E’ l’ultima trasposizione cinematografica dell’omonimo libro firmato Dan Brown che ha venduto 40 000 000 di copie ed è stato rilanciato dopo il clamoroso successo de “Il Codice Da Vinci”. Insieme ancora l’autore Dan Brown, il regista Ron Howard e l’attore Tom Hanks.
Sfondo delle riprese questa volta: la città eterna.
Ancora una volta il professor Robert Langdon, studioso di simbologia ad Harvard, viene coinvolto in un misterioso e conturbante caso di omicidio architettato da un membro dell’antica setta antiecclesiastica degli “Illuminati”. La vittima è uno scienziato del CERN di Ginevra sul cui petto viene marchiato a fuoco un’ambigramma da decifrare. Nel frattempo, alla vigilia dall’elezione del nuovo Papa, in Vaticano spariscono quattro cardinali papabili al soglio pontificio.
L’azione travolge lo spettatore dalle prime scene di questo thriller adrenalinico che, a differenza del “Codice” richiede una minor attenzione ai fatti storici o ai riferimenti artistici.
Il protagonista non è più guidato solamente da cognizioni astratte e filosofiche, ma si muove sulla base di indizi logici e pratici, non lo vediamo aggirarsi tra quadri e opere di musei d’arte o tra tesori nascosti nelle cattedrali francesi, ma correre tra le strade di una Roma vetusta indagando tra le tombe del Pantheon e i percorsi segreti di Castel Sant’Angelo. Tuttavia sono di Lagndon le parole più riflessive della sceneggiatura quando a colloquio con il camerlengo irlandese, interpretato da Ewan McGregor, questo chiede: “Lei crede in Dio professore?” e Langdon prontamente risponde “Sono un uomo accademico: la mente mi dice di seguire la scienza, il cuore che non mi è stato concesso il dono della fede”.
I personaggi rientrano in ambito clerico, accademico e giuridico e le loro interazioni permettono alla trama di fondarsi su intrecci di potere, mentre è solo velata la reciproca empatia tra il docente e la figlia dello scienziato ucciso che lo aiuta nell’inchiesta. Il montaggio alterna scene drammatiche e tragiche, come la morte sfiorata del protagonista e i rischi che corrono i religiosi rapiti, a quelle più intense, vivaci e dinamiche di pura azione che esige la storia per fornire suspense e coinvolgere lo spettatore.
Dal film sortisce l’immagine di una Roma notturna e in pericolo durante le corse in auto (metafore di quelle contro il tempo che scandiscono le ultime ore dei Papi rapiti) e di una città viva, al centro dei riflettori di tutto il mondo per la scelta del futuro Pontefice.
Vere le riprese al Pantheon e in Piazza Navona, squisitamente false quelle a San Pietro dove la Diocesi di Roma ha negato alla troupe il permesso di lavorare. Città del Vaticano è stata così ricostruita negli studios della Sony a Los Angeles attraverso principi di fotogrammetria con cui è possibile ricavare la geometria 3D dei palazzi dalla prospettiva delle foto, mentre per gli interni sono state utilizzate le stanze della Reggia di Caserta.
Nel cast, oltre a Cosimo Fusco, presente anche l’italiano Pierfrancesco Favino nel ruolo dell’ispettore Olivetti.
La storia è tratta dal primo libro dedicato al personaggio di Robert Langdon e narra di fatti avvenuti prima del Codice ma Howard ritiene che sia un sequel poiché il primo film ha avuto troppo successo per fingere che il pubblico non conosca già Langdon. Intanto dopo questo sequel, attendiamo il terzo capitolo della saga intitolato “The Lost Symbol”.
Claudia Ruggiero
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