Il futuro? Una sfida con il destino persa già in partenza. E’ questo lo stato d’animo dei precari campani del mondo della scuola. In Campania sono circa ottomila i tagli decisi dal ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini che colpiranno sia gli insegnanti che il personale ATA.
<<Ho trascorso l’estate nella speranza che si aprisse uno spiraglio - A dichiararlo tra l’adirato e l’ironico è Assunta M. che poi prosegue - Insegno, anzi insegnavo, da precaria nelle scuole superiori. Ho due lauree e due master. Ho 12 anni di insegnamento già maturati. I miei studenti di qualche anno fa si sono già laureati e alcuni già lavorano, io sono ancora precaria. Anzi, disoccupata>>
Storie simili eppure diverse come quella di Vincenzo S., insegnante precario di strumento musicale il quale lamenta <<A Napoli per noi ci sono 36 cattedre a disposizione ma solo in due sono stati chiamati per le immissioni in ruolo>>
Toni pugnaci anche quelli di Antonella Vaccaro, portavoce del Coordinamento precari <<Qui è in gioco lo smantellamento della scuola pubblica. Difenderla dovrebbe essere interesse di tutti indipendentemente dal colore del partito di appartenenza>>
Tutto vero, ma c’è un dato nella protesta, legittima, che sembra essere costantemente ignorato, la difesa della scuola non passa forse anche per il suo corretto funzionamento? Sovente capita di assistere a lassismi di ogni genere, assistenti amministrativi che giochicchiano al computer, bidelli nullafacenti gironzolanti all’interno degli istituti piuttosto che stravaccati sulle seggiole a far capannelli, docenti frustrati che non trovano nulla di meglio che abusare del nostro garantismo trascorrendo più giorni di ferie che di lavoro. Perchè non protestare anche per questo? Non è forse anche ciò che determina l’inefficienza e l’esigenza dei tagli?
Tante volte avrei voluto vedere quegli stessi precari che oggi giustamente protestano per la perdita del proprio lavoro fare lo stesso anche dinanzi al quotidiano sfacelo che si consuma nelle scuole campane e non solo, ma mai o raramente ciò è avvenuto.
Lungi da me concordare con una politica indiscriminata dei tagli portata avanti dall’attuale governo, ma ugualmente distante è la visione semplicistica e riduttiva di una scuola vista come un’isola felice oltraggiata da una scellerata politica di parte. A tutti coloro, personale ATA e docenti, in questo difficile momento va la mia solidarietà, con riserva però.
Raffaele de Chiara
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Maria Star ha detto: «C’è stata una strumentalizzazione pesante da parte della sinistra che ha cercato di far credere che la piaga sociale del precariato abbia origine con questo Governo». Negli anni ‘80 e ‘90 si è proceduto ad abilitazioni di massa. 125.000 persone sono entrate nelle graduatorie e altrettante sono state chiamate a fare supplenze brevi senza aver superato concorsi. «La scuola è stata trattata come un ammortizzatore sociale e oggi se ne pagano le conseguenze». Lei Come al solito accusa la Sinistra, come se la Sinistra di oggi fosse la stessa di 20 o 30 anni fa. Ma i conti in tasca loro del Governo attuale se li sono fatti più che bene!E non sono certo migliori di chi li ha preceduti in Sessant’anni! Intanto il mercatificio di Abilitazioni a noi è costato molti soldi, anni e anni di studio e anni e anni di precariato e di esperienza che lei non ha e non ha mai fatto prima di ricoprire una carica così importante. Vergogna! Vogliamo Umberto Eco alla Pubblica Istruzione