Ha solo 25 anni, ma è cresciuta in fretta, troppo in fretta, Mena. L’appuntamento è in un bar del centro, mi raggiunge col figlio. Non dimentica le sue origini, la sua città, Sant’Antimo, ma è contenta per esser riuscita a portare il figlio via di lì. Da alcuni anni vive al Nord, a Modena. Ricorda ancora con nostalgia quel giorno di settembre 2003 quando con l’attuale marito prese il primo treno verso la speranza, la speranza in una vita migliore.
La storia di Mena è la storia di tanti emigranti, ma matura in un contesto familiare poco felice. Un padre che abbandona la famiglia e non farà mai più ritorno a casa, una madre che, malata, lascerà i figli presto, troppo presto. E lei, Mena, la più grande, che fin da piccola dovrà occuparsi dei suoi tre fratelli.
Ci tiene a specificare che se non ha fatto le scuole “alte” è stato perché sin da subito ha dovuto lavorare per tirare avanti un’intera famiglia. Poi un giorno lei ed il suo ragazzo hanno deciso di fare il grande passo, sposarsi e trovare un futuro altrove. “Se mi sono sposata così presto è stato anche per avere indipendenza dal resto della mia famiglia che avevo dovuto portare avanti per tanto tempo con le sole mie forze. Non era quella la vita che volevo per me!”.
Ed è così che hanno deciso di trasferirsi in Emilia Romagna, hanno puntato il dito proprio su quella regione per iniziare una nuova vita, da zero. Senza amici e nessun familiare, passo dopo passo, hanno trovato lavoro, lui alla Fiat, lei in un’officina metalmeccanica che produce pezzi per Ferrari, Maserati e Lamborghini.
E intanto il piccolo Francesco cresce, è in seconda elementare, gli piace la città in cui vive, è contento delle sue amicizie, si trova bene. “E’ naturale – continua Mena – ci manca il calore della gente di Napoli, ma è il prezzo per una vita migliore per mio figlio, per garantirgli un futuro”.
La vita al Nord è più cara rispetto al Sud, Mena e il marito vanno avanti con difficoltà, ma stringono i denti. “ Pensa – continua – che, quando chiudono le scuole e noi genitori dobbiamo lavorare, mandare nostro figlio in un centro estivo ci viene a costare minimo mille euro. E il Comune dorme, non ci assicura un servizio pubblico, visto che di risorse ne ha”.
Mena si domanda se è chiedere troppo voler vivere nella città in cui è nata, perché è stata costretta ad emigrare, perché lo Stato non fa politiche serie per il Mezzogiorno, perché lo Stato non dà priorità al Sud rispetto ad altre questioni.
“Non c’è niente che funzioni, a partire dal lavoro che manca e dalla camorra che ha il monopolio di tutto. Se hai santi in paradiso lavori, se no sei costretto ad emigrare o a vivere da fame come molti. Pochi hanno il coraggio di emigrare, perché per me è coraggio!”. Lo Stato non vuole esserci al Sud, per Mena, perché se vuole sa come esserci.
Paolo Esposito

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Grande Mena!
Emigrare non vuol dire scappare, ma rinascere (non so di chi sia questa citazione, ma credo che calzi al pennello).
Grande Mena! Emigrare non vuol dire scappare, ma rinascere (non so di chi sia questa citazione, ma credo calzi al pennello).
Saluti.
rinascere si ma fuori da quella città dove si è nati dove si lascia sempre qualcosa di se… e mi chiedo xkè tutto questo accade ancora oggi ,ma come tutte le domande che riguardano il “SUD” non si ha risposta ……