Ieri si è svolto a Roma il 1° Convegno di “Giornalismo e Media Partecipativi: voci, strumenti, prospettive”.
Noi di Caffènews abbiamo partecipato all’evento nelle persone di Paolo Esposito (direttore), Lina Pasca, Nicola Del Piano, Raffaele De Chiara, Mario Secondo, Arianna Fraccon (redattori).
Tutti entusiasti di vivere questa nuova esperienza, che più di ogni altra ci ha portato anche a porci dei quesiti sulla differenza tra carta stampata e giornalismo web, sul futuro di questo nuovo tipo di giornalismo e, di conseguenza, sul nostro futuro.
Il dibattito è stato aperto da Pino Rea (coordinatore di LSDI, Libertà di Stampa, Diritto all’Informazione) che ha fatto presente come il giornalismo si sia oggi evoluto nelle sue varie forme e della necessità di presentare e tutelare tutti i giornalismi che via via si sono sviluppati nel tempo e che continuano a svilupparsi.
Come infatti diceva lo stesso: “…non solo il giornalismo tradizionale è articolato nelle sue strutture redazionali, nei suoi organismi istituzionali, ma anche i vari segmenti di giornalismo nuovo…”.
Moderatore del Convegno è stato Bernardo Parrella, giornalista free-lance che si occupa prevalentemente, ma non solo, di cultura digitale e Internet, collaborando a diverse testate e siti web.
Nel corso della giornata si sono succeduti coi loro interventi Stefano Ignone (Global Voices), Francesco Piccinini (Agoravox.it), Diego Galli (Fai Notizia), Antonio Rossano (Yurait Social Blog), Gennaro Carotenuto (Master in Giornalismo Partecipativo), Tiziana Sforza (Cafebabel), Angelo Cimarosti (YouReporter), Paolo Esposito (Caffenews), Alessio Neri (LiberaReggio), Silvia Storelli (CrossingTv), Daniele Vinci (The populi).
Un piacevole intervento è stato quello di Andrea Vianello, giornalista e presentatore di Mi Manda Rai 3, trasmissione che dà voce ai cittadini cosiddetti comuni. Nel suo intervento Vianello ha sottolineato come, nonostante la redazione tv sia sommersa ogni giorno da centinaia di lettere, telefonate e mail di segnalazioni di malcostume e truffe (oserei aggiungere “all’italiana), essa stessa cerchi nella rete notizie che vadano a confermare quanto indicato dai telespettatori.
Non a caso, proprio un collaboratore di Caffenews fu invitato a partecipare alla trasmissione dopo aver scritto sul nostro blog di una disavventura vissuta durante una giornata festiva nella stazione di Napoli conclusasi poi con l’annullamento del viaggio organizzato per la festa del Primo Maggio a Roma (VEDI QUI)
Vianello stesso però ammetteva i problemi legati ad una “categorizzazione” del giornalismo on line e soprattutto alle garanzie che ciò dovrebbe avere, ma che non ha. Oggi, in Italia, solo i giornalisti “ufficiali” sono garantiti e protetti, nonché riconosciuti.
Altrettanto interessante è stato l’intervento del nostro direttore Paolo Esposito che ha raccontato l’esegesi del “giornale” ispiratosi al vecchio caffè illuministico di Pietro Verri e sostenuto come si possa far notizia sorseggiando un buon caffè! Ha raccontato i vari contatti avuti con reti televisive e testate giornalistiche ufficiali e come il nostro blog tenda a fare informazione con un occhio particolare puntato verso sud.
Altro momento interessante è stato quello dell’intervento di Gennaro Carotenuto docente alla Facoltà di Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata con cattedra al Master in Giornalismo Partecipativo .
Il professore ha indicato nella libertà dell’informazione il fulcro dell’informazione stessa e ha sostenuto come, dal punto di vista della qualità, un post inserito in un blog possa essere addirittura superiore alle notizie del giornalismo ufficiale. Soprattutto ha visto nella rete la possibilità di informare un vasto bacino di utenza, di molto superiore agli acquirenti della carta stampata. Un progetto grande di editoria e di informazione, una riforma che sottragga al main stream degli spazi editoriali precisi. “Il modello dei grandi giornali non regge più ed è questo il momento giusto”, secondo Carotenuto, “di creare un grande progetto di comunicazione di massa sfruttando la rete”.
Si è quindi dimostrato molto ottimista nella possibilità che l’informazione on line assuma la stessa importanza, se non maggiore rispetto al giornalismo di palazzo, e che anzi il giornalismo web diventi l’alternativa “ufficiale” a quello istituzionale.
A tal proposito ha preso la parola il collega di Caffenews Nicola Del Piano aprendo un acceso dibattito. Egli ha sostenuto come il programma di Carotenuto sia sì interessante, ma piuttosto utopistico. Oggi (e soprattutto in Italia) si parla di stampa legandone il concetto all’imprenditorialità, non ai contenuti. In tal modo egli ha spostato l’attenzione su una tematica molto più complessa rispetto a ciò che invece era lo scopo dell’incontro. Ha evidenziato infatti come in tutti i settori del mercato la stampa ha il suo business, che niente ha a che fare con l’informazione, ma se è vero ciò è anche vero che a livello istituzionale e delle garanzie, l’alternativa non c’è. Secondo il nostro collega, il giornalismo partecipativo può essere considerato oggi come un insieme di “commenti” a quello ufficiale, giudizi agli articoli riportati sulla stampa di sistema, non un’alternativa avente lo stesso valore, sia dal punto di vista economico che progettuale.
Il Master del Giornalismo che ha sede a Macerata è pertanto un qualcosa che comunque non ha risvolti produttivi almeno nel breve termine. Ciò anche perché si può imparare a fare giornalismo, ma non si può imparare a fare giornalismo on line! Scrivere sul web è un qualcosa che tutti possiamo fare (talento a parte, ovviamente!) e che non ha un campo di applicazione oggi approfondibile con un master.
Se vogliamo dirla con tutta franchezza, parlando del giornalismo partecipativo parliamo di fumo. Ma sia chiaro, questo non in merito ai contenuti, che dal punto di vista della qualità possono essere addirittura superiori a quelli della stampa ordinaria, ma di un riconoscimento ufficiale da parte delle istituzioni.
Ovviamente a ciò è seguita la reazione di Carotenuto, differente da quella di Del Piano ma anche di Giulietto Chiesa, giornalista professionista, ex corrispondente da Mosca per l’Unità e La Stampa, oltre che per il TG5, il TG1 e il TG3.
Chiesa ha sostenuto che farà anche male agli addetti ai lavori del giornalismo partecipativo, ma la vera informazione in Italia è solo quella della carta stampata, che ha un padrone e una precisa linea editoriale.
“La carta stampata è visibile” ha aggiunto Mario Secondo sempre di caffenews, “ed essendo tale è credibile”. Se la gente compra un giornale crede a ciò che è scritto. Può essere fonte attendibile, può non esserlo, ma essendo visibile è notizia, vera o falsa è notizia.
Difatti, in relazione alle grandi case editrici legate alla politica e da essa gestite, possiamo trovarci in presenza di due tipologie di problematiche.
Una l’abbiamo già sviluppata e riguarda la differenza tra i vari tipi di giornalismi. L’altra riguarda invece l’attendibilità e la credibilità della notizia.
Sui maggiori quotidiani è presente la notizia di parte, che quindi notizia non è. L’editoria italiana è in mano ai maggiori imprenditori e in mano ai politici. Rappresenta solo ciò che l’uomo politico o la parte politica proprietaria del giornale vuol far dire di sé, usando quindi il giornale stesso per fare pubblicità alla propria persona e alla propria impresa. E’ una sorta di megafono dalle immense dimensioni che entra nelle case della gente. In questo senso quindi non si può parlare di informazione, né tanto meno di libera informazione (o informazione libera, immagine della “vera” democrazia).
Senza entrare nel discorso politico in senso stretto, basta acquistare oggi tra i due più importanti quotidiani nazionali: “La Repubblica” e il “Corriere della Sera”, il primo del Gruppo Editoriale L’Espresso, il secondo di proprietà di RCS MediaGroup. Anche un bambino durante la lettura si accorgerebbe della differenza nei contenuti. E che notizia è se un giornale dice che il cielo è bianco e un altro sostiene che è giallo? Ciò rappresenta l’antitesi dell’informazione, il paradosso del giornalismo, definibile a questo punto mero pettegolezzo da parrucchieri!
Non si può dire altrettanto del giornalismo partecipativo. Chi scrive su un giornale web non ha padroni. E’ libero, è indipendente. Può certo sbandierare ai quattro venti quali sono i suoi ideali politici, ma senza avere nulla in cambio. Può scrivere una notizia per intero, senza limare un po’ di qua e un po’ di là ciò che non piace all’editore. Può utilizzare gli spazi e la metrica desiderate, senza essere limitati in poche righe. Sul nostro giornale può scrivere chiunque, chi sta con, e chi sta contro. Il nostro direttore non censurerà mai nessun pezzo. Perché non è questo il nostro fine. Noi vogliamo scrivere, vogliamo informare. E vogliamo farlo senza condizionamenti e giochi di potere. Ecco perché chi scrive su un giornale on line è libero, indipendente…. ma povero! Nessun editore, niente politica, nessun guadagno.
Possiamo solo sperare che le cose cambino, ma fino a quando non ci sarà una regolamentazione in materia non potremo far altro che scrivere, informare, denunciare… e sognare che un giorno anche noi della redazione di Caffenews potremmo essere definiti giornalisti.

Da sinistra, Lina Pasca, Mario Secondo, Raffaele De Chiara, Arianna Fraccon, Nicola Del Piano, Paolo Esposito
Lina Pasca



Confezionate per amici, conoscenti, familiari, e chi più ne ha più ne metta, lettere, cartoline, canzoni, video, immagini. Date sfogo alla vostra fantasia, non importa quanto sia grande il vostro regalo, ma quanto sia bello e originale! Inviate poi i vostri regali ben incartati a caffenews@libero.it entro il 23 Dicembre. Provvederemo noi a pubblicarli tutti tra la sera della vigilia e il giorno di Natale...



































































grazie delle ottime riflessioni e di aver partecipato! ma non c’e’ da “sognare… di essere definiti giornalisti”, lo siete e lo siamo di gia’, e senza bisogno di cartellini o accrediti di chicchessia – lo siamo quando produciamo, con serieta’ e competenza, informazione e cultura online cosi’ stiamo facendo da tempo, no?
Ciao Paolo, davvero in gamba!
Teniamoci in contatto.
Daniele Vinci
Mi permetto un commento, un incoraggiamento, forse un eccesso di ottimismo?.

Il sogno puo’ avverarsi se siamo determinati a sviluppare una rete di informazione seria e documentata, che sappia costituire un complemento o un’altrernativa all’informazione oggi detta “mainscreen”.
Non deve trattarsi semplicemente di esprimere opinioni, di contestare, di essere tante piccole voci fuori dal coro; ma di creare un prodotto valido di per sè, che testimoni l’impegno e la volontà di informare con passione e coerenza, per realizzare un progetto collettivo.
Ci si richiede inoltre non solo di “esserci”, ma di riportare fatti con la necessaria correttezza formale, il necessario background di fonti e ricerche, la possibilità di coinvolgere e interessare, dar vita ad una dialettica qualitativa in continuo movimento che offra uno sguardo attivamente proiettato verso il futuro. Presente e futuro senza dimenticare lo stesso “passato”, che è altrettanto importante da conoscere e raccontare.
Se vogliamo rivendicare un ruolo, costruire un’etica, una professionalità, dobbiamo lavorare per un questo obiettivo,e innanzi tutto consolidare le basi da cui partiamo senza dare nulla per scontato.
La volontà è indubbiamente un ottimo motore… dobbiamo agire ognuno singolarmente per l’ottimizzazione della qualità, ma dobbiamo anche unirci, incontraci, fra di noi e con gli altri esseri umani a cui vogliamo rivolgerci.
Fotografare il bianco, il nero, il conforme, il discorde; il santo, l’infame… : dobbiamo mettere in gioco tutte le carte, al servizio della completezza dell’informazione che rivendichiamo e vorremmo realizzare!
In fondo, anche la realtà che percepiamo, i colori degli oggetti che ci circondano, non sono una caratteristica psicofisica soggettiva? Non sono forse nel nostro sguardo e nella nostra testa?
La misura del colore si basa però poi sull’analisi e l’incontro/confronto dello spettro di emissione dell’illuminante, quello dell’oggetto illuminato, lo spettro di riflettanza dell’oggetto e non ultima la sensibilità dell’occhio agli stessi!
Insomma…dobbiamo agire.
Grande pezzo! Grande foto! Grande redazione!!