di Paolo Esposito
Mi è stato segnalato di essere stato citato in un’interrogazione parlamentare al Senato, lo scorso primo ottobre, in merito ad un mio pezzo dal titolo “Giornalisti, tutti in fila per favore” pubblicato sul numero di Aprile 2008 del mensile Narcomafie… cose dell’altro mondo!
Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell’interno e della giustizia.
– Premesso che:
si apprende da fonti di agenzia e dai quotidiani dell’ 8 settembre 2008 («Il Sole-24 Ore»: «A Mantova Saviano sfida i legali dei boss»; «la Repubblica»: «La camorra a mezzo stampa e Saviano sfida i boss») che nell’ambito del Festival della Letteratura di Mantova, lo scrittore Roberto Saviano ha presentato la sua inchiesta sulle presunte relazioni di connivenza tra alcuni quotidiani locali campani e la criminalita` organizzata di stampo camorrista; in quell’occasione Saviano ha pubblicamente scelto di raccontare la camorra attraverso i titoli di giornali locali, indicando in particolare e mostrando espressamente alcune prime pagine dei quotidiani «Corriere di Caserta» e «Cronache di Napoli» che sembrerebbero rientrare, secondo lo scrittore (il quale anche in passato ha piu` volte sottolineato specifici casi del genere) in un quadro di preoccupante compiacenza, se non di mitizzazione, della figura di boss mafiosi; nel gennaio 2007, l’allora direttore del quotidiano «Corriere di Caserta » dava notizia delle ragioni che causavano le sue imminenti dimissioni, dichiarando al settimanale online «Iustitia» di essersi «ritrovato con un giornale carsico, omissivo, che spesso ignora le notizie per non dare fastidio a nessuno; tutto ruota intorno alle esigenze processuali dell’editore»; il dottor Donato Ceglie, sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere, ha espresso (come riportato dal mensile «Narcomafie» sul numero di aprile 2008 nell’articolo di Paolo Esposito «Giornalisti tutti in fila, per favore») significative perplessita` circa il «Correre di Caserta», che «diffondeva notizie false su Don Peppino Diana per screditare tutto un movimento attraverso il suo simbolo: un’operazione criminale, condotta in maniera scientifica allo scopo di demolire con menzogne e accuse la figura di un martire della legalita`». Il magistrato faceva riferimento all’edizione del 23 marzo 2003, quando il quotidiano pubblicava un articolo intitolato «Don Peppe era un camorrista» indugiando su possibili relazioni del parroco, ucciso nel marzo 1994, con malavitosi locali. In altra occasione, ha ricordato Saviano, il medesimo quotidiano titolava, a proposito dell’assassino del sacerdote: «De Falco, boss playboy», nell’ambito di un articolo imperniato su vicissitudini private dei malavitosi, con tanto di classifica dei «boss sciupafemmine»; nonostante l’articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, preveda la censura della corrispondenza per i detenuti, il quotidiano «Corriere di Caserta» (è “La Gazzetta di Caserta”, ndr) pubblicava il 21 settembre 2005 una lettera autografa del capo-clan casalese Francesco Schiavone, ove si redarguirebbe un giornale antagonista, colpevole di pubblicare interviste a pentiti di camorra; l’inchiesta condotta da Saviano e` stata accolta con favore dalla Federazione nazionale della stampa italiana, che esprimendo la sua solidarieta` allo scrittore il 9 settembre 2008 ha diramato un comunicato stampa ove si da` notizia della creazione di un osservatorio che avra` tra i suoi obiettivi anche quello di «eliminare ogni zona grigia dell’informazione, facendo luce sulle aree editoriali e professionali colluse con la criminalita` organizzata» e «tutelare i tanti colleghi per bene che in condizioni difficili fanno con grande dignita` il loro lavoro in quei territori. Per questo il sindacato e l’Ordine regionale dei giornalisti della Campania, organizzeranno un’iniziativa pubblica proprio nelle zone di Caserta»;
considerato che:
il ruolo dei mezzi di informazione, con particolare riferimento ad alcuni coraggiosi professionisti che per la serieta` e lo scrupolo con il quale hanno condotto e conducono inchieste giornalistiche sugli intrecci affaristici e sulle attivita` della criminalita` organizzata in alcune regioni del Paese devono vivere sotto tutela, e` di cruciale importanza perche´ l’opinione pubblica prenda conoscenza di fenomeni tanto minacciosi per la vita sociale e democratica di quei territori. Per tale motivo non stupisce l’ipotesi che i clan malavitosi possano avere interesse nell’influenzare indirettamente i mezzi di informazione sul territorio o trarre beneficio da un’attivita` poco trasparente di organi di comunicazione locali; e` pertanto necessario prestare grande attenzione a tutte le denunce che fanno riferimento a possibili aree di contiguita` o di compromissione con gli interessi della malavita eventualmente presenti nel mondo dell’editoria locale, che si propone invece obiettivi di tutt’altro segno, quelli della trasparenza e della informazione; l’esaltazione di una presunta moralita` dei boss di camorra, la mitizzazione delle loro vite «avventurose», l’insinuazione ai limiti della diffamazione ai danni delle molte persone pubblicamente impegnate nella lotta alla camorra possono alimentare un ribaltamento del concetto di legalita`, con il rischio di diventare veri e propri strumenti di propaganda criminogena; considerata altresı` l’assoluta necessita` di rispettare la liberta` di stampa, come tutelata dall’articolo 21 della Costituzione, senza comprometterne in alcun modo l’indipendenza e l’affrancamento dal controllo politico,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Governo intenda promuovere, per quanto di propria competenza e di concerto con le associazioni dei giornalisti e degli editori, al fine di fare chiarezza sugli inquietanti episodi di cui in premessa e con l’obiettivo primario di salvaguardare appieno la liberta` dei giornalisti e degli operatori dell’informazione che svolgono con correttezza ed impegno il proprio lavoro, con particolare riguardo a quanti sono stati minacciati per la loro documentata e circostanziata attivita` di denuncia dell’influenza della camorra sulla vita sociale, politica ed economica locale e per questo sono esposti a rischi personali che non possono essere sottovalutati dalle istituzioni; quali misure si intendano attivare, da parte delle istituzioni competenti, al fine di prevenire ogni inquinamento dell’informazione locale da parte della criminalita` organizzata, neutralizzare i tentativi della stessa di ottenere un’opinione pubblica compiacente verso contesti di illegalita` e porre alla luce ogni eventuale legame tra camorra e giornali locali che abbiano operato scelte incompatibili con l’articolo 21 della Costituzione
e con le stesse norme deontologiche della professione giornalistica.
Confezionate per amici, conoscenti, familiari, e chi più ne ha più ne metta, lettere, cartoline, canzoni, video, immagini. Date sfogo alla vostra fantasia, non importa quanto sia grande il vostro regalo, ma quanto sia bello e originale! Inviate poi i vostri regali ben incartati a caffenews@libero.it entro il 23 Dicembre. Provvederemo noi a pubblicarli tutti tra la sera della vigilia e il giorno di Natale...



































































Vedi Paolo, per fortuna in Parlamento c’è Di Pietro e compagni, l’unica opposizione che si tengono aggiornati a 360 gradi grazie alla rete e ai piccoli giornali. Tu che sei una brava persona e soprattutto una persona onesta sei stato citato da chi in Parlamento crede ancora nelle persone oneste e lotta per la verità e la legalità.
Complimenti e W Di Pietro.
Antonio.
Il giornale su cui scrisse sandokan non fu il corriere di caserta bensì gazzetta di caserta
Hai ragione “Occhio”… bisognerebbe farlo notare ai senatori che hanno fatto l’interrogazione parlamentare! Per quanto possa servire qui posso fare una correzione