Expedia, leader mondiale nella prenotazione on- line di viaggi, soggiorni e pacchetti vacanze, ha stabilito una classifica dei “migliori” e “peggiori” viaggiatori, sottoponendo il sondaggio a più di 4500 albergatori di tutto il mondo.
L’indagine è stata realizzata attraverso la compilazione di questionari a punti:per ogni domanda la nazione migliore poteva totalizzare 10 punti, mentre la peggiore zero.
L’alloro è andato ai giapponesi, per il terzo anno di seguito incoronati come “migliori turisti”, merito del loro sorriso, si dice, della discrezione e della buona educazione.
Niente da fare per gli italiani, tutt’altro che ai vertici della classifica. Più alto il consenso al di fuori dell’Europa: se nel Vecchio Continente si posizionano ventottesimi, in Asia e in America riescono a scalare rispettivamente ben 18 o 16 posizioni, 10 in Africa.
Ci rimproverano la cattiva educazione, l’abitudine a parlare troppo ad alta voce, puntualmente nei posti ritenuti meno adeguati, come per esempio i luoghi di ristoro. Inoltre, diamo pure la colpa alla crisi, ma parliamoci chiaro, noi italiani con le mance non ci abbiamo mai saputo fare: gli stranieri, impietosi, ci rimproverano anche questo.
Ma la vera bocciatura arriva in materia di lingue: gli ospiti made in Italy non si mostrano disponibili ed elastici nell’ imparare la lingua del posto; quasi peggio se parliamo di inglese, idioma internazionale, con il quale sembra che in media riescano a malapena ad arrangiarsi.
A bacchettare così i vacanzieri del Bel Paese sono soprattutto gli esercenti di Repubblica Ceca, Germania, Francia, Austria e anche Spagna.
La classifica non risparmia neanche gli americani, retrocessi al 26esimo posto, insieme con i francesi, sprofondati al di fuori di ogni sospetto in coda alla graduatoria.
Premio di consolazione: gli abitanti dello stivale, che fin dal 2003 detengono lo scettro di turisti più chic in barba ai tedeschi, considerati i più “sciatti”, sono stati nominati anche quest’ anno Campioni di stile.
A sorprendere e colpire all’estero è sempre più la nostra passione per la moda, la capacità di abbinare vestiti, scarpe, accessori, il tutto stipato in grandi valigie. Da mescolare e condire con il solito panico da check-in.
Incubo o Déjà vù?
Arianna Fraccon

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