposito*
Domenico Brillantino è un po’ un missionario della realtà pugilistica italiana. Allenatore di campioni europei, mondiali e olimpici del calibro di Clemente Russo e Domenico Valentino, è un’importante punto di riferimento nella nota palestra Excelsior di Marcianise dove per tutti è “il maestro”, colui che ha allevato generazioni di pugili giunti ai massimi livelli. Lo incontriamo proprio qui, durante le sue lezioni, in una delle capitali mondiali del pugilato, un’eccellenza tutta campana.
Qual è la filosofia che trasmette ai suoi ragazzi con questo sport?
Dante Alighieri nella Divina Commedia scrisse: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e conoscenze”. Queste parole le ricordo sempre ai miei ragazzi, non a caso campeggiano su un muro all’ingresso della mia palestra. E’ il mio principale insegnamento per tutti coloro che vengono qui a tirare il sacco, poi viene tutto il resto. Questo perché chi decide di darsi a questo sport deve essere stimolato, deve avere un obiettivo. C’è infatti chi si dà alla boxe per curiosità, chi per divertimento, ma tutti i ragazzi che vengono qui imparano sin dall’inizio che non basta allenarsi, ci vuole cuore, passione. Ed io per loro sono come un nonno, cerco di aiutarli, di venire loro incontro.
Quanto conta l’aggressività sul ring e quali sono gli ingredienti per forgiare un campione?
L’aggressività è fondamentale, basta che non venga però confusa con la violenza. Dico sempre ai miei allievi che sul ring sale prima l’uomo, poi l’atleta e solo infine il pugile. Questo per far capire che l’ingrediente principale non è la forza, quella è l’ultima cosa. Al primo posto c’è infatti la cultura, la mente. Non a caso solo il pugile intelligente si sa gestire e con una buona prontezza di riflessi sa uscire vittorioso anche dalle sfide più insidiose. Io non insegno come rompere il setto nasale all’avversario, ma come dominare l’aggressività con una buona dose di ragione.
Quale alternativa offre la boxe in un territorio di frontiera come quello in cui viviamo?
Con questo sport e con i miei insegnamenti offro un’alternativa ad eventuali errori in cui i ragazzi di questa terra possono incorrere, la boxe può senza dubbio allontanarli da alcune logiche. Questa palestra è un po’ come una Chiesa, chi sente il bisogno viene e noi lo accogliamo, da buoni missionari con i miei collaboratori lo portiamo sulla via della conversione insegnando le regole che poi sono anche applicabili alla vita di tutti i giorni. A Marcianise in molti sono diventati dei veri campioni, altri sono rimasti bravi atleti. A gran parte di loro abbiamo però offerto un’alternativa possibile, un lavoro. Ben venti atleti provenienti dal nostro scacchiere sono arrivati in polizia e nell’esercito, oltre novanta ragazzi sono poi giunti ai massimi livelli della realtà pugilistica internazionale. Non c’è una palestra in Europa che abbia raggiunto tali risultati. Questo mi ripaga dei tanti sacrifici.
Dove trova i suoi talenti e dopo quanto si accorge di aver di fronte un potenziale campione?
Spesso vado davanti ai bar, in piazza e nei luoghi di ritrovo qui in città, incontro i ragazzi, in molti mi riconoscono, mi vengono incontro. In molte circostanze mi è capitato di consigliare loro di provare e il giorno seguente me li sono ritrovati in palestra dove ho iniziato a seguirli come un nonno per i suoi nipoti. Sarà il carattere attaccabrighe del marcianisano, ma in questo paese in ogni famiglia c’è almeno un pugile e spesso mi è capitato di scovare dei campioni. Perché il ragazzo che ha qualità si nota subito, è quello che non ha solo coraggio, ma anche motivazione.
Cosa è cambiato dopo il successo di Clemente Russo alle Olimpiadi e quali sono i suoi prossimi obiettivi?
Grazie a Clemente Russo che ci ha regalato un titolo mondiale la nostra realtà ha acquistato ancora più credibilità e mi ha abbondantemente ripagato di oltre venti anni di attività dopo aver lasciato l’aviazione per dedicarmi a questa mia vecchia passione. I miei prossimi obiettivi saranno quelli di sempre, continuare a curare la crescita dei miei ragazzi e trasmettere loro il mio sapere, facendo crescere in loro l’interesse per questa disciplina. Perché lo sport, come dico sempre, illumina il sentiero della vita.
* Tratto dal numero di Ottobre 2008 della rivista Fresco di Stampa

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Ehi Italian Reporter,
Complimenti! Davvero è un bell’articolo e ti spiego subito il perché. Ritengo che lo scopo di un giorrnalista (ed è poi la maggiore difficoltà)sia quello di riuscire a catalpultare il lettore al momento dell’intervista, riuscire a farlo sostituire a se stessi come se il giornalista fosse stato lui. Ebbene, te lo dico, sei riuscito a fare questo… mi è sembrato di essere stata presente all’intervista e mi è anche venuta voglia di iscrivermi alla boxe, figurati!!!