In seguito alla pubblicazione di “Funzione rieducativa della pena tra realtà e utopia” a cura di Raffaele de Chiara ci è pervenuta una lettera da cui è scaturito un botta e risposta che condividiamo volentieri con i lettori di Caffè News Magazine…
ho letto con interesse il suo articolo del 28 c.m. pubblicato sulla rivista on-line Caffè News, dal titolo “Funzione rieducativa della pena tra realtà e utopia”. Devo dire che il suo articolo è molto interessante, e se il suo scopo era quello di infangare il lavoro che, con spirito di sacrificio ed abnegazione, svolge quotidianamente la POLIZIA PENITENZIARIA, c´è riuscito o almeno ci ha provato. Fortunatamente la Polizia Penitenziaria non è addetta alla pulizia dei bagni che sono sulla pubblica via, né tantomeno fra i suoi compiti vi è quello di evitare che delle persone c.d. “civili” scrivano o sporchino e comunque rendano “lercio” un “parallelepipedo di lamiera” e neanche quello di ricordare ai familiari dei detenuti che sarebbe opportuno dare precedenza per i colloqui agli invalidi e/o ai bambini piccoli. I compiti della Polizia Penitenziaria sono ben altri, e li facciamo al meglio, naturalmente ogni giorno dobbiamo fare i conti con il personale sempre sotto organico le strutture spesso non nuovissime e il numero dei detenuti sempre in aumento; mi creda che quanto appena elencato ci basta e ci avanza a rendere il nostro lavoro molto pesante ed sfiancante e non è necessario che nessun scribacchino aggiunga altro.
Attendo una sua risposta.
In fede
R. B.
P.S. la invito a dare un occhiata anche di sfuggita alla legge 309/90 e al sito http://www.polizia-penitenziaria.it, scoprirà un mondo a lei sconosciuto.
Gentile Sig. B.,
Sebbene lei non si sia qualificato, non è chiaro se lei faccia o meno parte del corpo della polizia penitenziaria, dettaglio non trascurabile ai fini di una corretta impostazione della discussione, tenterò ugulamente di dare una risposta.
In primis, non era mia intenzione infangare il corpo della polizia penitenziaria, a mio modo e secondo le mie modeste capacità, mi sono limitato semplicemente a fotografare una situazione, se lei è in grado mostrarne delle altre sarò ben lieto di analizzarle.
In secondo luogo, non ho mai affermato che sia compito della polizia penitenziaria pulire i bagni, ergo, francamente, non capisco il perchè della sua polemica. La responsabilità sarà di chi di dovere… ma è un fatto incontestabile che i bagni siano inservibili.
In terzo luogo, Convengo con lei sul fatto che la civiltà e la buona educazione non la si può certamente imporre dall’alto, ma creare delle strutture in grado di educare realmente al bello non guasterebbe di certo.
Da ultimo concordo ancora una volta con lei, “i compiti della Polizia Penitenziaria sono ben altri” infatti, è proprio a loro che spetta il compito delicatissimo di tramutare in atti concreti il difficile processo di rieducazione del condannato, peccato però che non sempre ciò avvenga nel giusto modo.
Al riguardo sarei proprio curioso di sapere qual è la sua considerazione dei condannati; chi è per lei un detenuto?
Valga, per qualsiasi risposta che lei voglia eventualmente darmi, quanto già rilevato anni orsono dal Guarnieri “Chi osservi il reo non già nel momento in cui delinque ma quando piegato dalla forza della società ci mostra ancora volto e cuor d’uomo, non potrà non vedere una parte di se stesso, non potrà non sentire come sua la di lui sofferenza e offesa la stessa società in uno dei suoi membri”
Post Scriptum
Le faccio notare che è proprio il lavoro di quelli che lei molto gentilmente definisce “scribacchini” che valorizza l’opera di chi si attiene ai principi dettati dal nostro ordinamento a discapito di chi invece non sa far altro che guardare il dito allorqando gli si indica la luna.
Ancora, di comune accordo con lei e con il direttore, sarei davvero ben lieto di rendere pubblico sul sito del caffe’ questo nostro scambio epistolare.
Distinti Saluti
Raffaele de Chiara
Gentile Signor DE CHIARA,
le risponderò cercando di seguire lo stesso ordine che lei ha dato nella sua lettera e alla quale mi accingo a rispondere, inizio col dirle che faccio parte della Polizia Penitenziaria con la qualifica di Assistente, forse non l´ho scritto chiaramente nella mia e-mail però credo si poteva desumere, sicuramente lei non ha voluto trarre conclusioni e sono d´accordo con lei. Credo nella sua non volontà nell´infangare il Corpo di Polizia Penitenziaria, ma chi legge il suo articolo capisce ben altro, se lei parlando della rieducazione del condannato e di un Istituto Penitenziario passa poi a parlare della sporcizia che si trova appena fuori da quest´ultimo, è come se lei qualche mese fa parlando della rieducazione all´interno del carcere Secondigliano” di Napoli iniziava una dissertazione sul problema dell´immondizia che si trovava davanti all´Istituto di pena. Purtroppo il collegamento è automatico, ma in realtà le cose non sono per niente collegate. La rieducazione è fatta all´interno dell´Istituto con i mezzi che lo Stato (e quindi noi tutti) mette a disposizione, mentre tutto quello che attiene alla pulizia e al decoro fuori dalle mura di cinta penso sia compito dei comuni e comunque non di un qualsiasi operatore penitenziario. Senza dubbio la pulizia è alla base del vivere civile, ma lei parlava di rieducazione dei detenuti e non un articolo sul degrado delle città italiane. Se vuole, sarò ben lieto di darle alcuni spunti per un articolo sulla rieducazione, intanto provi a fare un´inchiesta giornalistica sull´analfabetismo non solo dei condannati ma di tutti i detenuti. Infine le scrivo la mia personale considerazione riguardo alla rieducazione del condannato, tengo a precisare e ribadisco personale considerazione: intanto credo lei faccia confusione fra detenuto e condannato, infatti, giuridicamente parlando le due cose non sono sinonimi, e spesso accade che il detenuto non sia condannato e che (ahinoi) il condannato non sia detenuto. Il compito della rieducazione affidato alla Polizia Penitenziaria (ma non solo a noi) è molto delicato e di difficile attuazione, mancano gli strumenti; non si può pensare di fare rieducazione solamente organizzando dei corsi di elettricista dove il nostro compito è solamente quello di vigilare che il condannato a fine giornata non tenti di nascondere, allo scopo di introdurre in sezione, un utensile. La rieducazione dovrebbe partire innanzi tutto dalla separazione reale tra condannati, e i detenuti in custodia cautelare. Poi seguendo dei percorsi rieducativi ad personam e non uguali per tutti, partendo da chi ha rubato per fame arrivando fino al capo di una famiglia mafiosa, passando dal direttore di banca che per debiti di gioco ha svuotato la cassa dell´istituto di credito e da chi ha fatto una strage perché lo avevano licenziato. Nell´attesa di una sua eventuale risposta, mi riservo di autorizzare la pubblicazione di questo scambio epistolare.
In fede
R. B.
P.S. Lungi da me voler sminuire il lavoro del giornalista, ma il mio definirLa “scribacchino” aveva uno scopo doppio, innanzitutto di spronarla a rispondermi e poi di utilizzare dei “sinonimi” del vocabolo giornalista cosi come Lei ha fatto utilizzando le parole “guardia” e “secondino”, sa, anche a me hanno dato fastidio!
Gentile Sig. B.,
Rispetto le sue opinioni ma continuo a non condividerle. Il suo ultimo j’accuse nei miei confronti è un’offesa all’intelligenza dei lettori, credo fermamente infatti che quest’ultimi siano bene in grado di distinguere i vari tipi di mansione. Ancora, l’immane scempio ambientale antistante la struttura non insisteva affatto su di un suolo urbano, bensì era ricompreso all’interno della struttura penitenziaria. Riguardo “la confusione fra detenuto e condannato” mi spiace ancora una volta contraddirla, ma essendomi laureato in Giurisprudenza e per giunta con una tesi in Diritto Penale sulla “Funzione rieducativa della pena” la suddetta differenza mi è quanto meno abbastanza chiara… il problema è se la medesima chiarezza appartenga anche a chi è chiamato ad applicare in concreto i principi posti nella Carta Costituzionale. Come mi spiega altrimenti, e qui convengo con lei, la convivenza nella medesima cella di un condannato in via definitiva e di un indagato (ergo non ancora rinviato a giudizio) soggetto a custodia cautelare in carcere?
Da ultimo mi trovo nuovamente d’accordo con lei riguardo la presonalizzazione del percorso rieducativo dei condannati.
Post Scriptum
Mi permetta un’ultima notazione.
Credo che lei sia troppo precipitoso nelle considerazioni, la prima cosa che mi ha insegnato il giornalismo è che prima di emettere un giudizio deve esserci un’attente verifica dei fatti. Se mi sono permesso di usare il sinonimo di secondini al posto di agente di custodia è perchè nella fattispecie specifica, da un’attenta verifica delle fonti, quel termine è risultato essere il più appropiato per inquadrare quella situazione che non contesto possa essere un infelicissimo unicum.
Saluti
Raffaele de Chiara
Gentile Signor DE CHIARA,
intanto mi scuso se non le ho risposto subito, ma mi creda mi è stato proprio impossibile. Per quel che riguarda i lettori del giornale in cui lei scrive io non intendevo offendere la loro intelligenza, ma sono convinto che abbiano scarsa conoscenza del mondo penitenziario, purtroppo in Italia del carcere si sa poco e niente. Devo confessarle che non conosco il carcere di cui lei parla quindi non so se effettivamente i bagni sono o no all´interno dell´area pertinente alla struttura penitenziaria, ma mi sembra difficile che lei abbia avuto la possibilità di accedervi liberamente, credo piuttosto che siano attigui alla struttura, ma all´esterno di essa. In merito alla confusione fra detenuto e condannato credo che abbia frainteso, io ho scritto che lei non sa la differenza ma che nella lettera ha fatto confusione (copio testualmente “Al riguardo sarei proprio curioso di sapere qual è la sua considerazione dei condannati; chi è per lei un detenuto?”) so perfettamente che la sua tesi verteva sulla funzione rieducativa della pena, giacché è scritto nel suo profilo inserito nel giornale e lo avevo letto prima di scriverle la prima e-mail, anzi devo confessarle che è stato proprio questo a spingermi a scriverle.Infine le ribadisco che “secondini” NON è sinonimo di Agente di Custodia, ma ne è il dispregiativo, al contrario Agente di Custodia è sinonimo di Polizia Penitenziaria, ma è un termine obsoleto. Il Corpo di Polizia Penitenziaria nasce con la Legge 395/90, con la quale viene sciolto il Corpo degli Agenti di Custodia (a cent´anni dalla sua costituzione) e istituito il Corpo di Polizia Penitenziaria. Non è solo questione di nomi, ma di competenze, infatti, detta Legge oltre ad assegnare al neonato Corpo di Polizia il servizio di Traduzione e i Piantonamento dei detenuti e degli internati, gli affida un compito ancora più importante ossia “partecipa, anche nell’ambito di gruppi di lavoro, alle attività di osservazione e di trattamento rieducativo dei detenuti e degli internati”. Nel porgerle distinti saluti, la autorizzo alla pubblicazione del nostro scambio di vedute ma a due semplici condizioni, la pubblicazione integrale delle e-mail senza tagli e smussature e la pubblicazione delle sole mie iniziali.
In fede
R. B.

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I compiti della Polizia Penitenziaria sono talmente tanti che bisogna in primo luogo distintinguere tra principali e secondari,questi ultimi non meno importanti dei secondi.
Certo la rieducazione,anzi risocializzazione,è un compito che ”dovrebbe” essere attuato in equipe con altre figure,ma nella realta’ dei fatti la Polizia Penitenziaria convive ed opera molto spesso da sola vivendo ogni giorno per 24 h. consecutive con il ristretto,sia esso condannato o privato momentaneamente della liberta’ per una misura custodiale cautelare.
Garantire quindi la privazione della liberta’ a soggetti sulla base di un legittimo provvedimento della magistratura è un compito forte e che deve essere garantito al meglio,cosi’ come cercare di garantire sollecitando i professionisti sanitari quando vi siano (e vi sono) problematiche sanitarie che possono andare da semplici probemi sanitari a gravissime patologie psichiatriche,attualmente in forte aumento.
Garantire le traduzioni all’esterno del carcere dei detenuti e il piantonamento dei detenuti nei luoghi di cura esterni,cosi’ come anche garantire le misura alternative alla detenzione negli ex CSSA,UEPE.A questi bisogna aggiungere altri compiti,p.e. ordine pubblico,polizia stradale,ecc… TUTTI COMPITI ESPLETATI CON PROFESSIONALITA’ ED IMPEGNO MA CON ORGANICI RIDOTTISSIMI….
Tanti e molti compiti che si vogliono ignorare perchè ignorando la Polizia Penitenziaria si ignora il mondo carcere come se fosse un problema di qualcun altro e non dell’intera societa’.
Una cosa non capisco: perchè una volta gli spazzini erano spazzini, i portantini erano portantini, i secondini idem tutti li chiamavano con i loro nomi e nessuno si offendeva? Oggi ci sono gli operatori ecologici, gli oss (operatore socio sanitario), gli agenti di custodia…………invece per chi viene in Italia per emergeregere dal proprio status, per loro invece sono riservati termini tipo: immigrato, zingaro, nomade, badante (quello che fa un oss ne più ne meno), negro! Perchè?
Gentile e poco attento signor SECONDO,
se lei avesse letto quello che ho scritto e che il signor DE CHIARA mi ha chiesto di pubblicare, avrebbe capito due cose molto semplici ma fondamentali:
1) gli Agenti di Custodia non esisto più da 19 anni e al loro posto è stato istitutio il Corpo di Polizia Penitenziaria;
2) non è solo questione di nome, il Corpo è stato stravolto, infatti è stato smilitarizzato, sono entrate a farvi parte le donne e cosa fondamentale e centrale in questa discussione, al Corpo di Polizia Penitenziaria è stato anche affidato il compito di partecipare alle attività di osservazione e trattameno dei detenuti.
Certo tra spazzino e operatore ecologico forse è cambiato poco, ma a lei cosa le costa chiamarlo operatore ecologico?
Tanti anni fa la Canale 5 si chiamava Tele Milano 58 e la RAI si chiamava EAP (o qualcosa di simile), lei oggi come le chiama?
Infine aggiungo che se qualcuno mi chiama Agente di Custodia io non mi offendo, anche perchè tanti sono stati gli appartenti al Corpo che hanno versato il loro sangue per garantire l’ordine e la sicurezza all’interno degli Istituti Penitenziari italiani e quindi garantire a lei e a me una società più sicura, ma comunque faccio presente al mio interlecutore che il Corpo ha assunto una nuova fisionomia e un nuovo nome, se invece qualcuno mi chiama secondino la cosa è diversa, infatti non è mai esistito un Corpo con tale nome ed è un dispreggiativo.
ogni cosa ha un nome e il Corpo degli Agenti di Custodia (il cui motto era VIGILANDO REDIMERE),nato nel 1890,ha cessato di esistere,tranne che per il ruolo ad esaurimento degli Ufficiali,nel 1990 con la ‘’smilitarizzazione e al suo posto e’ stata istituita la Polizia Penitenziaria(motto DESPONDERE SPEM MUNUS NOSTRUM).
Il nome ‘’secondini” è dispregiativo e forse neanche piu’ i detenuti lo usano,ma una stampa negativa o ignorante.
Il problema è quando tale nome viene usato dai politici che ”dovrebbero” conoscere le Istituzioni e i Corpi dello Stato.