Il disegno che oggi vi mostro presenta un insieme di soggetti che, miscelati insieme, possono apparire come i protagonisti di uno di quei film di fantascienza che, sicuramente, almeno una volta, avrete visto sul piccolo schermo. Ebbene, se deciderete di leggere questo mio articolo, vedrete che questa presunta fantascienza si commuterà rapidamente in scienza. Il disegno è stato realizzato utilizzando una matita nera, con la quale, dosando opportunamente la pressione della mano, si è creata l’ombreggiatura, che genera la tridimensionalità dei personaggi. Essi, in tal modo, si staccano dal foglio bidimensionale ed iniziano a vagare in un mondo ben più vasto, nel quale voi potete immergervi, anche se solo con il pensiero. Un uomo preistorico, ma evoluto (notate che indossa bracciali di acciaio ai polsi, e strige nella sua mano destra un cannocchiale), domina al centro di un palcoscenico di milioni di anni fa; guarda verso di noi, verso un futuro che non conosce . Dietro di sé lascia la sua impronta, ignorando che essa, per nulla importante per lui, diverrà così preziosa per noi, che la scopriremo in un futuro molto… molto lontano. Attorno a lui vagabondano dinosauri di specie diversa; in aria, un pterodattilo condivide il cielo con un uccello meccanico. Una cometa sfreccia in alto è l’annuncio che quell’epoca è al tramonto e che una nuova ne sta sorgendo, la nostra.
Voci del passato giungono fino a noi attraverso una misteriosa pietra scura che racconta, nel suo silenzio, la storia di quel tempo, un tempo durato millenni, ma ormai finito. Anche la nostra epoca, come quell’era sta per tramontare, anche se quasi nessuno pare vederne i segno premonitori, e anche noi spariremo e ci perderemo tra le nebbie del tempo, e di questa epoca, così oscura, rimarrà solo qualche piccola, insignificante, traccia.
Oggi vi parlerò di qualcosa che la scienza ufficiale ignora volutamente, per non dover rigettare le loro cervellotiche teorie e riscrivere completamente la storia dell’umanità. L’uomo, si sa, non è mai modesto, specialmente se occupa alte posizioni sociali, e questo vale anche per gli uomini di scienza. Molto spesso è il loro smisurato orgoglio ad impedirgli di aprire la loro mente ed ammettere che quello che ipotizzano può essere errato, o più semplicemente accettare che le leggi della natura, che con estrema fatica riescono a capire, valgono solo in limitati casi, e non in tutto il creato. Pur essendo uno scienziato, ritengono che la mente e la conoscenza, che da essa deriva, non possono e non devono dettare legge sull’anima e sul cuore. Sicuramente è indispensabile usare la mente per capire come funzionano le leggi di questo nostro piccolo mondo, per sapere come è costituito il nostro corpo, ma essa da sola è destinata ad arenarsi sulla spiaggia della vanità, se non è accompagnata dal cuore e dall’anima. Utilizzare solo uno di questi elementi può fuorviarci dalla verità, che può essere raggiunta solo usando, contemporaneamente, tutte e tre queste doti che il Signore, nella sua saggezza, ci ha donato gratuitamente. Fatta questa premessa, possiamo pure andare avanti ed introdurci tra le nebbie del passato, e varcare le porte dei secoli, per tornare in quell’era dimenticata e nascosta nelle pieghe del tempo e della storia.
Ica, una località del Perù pressoché sconosciuta, situata a circa 300 km da Lima, a Nord dell’altopiano di Nazca, nota al grande pubblico per gli enormi disegni tracciati su di essa, vicino a Paracas, conosciuta per il candelabro di sabbia, che su di essa compare. Questa località racchiude un segreto che, se accettato, è destinato a cancellare la storia dell’umanità attuale e riscriverla completamente.
Il mistero del quale sto parlando, è racchiuso in pietre che risalgono a più di 12.000 anni fa. Ma andiamo per ordine; nel 1961 un medico chirurgo del luogo, il Dottor Cabrera, venne fortuitamente in possesso di una pietra, che recava su di essa delle strane incisioni, che lo portarono a sconvolgenti rivelazioni, quelle che tra breve andremo a descrivere. Le pietre di Ica sono pietre di andesite, una roccia di fiume, quasi dura come il diamante, semi-cristallina, formatasi nel corso del Mesozoico, cioè duecentocinquanta milioni di anni fa. La loro forma e le loro dimensioni, sono le più disparate, infatti ve ne sono piatte e piccole come noci, e altre arrivano ad avere un lunghezza di un metro. Hanno un colore grigio-ocra a causa dell’ossidazione naturale, avvenuta circa 12.000 anni fa. Queste pietre sono tutte ricoperte da incisioni, che poi non sono altro che complessi disegni. E qui la prima domanda sorge spontaneamente; chi possedeva a quel tempo una tecnologia così elevata da incidere una pietra così dura? Su di esse sono presenti immagini di animali ormai estinti, ma anche operazioni chirurgiche a cuore aperto, mappe e altro ancora. Il loro scopritore Cabrera le suddivise in nove categorie: animali preistorici, astronomia ed astronautica, antichi continenti, cataclismi planetari, medicina, razze presenti sul pianeta, flora e fauna, esodi di umani sulla terra, strumenti musicali. Una pietra, in particolare, raffigura degli uomini intenti a scrutare la volta celeste notturna, per mezzo di telescopi che, come sappiamo, sono stati inventati solo nel 1600, dai navigatori olandesi. Su alcune di queste pietre, vi si trovano le figure presenti nella piana di Nazca, su un’altra ancora è inciso un pterodattilo, rettile volante vissuto tra i 140 ed i 180 milioni di anni fa, con sopra degli uomini, ma vi è anche inciso un altro mezzo di trasporto aereo, uno strano uccello meccanico, a bordo del quale si trovano degli uomini che osservano dinosauri. Queste pietre rappresentano una glittoteca, cioè una vera e propria biblioteca incisa su sassi. La loro datazione è stata eseguita tramite la loro ossidazione che, come detto più volte, ha dato come risultato che esse sono molto più antiche di 12.000 anni. I gliptoliti mostrano anche mappe di territori, ma anche astronomiche, strumenti ottici come lenti di ingrandimento e telescopi, battaglie, flora e fauna estinta milioni di anni fa. Quello, però, che più attrae e sorprende, è la contemporanea presenza dell’uomo e del dinosauro, che contrasta nettamente con la teoria attualmente accettata. Ma i gliptoliti non sono l’unica testimonianza della contemporanea presenza di uomo e sauro. Per fortuna esistono paleontologi che non mettono la testa sotto la sabbia come gli struzzi, come troppe volte fanno gli scienziati più noti, e che ci forniscono prove scomode e difficili da confutare. Uno di questi fu l’archeologo Carl Baugh, dell’università della Pennsylvania, che in Texas scoprì, in uno strato di roccia, risalente a 140 milioni di anni fa, le impronta dei piedi di un uomo accanto a quelle di un dinosauro. Ma esiste anche la scoperta delle impronte di due dinosauri e di un uomo, in uno stesso strato geologico, risalente a 65 milioni di anni fa, da parte dell’archeologo Hilton Hinderliter. Ma la più antica impronta fossile umana, che confermerebbe la presenza dell’uomo, molto prima di quanto si studia negli attuali libri di storia, fu trovata nel Giugno del 1968 da William j. Meister, un collezionista di fossili che, spaccando una lastra di roccia con un martello, trovò l’impronta: un sandalo che schiaccia un trilobite.
Ormai i trilobiti sono estinti, e possiamo osservare solo i loro fossili in qualche museo di storia naturale, come ad esempio quello di Torino, che tra l’altro conserva stupendi fossili di dinosauri, ed essi, come è noto, si formano solo in determinate condizioni favorevoli, che permettono alla roccia, particella per particella, di sostituirsi a quelle organiche del animale o pianta che sia, e così, ad esempio, una leggiadra e leggera farfalla, fossilizzandosi, diviene una pesantissimo esserino, da afferrare con entrambe le mani.
Tornando ai nostri trilobiti, rammentiamo, a chi non ricordasse più le noiose lezioni della sua insegnante di scienze, che si dilungava con informazioni e dettagli su questo stupendo piccolo animale invertebrato marino, mentre magari noi guardavamo fuori dalla finestra aspettando con ansia l’intervallo, che erano degli antenati degli attuali granchi e dei gamberetti, proprio come quelli che mettiamo in padella, e che ci piacciono tanto con due gocce di limone sopra, che vissero e prosperarono per circa 320 milioni di anni, prima di iniziare ad estinguersi 280 milioni di anni fa. Che brutta fine hanno fatto, vero? Come faremo, ora, a dormire stanotte con questo pensiero nella mente? Ma sforziamoci di andare avanti ugualmente. Basandoci su questa datazione, ecco che grazie a questo illustre trilobite, questa impronta, e dunque l’uomo che l’ha lasciata, e naturalmente i suoi parenti, i suoi conoscenti, insomma l’essere umano, sia comparso sulla terra (attenzione non sotto i cavoli, come molte dicerie diffuse sostengono oggigiorno; sarà un’altra teoria da rivedere? ) proprio in quel periodo. Sappiamo che l’uomo attuale ha iniziato ad indossare calzature solo da qualche migliaio di anni. Il calcagno del sandalo che schiacciò lo sfortunato trilobite ( ma pensate, ora è più famoso di un attore della tv, no il calcagno..il trilobite naturalmente) è leggermente impresso più della suola, come un’impronta di calzature umane deve essere.
Ho volutamente inserito battute, nella spiegazione appena fatta, per evitare di farvi appisolare e scivolare lentamente tra le braccia di Morfeo, ma naturalmente quello che ho scritto, potete trovarlo in un qualunque libro di scienza, ovviamente senza le mie spiritosaggini. Però, se chiudete gli occhi per un istante, e visualizzate quella passeggiata, avvenuta milioni di anni addietro, leggendo queste righe, vi sembrerà di sentire l’aria frizzantina di più di 65 milioni di anni fa, che ci avvolge e ci abbraccia, e quasi ci pare di poter osservare quella natura rigogliosa e lussureggiante, completamente diversa dalla nostra, che attualmente ci circonda. Non vi sembra di sentire centinaia di suoni di animali estinti, che si insinuano nelle vostre orecchie, mentre passeggiate in quei meravigliosi e incontaminati luoghi, e il vento muove le canne immerse in un vicino acquitrino? Ora che abbiamo assodato che la storia e la scienza ufficiale non dicono la verità sulla comparsa dell’uomo, giacché ignorano volutamente delle prove che dovrebbero, almeno, prendere in considerazione, andiamo avanti. La ricerca paleontologica ha prodotto diverse prove dell’esistenza di uomini, anatomicamente moderni, cioè come noi, vissuti in un periodo nel quale, secondo la scienza ufficiale, non dovrebbero esistere. Le pietre di Ica, dunque, spostano indietro l’orologio del tempo e, di conseguenza, la presenza dell’uomo sulla terra. Allora il famoso uomo delle caverne, semi deficiente, che grugnisce e si spulcia, dove lo collochiamo? La risposta è semplice. Se milioni di anni fa, già esistevano uomini così evoluti da portare calzature, e che avevano conoscenze scientifiche elevate, l’uomo delle caverne lo possiamo buttare nel cestino della carta straccia, e considerare la sua esistenza, come una di quelle cantonate che spesso anche gli scienziati prendono. Non ci sarebbe nulla di male ad ammetterlo. Del resto la stessa Bibbia dice che l’uomo, anatomicamente, era uguale a noi. Ma anche senza usare il libro dei libri, esistono prove a sostegno di questa affermazione. Si ipotizza che questa civiltà avanzata, trovandosi nelle vicinanze di un’immane catastrofe planetaria, (la stessa che ha portato all’estinzione dei dinosauri?), avrebbe affidato alle pietre di andesite, la memoria della propria esistenza, della propria scienza, del livello tecnologico raggiunto, ma anche degli errori commessi, e che quelle pietre ci invitano a non ripetere. Dunque un monito lanciato da una civiltà morente, agonizzante, che seppure evoluta, non ha potuto evitare la sua fine. Miliardi di vite si spensero milioni di anni fa, e nessuno ne è a conoscenza. Eppure il loro avvertimento è più che mai attuale, perché la nostra umanità, per quanto tecnologicamente meno evoluta, sta seguendo la stessa strada, che la condurrà, forse, allo stesso triste epilogo. Su alcuni di questi sassi, vi è rappresentata una scena inquietante. Nelle pietre degli astronomi, infatti, vi è raffigurato un accumulo di vapore nell’atmosfera, un oggetto volante che sale verso il cielo, e tre comete che precipitano sulla terra. Le stelle sono effigiate mentre luccicano in modo strano, mentre la pioggia cade. I continenti sono raffigurati semi sommersi, mentre una stella precipita su un continente. Questa sarebbe la rappresentazione del grande disastro che avvolse la terra milioni di anni fa, del quale l’uomo di oggi non è a conoscenza (è forse la descrizione del diluvio universale citato nel vecchio testamento?). È probabile che Dio abbia, utilizzando eventi naturali travolgenti, colpito più volte l’umanità peccatrice per permetterle di redimersi, di capire i propri errori e cambiare direzione. Ma evidentemente la razza umana è dura a comprendere, e la prossima calamità, che i peccati dell’uomo sta attirando su questa terra, sarà anche l’ultima, giacché stavolta non vi sarà un’altra occasione. Stavolta il Signore tornerà per rimanere e porterà con se la sua sposa, ossia la nuova Gerusalemme, alla quale potranno accedere solo coloro che avranno lavato le loro vesti con il suo sangue, ed avranno seguito le sue leggi divine.
Questa scena catastrofica non può non richiamare alla mente l’Apocalisse di San Giovanni. In particolare il brano che dice: “Quando l’Agnello”, chiaro riferimento al Cristo Re, “aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. Il cielo si ritirò come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono smessi dal loro posto. Allora i re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti, e dicevano ai monti e alle rupi: Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello, perché è venuto il gran giorno della loro ira, e chi vi può resistere?”. Ma non bisogna temere questi eventi, che presto si verificheranno, perché in questo libro si può anche leggere parole di speranza: “Dopo ciò, vidi quattro angeli che stavano ai quattro angoli della terra e trattenevano i quattro venti, perché non soffiassero sulla terra, ne sul mare, ne su alcuna pianta. Vidi un altro angelo che saliva dall’oriente e aveva il sigillo di Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare. “Non devastate né la terra, ne il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi. Dopo ciò apparve una moltitudine immensa. Tutti stavano in piedi, davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide con il sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio. Essi non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l’Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore, e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi. E il signore disse a Giovanni: Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo libro, perché il tempo è vicino. Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere”. E così si conclude questa narrazione, così come si concluderà questa vita e quest’epoca, per far posto ad un’era senza tempo, nella quale saremo tutti fratelli e sorelle in Cristo.
Giuseppe Buda
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