Riceviamo e pubblichiamo un contributo da un’amica del nostro caffè, Fiorella Taddeo
Luciana è una giovane donna, ha un bel sorriso rassicurante. Mi accoglie nel suo bureau de change vicino il porto. Ormai di un ufficio di cambio valute non ha praticamente più niente sommerso com’è di scatoloni, buste, pacchi. Destinazione, l’Abruzzo. Il negozio di Luciana è il primo di una lunga serie di punti di raccolta di beni da inviare alla popolazione colpita dal sisma, allestiti in meno di 24 ore da alcune decine di napoletani volenterosi che spontaneamente tramite la rete internet, con social network come Facebook e gli Amici di Beppe Grillo di Napoli, si sono organizzati. Dal negozio di Luciana c’è un andirivieni continuo. Mamme che portano bustoni di vestiti, professoresse che recapitano i contributi delle famiglie dei propri alunni. I tassisti che normalmente stazionano davanti il bureau hanno chiuso a chiave l’auto e non ascoltano eventuali annunci dalla centrale. Scotch e forbici alla mano impacchettano biberon, coperte, lenzuola pulite. Poi pacco in spalla caricano il furgone appena arrivato guidato da tre ragazzi entusiasti. “Queste cose fanno ritornare la fiducia negli altri- mi confida uno storico tassista della zona Porto- tutta la cattiveria del mondo scompare. Grande e grosso come sono, mi sto commuovendo per la generosità di queste persone”.
Il carico del furgone da tre tonnellate è finito. Riempito per metà, è pronto ad andare via verso il prossimo pit stop. Lo ferma il grido del cameriere della pizzeria vicina. Vuole giusto 5 minuti. I suoi colleghi hanno fatto una corsa al supermercato. “Se l’avessimo saputo prima- dice- avremmo fatto anche di più”. E di lì a poco spuntano infatti con enormi bustoni in mano. “C’è anche la Nutella- sottolinea una di loro- sai per i bambini…”.
Trenta minuti dopo il furgone che ripercorre materialmente la rete di solidarietà tutta partenopea che si è costruita in poche ore nel mondo virtuale, approda al Rione Alto. Ad aspettarlo decine e decine di giovani che fanno su e giù da un palazzo di via Giulio Palermo. Qui abita Rita. La sua casa ha perso le sembianze di una tipica abitazione del Vomero. La porta è aperta. Sul pianerottolo soprattutto vestiti e scarpe. Nel salotto, i divani sono nascosti da conserve di pomodori e scatolame vario. Il terrazzo trasborda di prodotti per l’infanzia, quelli che dai campi abruzzesi richiedono con più insistenza. Tra un “non ce la faccio più” e un “ ve ne dovete andare!”, Rita sorride. Ha praticamente coinvolto tutto il condominio. Anche l’ingresso dell’immobile si è trasformato in un magazzino transitorio. “Scusate per il disagio. Sono aiuti umanitari per i terremotati” campeggia scritto su un foglio A4 attaccato alla meglio con lo scotch sulla guardiola. I residenti passano, guardano, ma non ci sono discussioni. Anche qui blocca il furgone una voce. Una signora da un’Alfa Romeo ha il cofano che esplode di prodotti. “Ho fatto una corsa dal lavoro, sto venendo dal Centro Direzionale”. Un altro signore chiede invece informazioni per la strada. “Voglio aiutare anche io quella gente. Sabato riempio la macchina e parto”.
Il furgone è pieno. Ancora una tappa a Marechiaro. Il cellulare di Roberto, il ragazzo che guida, squilla in continuazione. Agli altri punti di raccolta improvvisati, disseminati oltre che in città anche in provincia come ad Acerra, sono arrivate più cose del previsto. I due furgoni preventivati non saranno sufficienti. Telefonate su telefonate per trovarne altri da far partire. Si pensa già a vari viaggi da fare prima e dopo Pasqua. Alla fine saranno quasi 20 le tonnellate di prodotti raccolti così. La stanchezza tra i ragazzi è tanta, ma vince l’entusiasmo, ha la meglio un senso di solidarietà fortissimo e la consapevolezza che con la rete internet è stata abbracciata in un attimo tutta la città che ha risposto con generosità all’appello. Da Fuorigrotta, dove è stato individuato un altro appartamento prestato a funzione di magazzino a via Terracina, arrivano notizie che fanno brillare gli occhi dei volontari. Tre persone hanno portano carichi di spesa dal valore di 2.500 euro circa. “Ci sono anche delle piccole Tods e delle micro All Stars, tutte nuove, con i cartellini. Sono troppo belle!”, racconta una ragazza emozionata al cellulare.
In tarda serata i ragazzi arrivano a Posillipo. Francesca, la proprietaria di casa, tre figlie da mettere a letto e cucina e giardino trasformati in piazza da interscambio logistico, accoglie tutti, ragazzi e ragazze che non conosce, con un luminoso sorriso e con il caffè sempre pronto sul fornello. Ha una piccola casetta in giardino, è il suo laboratorio artistico. Ora si fa fatica ad entrarci. Acqua, passeggini, scatoloni con pasta e altri generi alimentari lo hanno occupato tutto.
Dall’altro capo della città, intanto, i membri dell’associazione di “Ingegneria senza frontiere”, un altro tentacolo di una “piovra” che ha fatto dell’umanità, della solidarietà, di senso pratico e civico i suoi tratti caratteristici, ricevono altri pacchi. La sede di piazza Cavour è un’ulteriore testimonianza del sentimento di generosità della città. Prodotti per l’igiene, alimenti, coperte e vestiti, bevande. Tutto è pronto, organizzato e impacchettato per partire.
“Napoli è questa, Napoli è questa”, mi dice Giorgio, un tecnico e montatore audio prestato oggi al ruolo di autista, magazziniere, tuttofare, organizzatore logistico. Sono quasi le due di notte, la sveglia domani sarà molto presto, il lavoro lo chiama. “Dicono che la Protezione Civile ha sconsigliato di mettersi in viaggio. So che andare lì può essere rischioso, ma se penso a quella gente che in un attimo ha perso tutto, tutto quello che si è costruito in una vita, come si fa a non volerli aiutare. È soprattutto un messaggio umano quello che vogliamo dare: noi ci siamo per loro, anche da qui, anche a distanza di chilometri. Devono sentire che non li lasceremo soli”.
Fiorella Taddeo
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Meraviglioso… non mi vergogno di dire che è scesa qualche lacrima leggendo questo pezzo.
W la solidarietà, la fratellanza, l’amore… la passione che si mette nell’aiutare gli altri in momenti come questi.
Sono orgogliosa di essere italiana, e ancora una volta fiera del mio sud.
L’esperienza in immagini: