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Un’inchiesta di Paolo Esposito e Alessandro Pecoraro
Di Paolo Esposito
E’ sempre lì, in via Bosco, al centro di Caserta. Su un muro esterno del palazzo campeggia emblematica la scritta “Gazzetta di Caserta”, saliamo in fretta al secondo piano. L’appuntamento è col direttore Pasquale Clemente, una laurea in Giurisprudenza, giornalista professionista già fondatore nel 1995 del Corriere di Caserta, per poi chiudere nel ’98 con un editore, quale Maurizio Clemente, che a detta sua “aveva portato un’illegalità estrema nel giornale, sfociata poi in inchieste penali”. Ed è proprio in quell’anno che decide di aprire la Gazzetta di Caserta, mettendo su un manipolo di redattori. “Abito a due passi dalla redazione, ero venuto a sapere che si cercavano nuovi redattori e decisi di immergermi in quest’avventura”. A parlare Giuseppe Perrotta, classe ’82, ma che ormai ben conosce il profumo di carta stampata di quelle stanze. Il Direttore è proprio nell’ultima a sinistra, è immerso tra giornali e appunti, ma sembra attenderci. Di tanto in tanto lo distrae qualche telefonata e il computer, ma ci scruta e ci studia con la coda dell’occhio. Il ricordo di una misteriosa irruzione in redazione avvenuta nella prima mattinata del 24 ottobre scorso, dopo la chiusura del giornale, non è poi così offuscato nella mente del direttore. A dare l’allarme era stato il cronista di turno che aveva aperto i locali della redazione. Porte, alcuni computer, linee telefoniche, sistema di videosorveglianza e server collegato alla tipografia completamente danneggiati. Saccheggiato anche l’archivio che custodiva le documentazioni delle ultime inchieste condotte dal giornale sull’appalto delle riscossioni di tributi in alcuni comuni dell’agro aversano, in particolare sottratti documenti relativi ad inchieste sulla società Sirtap di Aversa, sulla presidenza della provincia di Caserta e su un magistrato che avrebbe assunto un incarico presso un grande gruppo edile. Un atto intimidatorio? Perché colpire proprio la Gazzetta di Caserta? “Siamo la bandiera della legalità, non abbiamo concorrenza perché siamo l’unica faccia pulita dell’informazione ed evidentemente le nostre recenti inchieste, alcune delle quali sull´attività amministrativa di alcuni comuni dell´agro aversano a proposito di tributi, non sono state gradite e qualcuno ha deciso di intervenire, ritenendo di intimidirci”. Trasversale è stata la condanna di un episodio che lascia riflettere e la solidarietà da parte dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Assostampa, Unione cronisti e associazioni per la difesa della libera informazione, come Articolo21. Solidarietà giunta anche dal presidente del Senato Renato Schifani che, nel corso di una visita già programmata in provincia, nella serata era stato al giornale, incitando i redattori ad andare avanti, chiedendo prudenza e determinazione. “In dieci anni ho ricevuto spesso minacce dai più disparati ambienti, molti tendono a ricattarti, ma mai mi sarei aspettato quello che è accaduto. Certo non riusciranno ad intimidirci, ma devo dire che queste continue situazioni di tensione mettono a disagio anche chi come me è abituato a trattare da anni temi scottanti”. Ad esempio? Di cosa vi state occupando? “Mettiamo in luce ciò che neanche Roberto Saviano con Gomorra ha toccato, cioè l’intreccio tra politica e camorra, facendo soprattutto attenzione al giro dell’edilizia, che in provincia è diventato più importante delle estorsioni, e alle questioni ambientali, in particolare con inchieste sulle numerose cave dislocate in Terra di Lavoro”. Dove nasce quest’intreccio tra la camorra e i politici locali? “Il business è nei comuni della provincia, parte dagli uffici tecnici, è da lì che iniziano le nostre inchieste”. Che tipo di informazione cerca di fare quindi il suo giornale? “Cerchiamo di dare un’informazione completa, stiamo attenti a quello che succede, dopotutto non credo che il giornalismo in provincia possa fare qualcosa per migliorare lo stato delle cose, andiamo peggiorando e poco può anche la
magistratura”. Il suo giornale, in due occasioni, il 20 agosto 1998 e il 21 settembre 2005, ha pubblicato due lettere del boss Francesco Schiavone in cui si evidenziava il suo pensiero sui collaboratori di giustizia, nel secondo caso con tanto di manoscritto a fronte per dimostrarne l’autenticità e la sua risposta. Ritiene deontologicamente professionale pubblicare le lettere di un camorrista? “Siamo soliti pubblicare tutto ciò che ci arriva, piuttosto mi chiederei come mai, nonostante il 41 bis che prevede la censura della corrispondenza per i detenuti, gli assistenti di polizia penitenziaria lascino passare queste lettere. Tra l’altro non abbiamo abbonamenti nelle carceri, non sappiamo in che modo lì riescano ad avere il nostro giornale”.
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Di Alessandro Pecoraro
La Gazzetta di Caserta, nata nel 1998 per opera dell’imprenditore Gaetano Peluso e diretta formalmente da Beniamino Clemente, è in realtà guidata da Pasquale Clemente che, abbandonata la direzione del Corriere di Caserta nel 1998 divenne il direttore di fatto della testata. Il giornale, che nel corso degli anni ha pubblicato numerose inchieste sull’intreccio tra edilizia, politica e camorra è stato spesso oggetto di attenzione da parte della camorra. Il 20 agosto 1998 il quotidiano pubblicò una lettera che l’On. Lumia in un’interpellanza parlamentare del 17 settembre 2008 definì ricca di «deliranti affermazioni e minacce di vendetta nei confronti di organi di stampa e del senatore Lorenzo Diana». L’autore della lettera era Francesco Schiavone, che da poche settimane era stato assicurato alla giustizia dopo cinque anni di latitanza e risiedeva nel carcere di Ascoli Piceno.
L’On. Lumia nella sovra citata interpellanza parlamentare si chiese come fosse possibile «che un detenuto sottoposto all’articolo 41-bis e dalla notoria estrema pericolosità dello Schiavone avesse potuto comunicare le sue minacce e intimidazioni ad un organo di stampa», chiedendo «quali effettive misure di vigilanza e controllo fossero state adottate nel carcere di Ascoli» e «quali misure intendesse assumere il governo per accertare e sanzionare ogni responsabilità per quanto accaduto e per evitare che un fatto del genere possa ripetersi».
Ma ancora una volta una lettera del boss superò la censura del carcere. Dopo Ascoli, si trattava di Viterbo. La lettera fu pubblicata dalla Gazzetta il 21 settembre 2005. Nella missiva Schiavone era infuriato per un articolo di pochi giorni prima sul presunto tradimento del boss Bidognetti, fatto denunciato dal pentito Luigi Diana e che avrebbe potuto provocare una nuova guerra di camorra.
Il boss, rivolgendosi al direttore di fatto, Pasquale Clemente affermò: «Non metto in dubbio la vostra buona fede nel riportare le dichiarazioni dello pseudo-pentito Diana, ma volevo mettervi in guardia dalle strumentalizzazioni». Il boss invitò il direttore a «non incorrere nell’errore di trasformare il vostro quotidiano di cronaca in un giornale scandalistico che inevitabilmente perderebbe di credibilità come un altro giornale vostro concorrente a cui non ho rinnovato più l’abbonamento», inoltre annunciò che nel caso in cui la Gazzetta avesse «stravolto la verità», avrebbe perso «un fedele cliente». Lo scritto terminava con l’invito a Clemente di scrivere un libro a quattro mani per raccontare “la verità” del boss.
La lettera, secondo la magistratura, era un avvertimento a non acquistare il Corriere di Caserta in favore della Gazzetta, una ipotesi mai piaciuta a Clemente, il quale, rispose alla lettera del boss, ringraziandolo «per la stima» ma affermando di aver preferito conoscerlo «con una fedina penale non macchiata da reati» e di essere «particolarmente interessato» a scrivere un libro sulla sua vita. L’avvenimento provocò grandi discussioni: Roberto Saviano, in un articolo pubblicato il mese seguente su “La Voce della Campania” scrisse: «Da questi fogli che già tracciano condanne e alleanze prima d’ogni sentenza e indagine, si leggono ogni giorno le volontà di chi comanda davvero». Una realtà, quella dell’informazione campana, ricca di pericoli e di ostacoli, in un ambiente sempre a rischio d’inquinamento. Anche da parte della criminalità organizzata.
Paolo Esposito e Alessandro Pecoraro (FdS Dic 2008)
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Ripresi da Articolo21:
http://www.articolo21.info/8259/notizia/giornalismo-daltri-a-tu-per-tu-col-direttore-de.html
http://www.articolo21.info/5127/editoriale/quando-il-boss-scrive-al-giornale.html