Scrivo da figlia. I ragazzi che vi sono stati strappati avevano poco più e poco meno della mia età.
Non scrivo per alimentare polemiche, né per ergermi a giudice o fornirvi la “mia verità”.
Mi auguro, infatti, che la giustizia possa rivelarsi davvero GIUSTA e IMPARZIALE; possa così far luce su delle morti che troppo superficialmente vengono archiviate come avvenute in “circostanze misteriose” o come frutto di imprudenze da parte delle vittime stesse.
E’ paradossale che talvolta le vittime diventino colpevoli assoluti, quasi come se le botte e la morte se le siano meritate o cercate; questo modo di concepire le vicende mi sembra una grave offesa alla memoria di questi giovani, così come un ulteriore terribile oltraggio a quei corpi senza vita, sfregiati e deturpati da tanta violenza feroce.
Questa lettera vuole esprimere tutto il mio sentire e il mio sgomento di fronte a questi terribili episodi. Non vuole essere però un conforto; peccherei di presunzione se concepissi questo piccolissimo gesto così. Non potrebbe essere di conforto semplicemente perché una morte, o meglio l’uccisione di un figlio, non può essere confortata da nulla, nemmeno dalle più belle e più nobili parole… Forse un barlume di sollievo si può avere solo dalla giustizia.
Due famiglie diverse, con trascorsi totalmente differenti, ma accomunati da un identico dramma. Immagino i vostri animi, distrutti, immagino le vostre esistenze prima vissute “nell’anonimato” della gente comune, ora invase e devastate dall’orrore culminato in quei corpi straziati.
Ciò che è accaduto in entrambi i casi è qualcosa di umanamente insopportabile e intollerabile. Nessuno sarebbe in grado di sostenere un dolore così grande. Nessuno!
Nessuno accetterebbe in silenzio questo orrore. Nessun genitore potrebbe mai tollerare la visione del proprio figlio in quelle condizioni. Nessuno!
Non nascondo di aver pianto e di essere rimasta profondamente turbata dopo aver constatato con i miei occhi i segni di violenze su Federico e Stefano.
Due ragazzi giovanissimi le cui vite sono state fermate non solo nel fiore degli anni, ma con modalità atroci e inaccettabili.
Questo io lo trovo intollerabile. Io, (come moltissima gente di ogni età e di ogni dove), trovo che questo non possa accadere e non debba accadere in un Paese “civile”.
Io trovo che voi abbiate DIRITTO ad avere giustizia e che il vostro dramma abbia il DIRITTO sacrosanto si essere raccontato per intero, senza squallidi tentativi di archivio-rapido dato che le vicende in questione potrebbero risultare scomode per qualcuno.
Ciò che Federico e Stefano hanno subito è certamente un pestaggio da parte di qualcuno, un qualcuno privo di umanità e la cui anima certamente grondava e trasudava di eccesso di potere, di delirio di onnipotenza, di bisogno di sfogare una violenza disumana.
Qualcuno, come nel caso di “Aldro”, IN DIVISA.
Ricordo che il video girato dalla Polizia scientifica a Ferrara, lo vidi poco tempo dopo il terribile episodio, a casa della mia migliore amica, la quale sapendo la mia impossibilità alla rassegnazione di fronte alle ingiustizie e sapendo di quanto fossero forti le immagini, mi aveva prudentemente “preparata” al tipo di visione. Ma non servì.
Quelle immagini sono delle coltellate in pieno petto per chiunque (figuriamoci per la famiglia), non solo per le evidenti violenze su Federico ma anche per la solitudine e lo squallore circostante.
Mi scuso se le mie parole possono in qualche modo riaprire le ferite, ma non c’è alcun intento irrispettoso in questa lettera.
Mi rincuora però che per la morte di Federico le condanne nei confronti dei quattro poliziotti accusati di omicidio colposo si siano finalmente avute; si sono avute anche grazie alla mobilitazione della signora Patrizia e di suo marito e grazie anche alla grande partecipazione delle coscienze civili.
Nel caso recentissimo di Stefano, mi auguro di tutto cuore che chi si è macchiato di un crimine efferato del genere, chi lo ha massacrato portandolo alla morte, chi ha restituito alla famiglia non più un ragazzo sano e sereno, ma un cadavere visto in condizioni terribili da dietro il vetro dell’obitorio, paghi severamente al più presto.
Mi domando come si possa rispondere ad una famiglia che, nonostante i mille tentativi, non ha potuto avere alcun tipo di contatto con il figlio, né in carcere, né in ospedale e che ha appreso della morte del figlio attraverso la richiesta di autorizzazione all’autopsia, come si possa rispondere che il proprio figlio “ SI E’ SPENTO”? Quale genitore potrebbe tollerare una risposta tanto assurda? Si è spento un ragazzo di 31 anni sanissimo? Non è credibile, non lo è affatto. Anche perché le immagini purtroppo rivelano una verità ben diversa: molto più atroce e sconcertante.
Spesso si dice che di fronte alla morte di una persona cara le “parole siano superflue ed inutili”. Molto spesso condivido questa frase. Ma non in questi casi.
Credo che quando accadono tragedie simili, le parole DEBBANO esserci, le voci DEVONO levarsi chiare e nitide per ripudiare e ridurre in brandelli spessi muri di omertà che si tentano di alzare per coprire degli assassini. Credo che solo attraverso il racconto, attraverso la diffusione, attraverso la rete di solidarietà e di affetto, attraverso la salvaguardia della memoria, questi episodi terribili possano riscontrare il movimento delle coscienze della gente.
Stefano e Federico potrebbero essere potenziali figli, fratelli, cugini, amici, fidanzati di ognuno di noi. Potrebbe accadere a noi stessi o ai nostri cari, perciò tendiamoci le mani a vicenda, stringiamoci fraternamente e non lasciamo che questi ragazzi e le loro famiglie cadano nel dimenticatoio.
Mi scuso sinceramente se con questa lettera mi sono permessa di citare più volte Federico e Stefano. Ma sappiate che ciò è stato fatto con il massimo rispetto verso la loro memoria e verso il vostro incontenibile, incolmabile dolore e dramma.
Con tutto l’affetto possibile,
Francesca Magno
Confezionate per amici, conoscenti, familiari, e chi più ne ha più ne metta, lettere, cartoline, canzoni, video, immagini. Date sfogo alla vostra fantasia, non importa quanto sia grande il vostro regalo, ma quanto sia bello e originale! Inviate poi i vostri regali ben incartati a caffenews@libero.it entro il 23 Dicembre. Provvederemo noi a pubblicarli tutti tra la sera della vigilia e il giorno di Natale...



































































E’ la prima volta che mi imbatto in questo sito ed è successo per caso perchè su Google ho digitato ill nome “Federico”… l’ho digitato perchè sabato notte ho visto “Un giorno in pretura” e sono rimasta colpita dalle testimonianze e dall’esame degli imputati.
Ieri, domenica, sono andata sul blog della mamma di Federico e ho letto qualche stralcio della lunghissima sentenza, poi ho visto il video della scientifica…
I fatti che vengono esplicati nella sentenza e le immagini del ragazzo da vivo e poi da morto mi hanno turbata… ho pensato a quando avevo la sua età e alla spavalderia che avevo nei confronti degli altri.. poi ho pensato che, anche se fosse vero che il ragazzo ha reagito in qualche modo alle Forze dell’ordine, la reazione è stata DISUMANA.
MI vergogno che esistano persone (gli imputati) che mentono sapendo di mentire, che possano guardare negli occhi i genitori di un ragazzo di diciotto anni e dire “era un indemoniato”.. resto anche basita dal fatto che molti dei testimoni sentiti hanno detto di avere sentito “ringhiare”.. cosa si intende per ringhiare? mi sconvolge solo il pensiero che questo dubbio se lo pongano anche i genitori del ragazzo.. sono madre e tremo al pensiero che qualcuno in divisa possa un giorno fermare mio figlio per un controllo e magari ammazzarmelo.. forse esagero… non so.
La vicenda di Stefano non la conosco per cui non posso esprimere opinioni ma condivido appieno l’articolo di Francesca.
Ciao Chiara,
mi permetto a darti del tu.
Proprio oggi sono stati resi noti 56 secondi di intercettazione all’interno del carcere di Teramo che testimoniano uno scambio di battute il cui oggetto di discussione era: il luogo idoneo dove i detenuti devono essere massacrati in carcere.
Mi spiego meglio.
Uno dei due protagonisti rimprovera l’altro per aver massacrato un detenuto “in sezione” dove la violenza è stata vista da un altro detenuto-testimone…E ribadisce, che il massacro va fatto “di sotto” …Lontano da occhi indiscreti!!!
Questo significa che il trattamento riservato a Federico e a Stefano, è una modalità di azione DIFFUSA e NOTA che però spesso viene coperta solo perchè chi esercita l’abuso indossa la divisa!!
Questo significa che siamo tutti potenziali Federico e Stefano.
Questo significa che, purtroppo, una parte dei componenti delle forze dell’ordine hanno un’anima che gronda di delirio di onnipotenza e che perpetrano abusi e violenze senza eccessivi timori per la pena conseguente.
QUESTO E’ GRAVISSIMO.
SONO GRAVISSIME VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI QUELLE ATTUATE SU FEDERICO E STEFANO OLTRE CHE VIOLENZE DISUMANE (COME LE HAI GIUSTAMENTE DEFINITE TU)!!!
SONO VIOLENZE CHE NON HANNO RAGIONE D’ESISTERE E CHE DOVREBBERO RISCONTRARE LA CONDANNA UNANIME ANCHE DEL MONDO POLITICO (che invece si affanna rapidamente a liquidare il tutto con affermazioni sommarie e sbrigative)!!
La storia di Stefano Cucchi ha dell’incredibile esattamente come la storia di “Aldro”.
A questo indirizzo puoi ascoltare direttamente dalle parole della sorella di Stefano l’andamento dei fatti:
http://www.youtube.com/watch?v=aBOQTwDTmL0
Certamente il racconto di Ilaria è molto più efficace di quello che potrei fare io. Ti invito davvero ad ascoltare quanto terribile sia quest’altra vicenda.
Aggiungo solo che la famiglia ha autorizzato la pubblicazione e diffusione delle foto del cadavere di Stefano. Io le ho visionate e ti anticipo già che sono molto molto molto forti e crude. Quel ragazzo è stato massacrato anche se stanno cercando di insabbiare tutto sostenendo che sia caduto (???)…I segni che presenta il corpo martoriato di Stefano non sono assolutamente compatibili con l’ipotesi della caduta.
Ha il volto sfigurato, 3 vertebre rotte, un occhio incavato e segni di tumefazione evidentissimi, oltre ad essere disidratato e dimagrito….
Non voglio accusare nessuno, non voglio fare mere ipotesi, la mia è solo una delle numerosissime voci che urla e urlerà instancabilmente : GIUSTIZIA, VERITA’ E CERTEZZA DELLA PENA A PRESCINDERE DALLA PRESENZA DI DIVISE O CAMICI.
Cordialmente,
Francesca
Ciao sono Erika e pure io l’altra sabato 31ottobre 2009 ho visto in tv “Un giorno in pretura”.Ho provato tanta rabbia anzi rabbia e’ dire poco.Ci si sente impotenti la gente che dovrebbe proteggere aiutare il cittadino cosa fa?Usa la violenza e ammazza senza pochi problemi un ragazzo di appena diciotto anni che aveva tanti interessi come la musica il karate gli amici. Federico quella sera non poteva difendersi no di certo era disarmato contro quattro psicotici perche’ per me quelli sono psicotici che erano armati di manganelli.E poi cosa cavolo e’ sta storia che Federico “ringhiava”?Bestemmiava?Addirittura che picchiava la testa contro il muro!!!Pero’ strano non hanno trovato segni di ferite sul muro o sbaglio?Allora non mi vergogno a dirlo dovrebbero vergognarsi pure gli altri testimoni che hanno detto queste calunnie!
Ciao Erika,
capisco le tue perplessità perchè sono esattamente corrispondenti alle mie.
Anche io sono rimasta profondamente turbata dalle vicende di Federico e Stefano non solo per l’orrore dei crimini che sono stati perpetrati sui ragazzi in questione, ma anche per la volontà di sminuire la gravità degli episodi e sulle soluzioni-facili e rapide con le quali si è tentato di fermare la ricerca della verità!!!
Nel caso di “Aldro” i quattro poliziotti sono colpevoli ACCERTATI e stanno scontando una condanna per OMICIDIO COLPOSO…Nel caso di Stefano c’è solo da augurarsi che si arrivi presto alla VERITA’ e ad ottenere GIUSTIZIA.
La cosa fondamentale è però non “abbassare la guardia”, non permettere che il “caso Cucchi” venga messo nel dimenticatoio perchè portatore di una verità scomoda: bisogna rimanere vigili e presenti, pressando costantemente affinchè chi ha commesso un crimine così efferato paghi pesantemente per aver stroncato la vita di una persona.
Cordialmente,
Francesca
e stanno scontando una condanna per OMICIDIO COLPOSO…
Purtroppo non è esatto. E’ vero che sono stati condannati, ma solo per “eccesso colposo” a solo 3 anni e 6 mesi che non stanno scontando a causa dell’Indulto varato nel 2006.
Infatti i 4 sono tutt’ora in servizio.
Occhio a non incontrarli, si rischia grosso.
Il vero problema è che all’interno della Questura di Ferrara si è verificato il solito sistema Italico e para mafioso. Stanno infatti proseguendo anche le indagini sui depistaggi.
LO stato non condannerà mai se stesso ne i suoi esimi rappresentanti.
Ciao Sisco,
hai perfettamente ragione…Hai fatto benissimo a correggermi.
Se posso essere sincera e franca, sono molto turbata da queste vicende.
Stanotte sono andata alla ricerca di casi simili e mi sono soffermata a documentarmi sulle morti di Niki Aprile Gatti e di Manuel Eliantonio (ma ovviamente moltissimi sono i casi analoghi).
C’è da rimanere sconvolti non solo dalle vicessitudini, non solo dalle foto (in cui, come nei casi di Federico e di Stefano, sono evidentissimi i segni di violenza), non solo dalle barbarie perpetrate sui quei corpi, non solo dal fatto che le famiglie aspettano ancora che sia fatta giustizia, ma anche dall’indecoroso e squallido tentativo persistente di voler archiviare rapidamente casi e verità “scomode”.
“LO stato non condannerà mai se stesso ne i suoi esimi rappresentanti.” Questa frase riassume una grande, tristissima quanto schifosa verità.
Cordialmente,
Francesca
Ho visto le foto che Francesca mi ha indicato.
Non ho parole.
Mi è capitato già di vedere un morto ma non conciato così.
Cerco di esprimermi meglio che posso e rispondere ai commenti lasciati da altri.
riguardo a Federico: purtroppo la sentenza ha parlato di eccesso colposo come è già stato evidenziato, vuol dire che gli agenti hanno agito nell’adempimento di un loro dovere ma ECCEDUTO PER NEGLIGENZA.
Per me, opinione personale, non è esatta la qualificazione del reato.. era più corretto parlare di omicidio preterintenzionale o omicidio come conseguenza di lesioni, nel senso che volevano picchiarlo ma hanno ecceduto ed è morto.
IN merito alle carceri: mi è capitato di entrare in carcere perchè faccio l’avvocato e quindi so come funziona. Spero di non venire fraintesa.
Fate conto di essere a scuola.. i poliziotti sono come bidelli o professori ed hanno davanti un gregge di ragazzi (maleducati, sporchi, violenti) tra questi c’è qualche “bullo” che non comprende le regole e quindi “usano le maniere forti”..purtroppo.. VI ASSICURO CHE Lì VIGE LA LEGGE DEL PIù FORTE E ALCUNI ELEMENTI COMPRENDONO SOLO LA VIOLENZA PERCHè COSì SONO ABITUATI.
Certamente Stefano Cucchi non era un violento, l’ho letto dai commenti dei suoi genitori che lo definiscono un “ragazzo normale” magari con qualche problema (mi pare droga leggera) ma normale, un geometra di 31 anni.. due meno di me.
Evidentemente però la sua fragilità è stata individuata da qualche agente”esagitato” che lo ha massacrato, perchè dire che una caduta può conciare una persona così offende la NOSTRA intelligenza..
Ieri alle iene hanno parlato di un caso simile avvenuto due anni fà nel carcere di Perugia.. Quante morti sotto silenzio, quanti assasini a piede libero..
una raccomandazione: non facciamo di tutta l’erba un fascio.. ci son poliziotti, carabinieri, finanzieri che fanno il loro lavoro come una missione, altri che infangano il nome del’Arma o della Polizia.
Ciao Chiara,
mi fa davvero piacere risentirti.
La lista delle “morti per cause da accertare” è molto lunga in Italia…Purtroppo.
Riporto alcuni nomi: Aldo Bianzino, Marcello Lonzi, Niki Aprile Gatti, Manuel Eliantonio …e moltissimi altri ancora.
Le loro famiglie aspettano ancora giustizia.
Le vicende e le testimonianze fotografiche sono altrettanto sconvolgenti.
L’andazzo che vi è nella carceri viola l’articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che recita: “Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti”.
Quindi, non dovrebbe esiste alcuna giustificazione valida per chi ha commesso pestaggi e abusi di potere…Sono violazioni dei diritti sacrosanti della persona, sono atti disumani.
Concordo pienamente con te, quando scrivi che farci credere che Stefano sia caduto dalle scale, è un’offesa alle nostre intelligenze…Ed è proprio quello il problema…Si cerca di “insabbiare” la verità, si ostacola il regolare corso della giustizia perchè potrebbe rivelarci verità scomode… Lo Stato dimostra tutta la sua incapacità di interrogare se stesso e i suoi organi-componenti, la sua incapacità di ammettere che all’interno delle carceri vengono quotidianamente violati i diritti umani…Per carità, lungi da me fare generalizzazioni spicciole…A chi compie coerentemente e onestamente il proprio mestiere, va tutto il mio rispetto e la mia stima; non posso però evitare di condannare con tutta la mia forza chi si macchia di crimini così efferati.
Non sopporto infine, che il principale mezzo di informazione (ma sarebbe meglio di disinformazione) si occupi in maniera morbosa di notizie poco rilevanti, di gossip e taccia completamente su argomenti così importanti.
L’omertà, il silenzio e l’indifferenza…Rendono complici e quindi colpevoli.
Cordialmente,
Francesca
Cara Francesca, in chiusura del tuo commento tocchi un taso importante: i mezzi di informazione. Essi passano le notizie di cui si nutre il popolo. E finchè il popolo si nutre di pane e grande fratello, quello sarà il tenore delle notizie. Perciò è NECESSARIO che coloro che come noi recepiscono queste cose promuovano una riflessione anche verso gli altri. Come si diceva i casi di conclamate INGIUSTIZIE sono decine, padre di tutti Giuseppe Pinelli (Milano, 1969). E’ nostro dovere tenere alta la voce di coloro che non possone più chiedere giustizia perchè non si abbassi mai il sipario sulla loro morte. Perchè le coscienze si risveglino e le menti delle persone non cedano all’inerzia di non pensare perchè la televisione ti serve le notizie preconfezionate da qualcuno che vuole veicolare le informazioni in una direzione ben precisa.
Antonio
Ciao Antonio,
trovo il tuo commento impeccabile…Concordo completamente.
Uno dei drammi più grandi di questi anni è proprio l’assenza di senso critico (a cui si associa l’analfabetismo di ritorno) verso le “pappe pronte” televisive, verso quell’orrore di programmi confezionati per rabbonire i gusti estetici attraverso, ad esempio, vallette seminude e personaggi di scarsissimo talento oltre che tristemente ignoranti; programmi realizzati, a volte (a mio avviso spesso), per fungere da sonniferi per i cervelli e per le anime!!
In franchezza, tutto questo silenzio mi fa rabbrividire…Per me è un silenzio carico di rumore… In questo silenzio colpevole di media assoldati e ammutiti dal potere e dall’incapacità di giudicare con equità selezionando le priorità delle notizie, si agitano le urla, il dolore e la disperazione di chi ha visto i propri cari essere uccisi, di chi chiede e pretende un diritto sacrosanto:la giustiza e la verità.
Hai ragione, dobbiamo rimanere assolutamente vigili.
Cordialmente,
Francesca
Buongiorno Francesca, ho seguito ieri sera la seconda puntata di “Un giorno in pretura” sul caso Aldrovandi. E’ assolutamente sconvolgente il tenore con cui alcuni imputati riferivano i fatti. Ascoltando la registrazione della telefonata alla centrale uno degli agenti riferiva testualmente “…l’abbiamo bastonato di brutto…”. Quando il giudice gli ha chiesto cosa intendessse dire, lui ha risposto “…è un modo di dire, come quando una squadra di calcio prende molti gol, diciamo che è stata bastonata di brutto”. A quelle parole il sangue mi si è infuocato. Ti giuro che non so quale forza abbiano avuto i genitori per mantenere la calma di fronte a ciò.
Tante sono le cose che possono farci soffrire, fuori e dentro, ma nulla è paragonabile all’ingiustizia: il senso di impotenza che ti genera dentro, la disperazione che ogni giorno erode il tuo cuore, i mille pensieri pieni di ma e di perchè che affollano la tua mente finchè una notte di desolazione non scende a spegnerti.
Mi appello a tutti i frequentatori di questo sito e analoghi: Facciamo sapere ai nostri conoscenti cosa succede intorno a noi, facciamo sapere cosa vuol dire lottare contro qualcosa che ci opprime e verso il quale ci sentiamo impotenti, sacrifichiamo un’ora del nostro tempo libero o una nostra chiacchierata al tema delle VERITA’ NASCOSTE, della GIUSTIZIA NEGATA, del RISPETTO MANCATO. Anche chi ci prende per bacchettoni e tediosi un giorno ci ringrazierà perchè lo abbiamo aiutato a dare un significato in più alla propria esistenza. Tutti i cambiamenti nascono dalle ideologie, se l’idea e il pensiero muoiono è la fine. Ma se sono uniti e compatti, sono molto più forti di qualsiasi esercito perchè NESSUNO può colpire un pensiero, NESSUNO può ferire un idea, NESSUNO può rubarci la nostra coscienza.
Ciao a tutti
Antonio
Ciao Antonio,
mi scuso per il ritardo con cui ti rispondo.
Oggi per me è stata una giornata “di fuoco”!
Anche quest’ultimo tuo commento mi trova completamente d’accordo.
Mi sto documentando su più casi di “morte per cause da accertare” in carcere…Solo nel 2009 (e il 2009 non è ancora terminato) esistono 149 casi (se la memoria non mi inganna)…Sto scoprendo delle cose terribilmente angoscianti.
149 casi, 149 morti pressochè taciuti dai media e le cui famiglie aspettano ancora Giustizia… E’ vergognoso!!!
Ci stordiscono con trasmissioni mediocri e con notizie futili e tacciono su questi crimini…Vergogna!!! Vergogna!!!
Per quanto riguarda il tuo appello, io mi unisco alla tua voce: “Facciamo sapere ai nostri conoscenti cosa succede intorno a noi, facciamo sapere cosa vuol dire lottare contro qualcosa che ci opprime e verso il quale ci sentiamo impotenti, sacrifichiamo un’ora del nostro tempo libero o una nostra chiacchierata al tema delle VERITA’ NASCOSTE, della GIUSTIZIA NEGATA, del RISPETTO MANCATO. Anche chi ci prende per bacchettoni e tediosi un giorno ci ringrazierà perchè lo abbiamo aiutato a dare un significato in più alla propria esistenza. Tutti i cambiamenti nascono dalle ideologie, se l’idea e il pensiero muoiono è la fine. Ma se sono uniti e compatti, sono molto più forti di qualsiasi esercito perchè NESSUNO può colpire un pensiero, NESSUNO può ferire un’idea, NESSUNO può rubarci la nostra coscienza.”
Lo condivido interamente e ti faccio i miei più sinceri complimenti per quello che hai scritto.
Cordialmente,
Francesca
Ciao Francesca, sul numero non ti so dire se sia esatto o meno. Anche io sto svolgendo alcune ricerche e come fonte per ora uso solamente la rete (che certo è potente) e la tv(che va molto filtrata). Posso domandarti se stai utilizzando altre fonti e se sì, quali?
Nella sua crudezza, ho sentito dare una definizione appropriata delle carceri italiane: una discarica umana.
Sai, ho tanto a cuore il tema della giustizia e della situazione carceraria ho dovuto negli anni scontrarmi con la giustizia, o meglio con la legge (giustizia è un concetto troppo elevato per essere utilizzato in maniera semplice e spesso viene abusato) e ho sperimentato sulla mia pelle quanto bruci l’ingiustizia.
Non sai quanto mi faccia piacere avere trovato un blog su cui poter discutere di questo tema, avere trovato una persona come te con la quale scambiare opinioni; certo, parlando in giro ho incontrato altra gente con la quale confrontarmi, ma il problema è che per la stragrande maggioranza delle persone l’argomento si esaurisce al termine della conversazione. E questo mi spaventa perchè significa che per questi soggetti il tema della giustizia è come parlare dei risultati delle partite della domenica: una volta discusso finisce tutto.
E invece no!
Le carceri sono piene di persone che ogni giorno si scontrano con un qualcuno che forte del proprio ruolo, ma soprattutto dell’omertà del sistema, calpesta i loro diritti.
Io sono un giovane insegnante di scuola media superiore e cerco nel mio piccolo di combattere una piccola battaglia personale per trasmettere ai miei ragazzi l’importanza di valori quali giustizia e verità perchè credo che per cambiare la società occorra partire dal basso.
E, anche se siamo dei piccoli davide di fronte al golia dell’ingiustizia, voglio credere che con la perseveranza e la fede nelle proprie idee sia possibile dare il proprio contributo a migliorare questa società malata.
Ti sono riconoscente del tempo che dedichi a rispondermi, a presto
Antonio
E’ un piacere dialogare con te.
Anch’io sto usando in prevalenza la rete. Fortunatamente si trovano documenti molto interessanti addirittura documenti che le famiglie hanno provveduto a mettere in rete (es. referti autoptici, fotografie, ecc: documenti semplicemente agghiaccianti).
Il piacere di condividere questo desiderio di conoscenza e di diffusione, è tutto mio.
La realtà carceraria italiana (e non solo, ahimè!) versa in delle condizioni disastrose, talmente degradanti da riuscire a violare contemporaneamente i principi della Dichiarazione Universale dell’uomo (1948) e della Convenzione di Ginevra! (In entrambi i casi, l’Italia si configura come Stato contraente!)
Infatti le carceri, sia al livello strutturale che al livello organizzativo e gestionale, sono per lo più pietose.
Anch’io nel mio piccolo conduco le mie “lotte” quotidiane in favore della Verità e del rispetto dei Diritti Umani (e animali), attraverso il volontariato, attraverso questa bellissima rivista settimanale, attraverso il mio blog, attraverso il dialogo quotidiano…E come te, sono convinta che, solo attraverso la conoscenza e la diffusione di notizie veritiere si potranno risvegliare le coscienze (a volte, troppo concentrate su se stesse per prestare orecchio e occhi al prossimo).
A presto,
Francesca
Ciao Francesca e ciao a tutti i frequentatori di questo blog.
Poichè ritengo che la critica(in questo caso costruttiva) non possa prescindere dalla conoscenza e poichè sono fortemente convinto che la letteratura sia lo specchio della realtà in ogni epoca, ecco alcuni titoli che possono aprire gli occhi su certi argomenti:
“Il ministero dei casi speciali” di N.Englander sulla vicenda dei desaparecidos argentini
“Pinelli. Una finestra sulla strage” di C. Cederna
“Pinelli. Una finestra chiusa” di M. Sassano
entrambi sulla vicenda dell defenestrazione di Giuseppe Pinelli.
“Aldro” di F. Boari sull’omicidio di Federico Aldrovandi.
Questi sono solo alcuni frammenti di verità scottanti che ogni persona che crede in un mondo civile e vive per lasciare ai propri figli qualcosa di meglio di ciò che ha ricevuto dovrebbe leggere.
Chiudo con una frase non mia: “Non consideriamoci come i discendenti dei nostri avi ma come gli antenati dei nostri figli”.
Ciao
Antonio
Ciao Antonio!
Ti ringrazio moltissimo per i titoli dei libri che mi/ci hai consigliato.
Personalmente ne farò tesoro.
Ti ringrazio sinceramente per questa collaborazione.
Sono molto contenta di poter condividere questa sete di sapere,di conoscere e di approfondire; sono contentissima di questo scambio di idee e di questo confronto, perchè sono pienamente convinta non solo di poter imparare molto dagli altri, ma anche che si riuscirà ad ottenere qualcosa solo se saremo molti a conoscere.
Francesca
Cara Francesca, è con estremo rammarico che scrivo questo commento. Dopo le foto, i racconti dei genitori, gli appelli alla verità, c’è ancora qualcuno (Giovanardi) che si permette di fare commenti del genere “Era un drogato, anoressico e malato di HIV, sarebbe morto comunque”.
Sono parole che trasudano disprezzo per la vita. La parola COMUNQUE. Cosa significa? Anche se non lo avessero massacrato, COMUNQUE sarebbe morto, ergo il pestaggio perde di importanza.
Ma VERGOGNATEVI!
Chi pronuncia queste parole e chi dà loro seguito, VERGOGNATEVI!
La vita di una persona non è una merce negoziabile, è una cosa unica che mai più tornerà una volta spezzata!
Un corpo martoriato, un ragazzo massacrato, una famiglia distrutta, e un rappresentante della stato che getta parole di disprezzo.
IO NON FACCIO PARTE DI QUESTO STATO.
Ci vivo per necessità ma la mia morale, la mia etica, la mia considerazione della vita umana non sono queste.
E a tutti i facili colpevolisti dico questo: io non sono una persona di fede, io non credo in Dio, ma c’è una frase che dovremmo tutti scolpirci nella testa e valutarla bene ogni volta che vogliamo ergerci a giudici di qualcuno:
CHI DI VOI E’ SENZA PECCATO SCAGLI LA PRIMA PIETRA!
Per Stefano, Federico, Aldo e tutti coloro la cui vita si è infranta contro un muro di violenza e di indifferenza.
Antonio
Capisco il tuo sdegno e la tua indignazioe, perchè combacia con la mia.
La notizia a cui ti riferisci l’ho letta oggi pomeriggio su suggerimento di una cara amica e sono rimasta basita, pietrificata… L’ho ripresa e ripubblicata sul mio blog (http://coscienzaattiva.myblog.it/), l’ho condivisa su Facebook semplicemente perchè si sappia da che genere di esseri siamo rappresentati (es. Carlo Giovanardi: sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega).
Sono turbata quanto te! E’ una vergogna!
Vorrebbero colpevolizzare le vittime, vorrebbero inculcare l’idea che la morte se la sia meritata o se la sia cercata o che comunque sarebbe sopraggiunta… Che schifo!!
Quel ragazzo come tantissimi altri (Federico Aldrovandi, Marcello Lonzi, Niki Aprile Gatti, Manuel Eliantonio, Aldo Bianzino e tanti altri) sono stati massacrati e uccisi!! Nessuno mai riuscirà a farmi cambiare idea!
Lo ripeto ancora una volta: VERGOGNA!!!
Con tantissima amarezza e tantissima tristezza nell’anima,
Francesca
Saltando quà e là da un tg all’altro ho sentito le dichiarazioni di Giovanardi.
E’ un essere insulso e francamente non credo che gli italiani ci si ritrovino nelle sue parole…
anche ammesso che Stefano avesse delle malattie le parole di Giovanardi sono quelle di uno che si arrampica sugli specchi e responsabilizza la vittima invece di dire che le indagini saranno severe e ferree.
Con le sue parole ha certamente offeso (è un eufemismo)la famiglia di un ragazzo morto e le persone che hanno mantenuto un minimo di senso critico verso i commenti dei ns. politici-politicanti.
La tiritera di dare la colpa ai morti è vecchia come il mondo e lui non ha fatto altro che dare un’ulteriore prova di non aver idea di quale sia la sua funzione istituzionale e di mancare completamente di rispetto verso i defunti.
Ciao Chiara,
le parole di Giovanardi sono gravissime!!!
Certamente sono frutto anche di una grandissima incomptenza oltre che ignoranza verso il ruolo istituzionale che DOVREBBE ricoprire (uso il condizionale…in questi casi mi sembra d’obbligo) come hai ben sottolineato tu.
A cui si sommano una immensa povertà interiore, scarsissima sensibilità e rispetto inesistente verso i Giudici e i Magistrati i quali avranno e hanno il compito di “fare Giustizia” (uso le virgolette perchè visti i precedenti…La Giustizia sembra a volte irraggiungibile!).
Che vergogna!!
Francesca
Ciao Francesca, perdona il mio sfogo nel precedente commento che penso sia stato inappropriato rispetto al motivo per cui tu hai creato questo spazio, ma è stato più forte di me.
Ho appena assistito al’intervista al padre e alla sorella di Stefano a TG2 Punto di vista ed hanno offerto una magistrale lezione di dignità e di compostezza nell’affrontare il loro dolore.
Vorrei che con la stessa dignità, se c’è qualcuno che sa qualcosa parlasse. Non importa che siano i carabinieri, le guardie penitenziarie o i medici: vi prego, chiunque di voi può aiutare a restituire la dignità umana ad un ragazzo che si è spento in mezzo alla sofferenza lo faccia. Chi può spezzare la catena di omertà che si instaura in questi casi lo faccia.
Lasciate ai familiari almeno la pace della morte, il silenzio del riposo senza che debbano ogni giorno tormentarsi alla ricerca di un briciolo di verità che pur non restituirà il loro figlio.
Saper ammettere i proprie errori è sintomo di civiltà e intelligenza.
Vi prego, rendiamo giustizia almeno alla sua memoria.
Antonio
Ciao Antonio,
ho seguito anch’io l’intervista ai familiari di Stefano Cucchi: persone distrutte dal dolore con un’educazione e una dignità ammirevoli.
Ho avuto ed ho il piacere di essere in contatto diretto con le mamme di altri due ragazzi uccisi in carcere…Madri che aspettano ancora giustizia… Madri con un dolore talmente enorme da essere percepibile anche attraverso un pc o una chat o un’email… Madri le cui vite sono distrutte dall’uccisione dei loro figli.
Sono molto amareggiata per come certi uomini politici siano superficiali, insensibili e ignoranti; sono molto rattristata nel constatare ancora una volta l’incapacità dello Stato di saper interrogare onestamente se stesso e i suoi organi costituenti; sono molto turbata dal fango che si tenta di gettare sulle vittime e sui familiari; sono scandalizzata dai toni con cui ci si rivolge a persone che hanno subito l’uccisione di un figlio o comunque di una persona cara…
Sì, sono molto schifata da tutto questo.
Francesca
Cara Francesca, finalmente una pietra è stata posata sulla via che speriamo conduca alla verità. A quanto ci è dato di sapere sulla base della testimonianza di un detenuto pare siano indagate alcuna guardie carcerarie, nonchè altri detenuti, pur rimanendo aperta la pista del pestaggio avvenuto ad opera dei carabinieri.
Sai, io credo che il fatto che sia nato proprio da un detenuto il bisogno di denunciare la verità sia una cosa sulla quale riflettere. Il mondo parallelo in cui viviamo noi considera dei reietti coloro i quali si ritrovano dall’altra parte delle sbarre.
Ed ecco che invece una voce emerge e dal silenzio a dimostrare che la dignità, la coscienza e il senso di giustizia continuano a vivere anche dentro a coloro che nella loro vita hanno commesso un errore ed ora si ritrovano in condizioni di non libertà.
E’ importante a mio avviso sottolineare questa cosa perchè è un segnale da mandare a tutti coloro che classificano in maniera categorica i detenuti come delinquenti a prescindere.
Vorrei anche confrontarmi con te su una altro tema inerente la giustizia (se ritieni che non alteri la natura di questo blog e perciò vada trattato altrove): cercando di evitare facili coinvolgimenti emotivi in un senso o nell’altro, tu pensi che una pena come l’ergastolo, il cosiddetto “fine pena mai”, andrebbe abolita o andrebbe mantenuta valida per certi casi?
A presto
Antonio
Ciao Antonio,
ti chiedo scusa per l’infinito ritardo con cui ti rispondo ma oggi sono stata in facoltà e sono tornata tardi a casa!
Scusami!
Concordo pienamente sul fatto che troppo spesso i detenuti siano vittime di grandi pregiudizi anche dopo aver scontato la loro pena; hanno, ad esempio, grandi difficoltà a reintegrarsi nel mondo del lavoro, nel contesto sociale e familiare.. E il loro sentirsi sempre discriminati spesso li riconduce nuovamente sulla strada sbagliata. Questo lo trovo profondamente ingiusto.
Per quanto riguarda l’ergastolo..Non è facile rispondere a questa domanda… E’ una tematica molto complessa, perchè se da un lato mi piacerebbe moltissimo che le pene fossero sempre riabilitative per il detenuto, dall’altro mi rendo conto che esistono crimini terribilmente efferati (stragi, stupri,pedofilia,omicidi,pestaggi, ecc) di fronte ai quali ho timore a pensare una pena diversa dall’ergastolo.
Ammetto però, di non essere molto competente su questo tema, perciò colgo l’occasione della tua domanda (che ho apprezzato molto) per documentarmi e chiarirmi le idee.
Posso chiederti qual è la tua opinione a tal proposito?
A presto,
Francesca
Ciao Francesca, prima di esporti il mio pensiero, mi permetto di spedire su questo blog una piccola poesia che ho composto (spero di non sembrare ridicolo, ma mi è uscita di getto, non sono andato a cercarla, l’ho sentita dentro) pensando alla storia di Stefano lungo il suo percorso nell’inferno della droga, passando per il tentativo di riabilitazione fino alla tragica fine.
Spero che possa essere apprezzata per quello che è, senza alcuna pretesa, solamente un pensiero per un ragazzo che doveva essere ancora fra noi.
Il giorno che la morte…..
Un giorno incontrai la morte,
e tesi il mio braccio verso di lei.
Passeggiammo insieme per un lungo cammino
lei sempre avanti a me ed io dietro.
Mi condusse per oscuri sentieri
ma io non seppi rinunciare a lei;
finchè un giorno intravidi una luce
e decisi che dovevo seguirla.
Dissi alla morte “Addio”
me ne vado per la mia strada, non seguirmi.
Ma la sua ombra incombeva su di me
ed una sera la incontrai nuovamente.
Questa volta non potei fuggire
ed ella mi trattene e mi legò.
E da allora non fui più libero
rinchiuso, senza voce, nessuno poteva udirmi.
Finchè la morte tornò a farmi visita,
vestita di scuro,
e questa volta mi afferrò la mano
e mi trascinò con sé nell’oscurità.
Antonio
Ciao Antonio,
non trovo affatto ridicola la tua poesia. Tutt’altro. La trovo molto immediata nella resa dell’immagine della morte e del buio.
Ti ringrazio di cuore per questo scambio di idee, pensieri, opinioni, sentimenti ed emozioni.
Buona Giornata,
Francesca
Buongiorno Francesca, innanzitutto vorrei dirti che anche per me è un enorme piacere avere trovato una persona giovane con la quale poter discutere di argomenti così delicati che toccano tutti, anche coloro che non se ne rendono conto. Grazie veramente, spero che riusciremo a portare avanti questo nostro dialogo per tanto, tanto tempo.
In merito alla mia posizione sull’ergastolo, ora ti espongo il mio pensiero.
La prima considerazione da fare è di tipo sociologico: vogliamo vivere in una società con un logica repressiva che si preoccupa solamente di punire in maniera esemplare gli errori oppure in una società con una logica restitutiva nella quale chi sbaglia deve pagare il suo debito per poi essere reinserito?
Seconda considerazione, che traggo dalla mia esperienza di insegnante. A scuola ci sono dei ragazzi dislessici e disgrafici che hanno forti problemi a distinguere i segni grafici. Se io do loro un compito scritto, loro lo sbagliano e prendono due. Glielo faccio rifare senza risultato. Allora mi arrabbio e dico loro: ma non vedo cosa c’è scritto sul foglio? Non capite qual’è la consegna?
NO, questo è il probletema, loro NON lo vedono perchè hanno un problema, non perchè non lo vogliano vedere. Cosa significa tutto ciò?
Che chi è malato va curato e non punito.
Perciò abolizione del carcere per i tossicodipendenti, hanno bisogno di una comunità, non di una gabbia dove impazzire.
Terza considerazione: chiudi gli occhi e immagina di sforzarti a pensare al domani senza riuscirci. Tu improvvisamente hai perso il futuro, tutto ciò che hai sono gli attimi del presente. Non riesci a pensare che domani potrai uscire a fare una passeggiata o a trovare un amico. Tutto è buio nella tua mente. La conseguenza? Non ti importa più di nulla e non puoi che diventare una persona peggiore.
Perciò:
a) chi commette un crimine efferato e non è sano di mente, non trarrà alcun giovamento dall’ergastolo, ma non potrà neppure essere libero perchè in quanto malato di mente potra ricommetterlo. Ergo ha bisogno di cure, non di carcere.
b) diversamente se una persona è sana e compie un delitto efferato e viene condannata a 30 anni di reclusione, non credo proprio che dopo 30 anni passati in pochi metri quadri, se riguadagna la libertà, commetterà ancora un altro crimine. Trent’anni! I giudici fanno presto a comminare le pene, ma immagina di aver passato tutta la tua attuale vita in una minuscola e fredda cella….riesci ad immaginare cosa voglia dire aprire gli occhi per 30 anni e vedere sempre le stesse sbarre, non poter passeggiare per più di 3 metri, non poter odorare l’erba o guardare il sole?
Io credo che l’ergastolo sia semplicemente privo di senso, non restituisce le vittime e non rieduca i carnefici. E’ un concetto nato dentro un cuore in fiamme, non dentro una mente lucida, nasce da un desiderio di vendetta, non di giustizia.
Questo è il mio pensiero.
Pur non conoscendoti, e devo dire che ciò mi dispiace, dalle tue parole e dalla costanza e cortesia con cui mi rispondi, sono certo tu sia una ragazza molto sensibile; se cerchi dentro di te, lasciando da parte i facili giustizialismi che sono sicuro non ti appartengono, credo tu possa convenire che una persona priva di futuro smette di esistere. Perciò punire senza uno scopo, senza un fine ma solo come repressione, che senso ha? Davvero una società illuminata può operare gesti senza alcun significato?
Con affetto
Antonio
Antonio, le tue parole mi hanno fatto molto riflettere.
Le condivido. Trovo giusto il reintegro post-detenzione nella società e nel mondo del lavoro. Lo trovo sacrosanto.
Così come sarei d’accordissimo per la sostituzione dell’ergastolo con le comunità per la cura e la disintossicazione dei tossicodipendenti. Ritengo anch’io che debbano saldare i loro conti con la giustizia all’interno di strutture adeguate e preposte all’aiuto oltre che alla punizione per i propri errori.
Ma la tua analisi è talmente profonda da toccare tasti estremamente dolorosi; anch’io spesso mi fermo a pensare a come un detenuto si senta e a come viva relegato all’interno di una condizione perenne di prigionia; queste mie riflessioni vengono alimentate anche dalle testimonianze scritte o verbali di chi il carcere l’ha provato (o lo sperimenta tutt’ora) sulla propria pelle.
Poco tempo fa ho letto le parole di un ergastolano il quale si definiva un uomo-ombra, una sorta di essere già morto privo di speranze e sogni…Parole che mi hanno fatto davvero male.
Odio i facili giustizialismi ed è per questo che cerco di confrontarmi con gli altri alla ricerca di pareri, opinioni, notizie e conoscenze che ancora non ho o che ancora non ho approfondito.
Mi resta solo un dubbio grande: come ci si dovrebbe comportare, a tuo avviso, di fronte a gente che si è macchiata dell’orrendo crimine della pedofilia o dello stupro o della strage?
A presto,
Francesca
Dunque Francesca, hai toccato tre tasti dolenti. Cercherò di esporti la meglio al mia opinione anche se potrai essere in constrasto con la mia posizione. Ti chiedo solamente di rifletterci sopra prima di archiviarla.
Pedofilia: personalmente la ritengo una malattia, una palese deviazione dell psicologia e della personalità di una persona a causa della quale si prova attrazione sessuale per un bambino. Questi soggetti hanno bisogno di cure in strutture SPECIFICHE con personale ALTAMENTE specializzato. Il loro reinserimento in società andrebbe valutato volta per volta ma solo dopo aver acquisito una ingente mole di studi su numerosi casi. Queste persone tendono spesso a rimuovere le loro azioni delittuose, a “dimenticarle” ; mentre quando le commettono sono preda di istinti animaleschi incontrollabili per cui, per la maggior parte di essi si profila secondo me una reclusione senza fine, ma assolutamente non in carcere ma in strutture ospitanti solamente altri soggetti recanti la stessa malattia.
Stupri: sul tema stupri c’è in Italia una confusione enorme alimentata da leggi disastrose. Come fece la Fini-Giovanardi per le droghe che equiparò droghe leggere e pesanti, così per gli stupri chi violenta carnalmente una donna è equiparato a chi tocca il sedere ad una ragazza (art.609 bis c.p. e seguenti commi) per cui, grazie al ddl del febbraio 2009 convertito in legge in marzo, chi entra in carcere con il 609 bis perchè ha toccato il sedere ad una ragazza è esonerato da qualsiasi beneficio carcerario di cui gode invece chi ha ucciso una persona. Se poi chi ha ucciso lo ha fatto in odore di associazione criminale e collabora con la giustizia può usufruire di permessi premio, affidamenteo a servizi sociali e (nel caso di delitti mafiosi) protezione, tutte cose precluse a colui che si è macchiato del “crimine” di toccare il sedere ad una ragazza.
Il risultatp è che ci sono boss mafiosi che hanno collaborato in crociera sotto falso nome con documenti falsi forniti loro dallo stato e poveretti che scontano fino all’ultimo la loro pena e si sentono chiamare stupratori pur non avendo nemmeno graffiato una donna. Quello che io lamento è la sproporzione causata dall’appiattimento che creano le leggi che assimilano fra loro i vari reati.
Stragi: questo è un capitolo troppo ampio per essere riassunto, ma voglio provarci. Innanzitutto bisogna analizzare le cause di un fenomeno, mai partire nè dal fenomeno stesso, nè dall’effetto sociale.
Se parliamo degli omicidi della brigate rosse, occorre sottolineare come dietro ad essi ci sia una ideologia ben radicata che si opponeva ad un ben preciso atteggiamento dello stato verso il popolo. Con questo non voglio giustificarle ma semplicemente inquadrarle come eventi spiegabili e comprensibili, come una risposta ad un causa.
Circa le stragi mafiose invece ci sono dietro ragioni e interessi che vanno oltre la nostra conoscenza e che solo mandanti e capimafia conoscono. Le connivenze mafia-stato non sono cosa di oggi, dietro ad ogni strage c’è sempre stato un mandante politico; oggi si comincia a parlarne un pò ma prima che escano dei nomi precisi dovrà passare ancora troppa acqua sotto i ponti. In questi casi perciò ci sono troppi intrecci fra carnefici e sistema-vittima, e mi viene da paragonare certe stragi ad una sorta di regolamento di conti interno al sistema stato-mafia.
La ribellione nasce laddove c’è dello scontento.
Lo scontento nasce laddove ci sono delle differenze.
Le differenze nascono laddove regna l’ingiustizia.
L’ingiustizia nasce laddove prolifera la corruzione.
Perciò in uno stato corrotto non possono che nascere ribellioni che, estrema ratio, sfociano in stragi.
Quando non si è ascoltati, per farsi sentire bisogna urlare.
Non giudicare troppo duramente queste mie idee, ho solo cercato di fornire quello che secondo me è un quadro della realtà.
Da ultimo, per alleggerire, devo farti i complimenti Francesca per essere riuscita a farmi stendere un compendio del mio pensiero giuridico!
Ti ringrazio per questo perchè adoro il confronto dialettico!
A risentirci presto
Antonio
Ciao Antonio,
scusami per il ritardo ma sono alle prese con l’allestimento della scaletta per la diretta di domani (a partire dalle ore 15,00) di Caffè News TV, il nostro rotocalco quindicinale di WEB-TV.
Ti invito a seguirci collegandoti proprio sul sito http://www.caffenews.wordpress.com (dove troverai il link per vedere la diretta) perchè io, insieme alla collega Bianca Misitano, tratteremo proprio la situazione delle carceri e i casi di “morte per cause da accertare” all’interno dei penitenziari.
Risponderò al tuo commento con più calma, spero tu possa perdonarmi per questo piccolo rivio.
Francesca
Buongiorno,
mi permetto di fare una veloce precisazione al precedente commento di Antonio.
Ritengo molti dei tuoi ragionamenti corretti però quando dici che l’ingiustizia nasce dalla corruzione mi pare un discorso un pò populistico infatti io che nelle leggi ci vivo direi che l’ingiustizia nasce dall’incompetenza di chi le fà.
MI spiego meglio.
Durante i lavori preparatori alle leggi si scontrano diverse opinioni nate dalla dottrina, dalla giurisprudenza, dalle lobby… basta leggere i lavori preparatori alle leggi!!ma spesso e volentieri ciò che ne esce è un aborto nel senso che si tenta di accontentare tutti ma in fondo in fondo emerge sempre la volontà di PUNIRE, SANZIONARE, LUCRARE…
Mi è capitato di leggere una proposta di legge sull’immigrazione presentata da un noto gruppo al Governo che non solo contrastava con altre leggi già in vigore ma addirittura era incostituzionale!!
ma si può?? chi fa le leggi prima di mettersi a scriverle deve ragionarci bene perchè altrimenti se le leggi sono contrastanti il sistema va in BLOCCO!!
Ovviamente peccherei di ingenuità se non riconoscessi che tra i parlamentari ci sono anche i corrotti però ciò che io rilevo tutti i santi giorni è UNA GRANDISSIMA INCOMPETENZA E IGNORANZA.
Il discorso sarebbe molto più lungo e articolato ma per esigenze di tempo mi fertmo qui.
Cordialmente. Chiara
Tutto ciò è davvero apprezzabile.
Qualcuno sa dirmi dove sarà lasciato riposare in pace alla fine delle ultime autopsie? Verano?
Ciao Chiara, ti ringrazio per l’intervento.
Inizio la mia osservazione dalle tre parole che hai evindenziato in stampatello: PUNIRE, SANZIONARE, LUCRARE.
Se la volonta del legislatore è di punire e sanzionare è chiaro che si ha un concetto repressivo e non restitutivo di giustizia. Nel momento in cui si cerca anche di lucrare sulla “giustizia” ecco che scatta la corruzione.
Io credo che una errata formulazione delle leggi “che accontenti tutti” (in realtà succede che accontenta pochi ed illude molti, vedi ad esempio il ddl giustizia all’esame in questi giorni) sia frutto non tanto di incompetenza ma piuttosto di spinte derivanti da interessi personali. Quando vengono presentate certe leggi, chi le propone sa benissimo l’impatto negativo che avranno, tuttavia se l’interesse è il proprio e costui è un buon comunicatore riesce a presentarle in maniera tale che le persone prive di senso critico non riescono a guardare oltre e a capirne la vera origine e portata (es. scudo fiscale).
In sintesi: il legislatore è tutt’altro che scemo, ma spesso è talmente ebbro del potere che incarna da dimenticare che la legge dovrebbe in primo luogo essere sopra le parti e non al servizio di qualcuno. Se non vogliamo chiamarla corruzione chiamiamola clientelismo od opportunismo, ma il denominatore comune resta l’interesse dei pochi, che sia economico o politico.
Ciao
Antonio
Art.3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono eguali davanti alla Legge,senza distinzione di sesso,di razza,di lingua,di religione,di opinione politica,di condinzioni personali e sociali. E’ vergognoso che quatrro servitori dello stato,che hanno commesso un reato di questa …non parole per definire ciò che hanno fatto ad un ragazzo di appena 18 anni,siano ancora in servizio,venti e più anni fà ho giurato fedeltà a questo stato indossando la divisa dell’Arma,oggi spero solo di insegare a mio figlio il rispetto per la sua e altrui vita.Sono convinto che chi commette un reato deve pagare in proporzione al reato,ma per il caso di Aldrosi parla di eccesso colposo un pò pochino per chi indossava una divisa ed ha ucciso un ragazzo con quella ferocia.
http://caffenews.wordpress.com/2009/11/13/verita-giustizia-sabato-14-novembre-ore-15-su-caffe-news-tv/
Ciao a tutti, in relazione a ciò che citava Tony (l’omicidio Aldrovandi) devo dire che, a mio parere, è la stessa formulazione della sentenza che lascia perplessi
” Eccesso colposo in omicidio colposo”.
Ragioniamo sui termini: “eccesso colposo” cioè ho compiuto un gesto colpevolmente ed in maniera eccessiva, provocando colpevolmente la morte di una persona (“omicidio colposo”). Ma cosa significa?
Che ho esagerato nella mia azione di uccidere colpevolmente? Che ho fatto troppo per concorrere alla colpa di un omicidio? Significa che potrei rendermi colpevole di un omicidio anche agendo in maniera più moderata?
Se si chiamassero le cose con il loro nome e come tali fossero giudicate, a mio modo di vedere si tratterebbe di un omicidio colposo aggravato dai futili motivi e dal concorso di più persone, la qual cosa richiederebbe pene ben più severe.
E’ come se la pena fosse stata comminata ad una sola persona e poi divisa per quattro.
Secondo me un vera OFFESA alla famiglia, alla memoria del ragazzo, a tutti i cittadini di questo paese nonchè all’idea stessa di giustizia.
Antonio
Ragazzi! Vi invito a seguire la diretta di Caffè News Magazine in merito domani a partire dalle ore 15. Info qui:
http://caffenews.wordpress.com/2009/11/13/verita-giustizia-sabato-14-novembre-ore-15-su-caffe-news-tv/
Se vi va di lasciare commenti in diretta aggiungete a Msn caffenews@libero.it
Seguiteci
Scusate se insisto, ma voglio sottolinerae come la storia non insegni niente. Le motivazioni della sentenza Aldrovandi appaiono amaramente sarcastiche e riportano alla mente quelle con cui fu descritta la morte di Giuseppe Pinelli: “un malore attivo” (concetto che tutt’oggi deve essere ancora chiarito dalla medicina ufficiale) che indusse il ferroviere, circondato da 6 agenti di polizia, a fare un balzo di un metro e mezzo, aprire la finestra e gettarsi di sotto senza che nessuno riuscisse ad intervenire, schiantandosi mortalmente al suolo senza riportare fratture a livello cranico o facciale).
Curiosa questa nostra giustizia, che lascia morire dei ragazzi in carcere senza plausibili spiegazioni (“dinamica non definita e patologia non identificata” – morte di Manuel Eliantonio, Carcere di Marassi 25 luglio 2008) e inventa mirabolanti quanto inverosimili sentenze pur di non punire coloro che indossano con infamia una divisa e sono pagati dai cittadini.
Antonio
Lascio una breve frase tratta da uno dei libri che ho citato in un mio intervento “Pinelli. La finestra chiusa” di M.Sassano.
“In un paese in cui gli indiziati di reato, solo perchè funzionari di polizia, restano al loro posto, lavorando alla indagine e ottenendo di essere scagionati in base alle proprie dichiarazioni, non c’è giustizia.
Queste parole venivano scritte circa 40 anni fa……
Antonio
La nostra “bella Italia” in questi giorni si conferma nuovamente la patria DELLE GIUSTIZIE.
Certo, perchè in Italia ci sono tante giustizie, una per ogni classe sociale, adattata al target che essa deve colpire. Si istituiscono sempre più spesso crimini che possano portare gente in galera per sbandierare una facciata di rigore (peraltro dimenticando la situazione carceraria) senza pensare che possono esserci metodi di punizione alternativi al carcere. Nel frattempo si propone alla massa una riforma della giustiza senza capo nè coda che “….gioverà alla collettività, abbreviando i tempi dei processi….” senza spiegare che il termine abbreviare sarà sostituito con cancellare, il tutto architettato a puntino per “…permettere al governo di portare fino in fondo il suo mandato…”.
E così c’è chi grida invano giustizia ma la sua voce viene soffocata dalle lacrime amare che versa, mentre altri elargiscono sorrisi alle telecamere e si crogiolano in bagni di folla, orgogliosi di ciò che stanno facendo per il paese (o meglio vogliono far sembrare di fare).
La verità è che siamo una società allo sfascio che deve essere riformata. E questo è possibile solamente con una radicale rivoluzione culturale che apra gli occhi e le menti delle persone, perchè smettano di abbeverarsi alle illusorie fonti di verità che ogni giorno salgono sul pulpito mediatico a predicare lezioni di vita e di etica.
E’ necessario che ognuno acquisisca questa consapevolezza e soprattutto promuova una riflessione presso le persone che frequenta.
So bene che è una lotta impari ( porto avanti questi discorsi da tempo raccogliendo al più dei cenni di approvazione dai miei interlocutori che tuttavia non hanno alcun seguito) perchè la dilagante e inarginabile stupidità del nostro tempo è sostenuta ed elargita giorno e notte dai media, televisione in primis.
E chi la controlla, consapevole di tutto ciò, continua a proporre nuovi ed improbabili canali con trasmissioni più o meno insensate, presentando ciò come”…. la più grande rivoluzione nella storia della TV, che porterà nelle case degli italiani sempre più canali e programmi….” in modo tale, aggiungo io, che possano rimbambirsi sempre meglio e pensare sempre meno.
Nel frattempo ogni giorno si consumano ingiustizie coperte dal sistema costituito ma il governo “….varerà al più presto un piano carceri …..” che nella immensa lungimiranza del legislatore si concretizza nel “…..costruire nuove carceri che ospiteranno almeno ventimila detenuti….”.
Umberto Eco diceva: ” Stat rosa pristina nomine…”, io parafrasando tale verso dico “Stat Iustitia pristina nomine”, ossia la giustizia fin dall’inizio esiste solo nel nome.
Giustizia è solamente un bel concetto che riempie la bocca di tante persone, ma la realtà è un’altra, e molto diversa.
Antonio
In primis, Un saluto a tutti;
Stasera, per caso, girando qua e la tra i canali TV mi sono imbattuto in Rai 3 e ho avuto modo di assistere ad “un giorno in Pretura”. La puntata verteva sulla morte del povero Federico. Ho 44 anni, sono padre di 3 bambini, di 14, 11 e 2 anni, e devo dirvi che mi sono commosso NON poco per il dramma di quella famiglia. Nello stesso tempo mi incazzavo come un animale ascoltando le immani stronzate che venivano dette dagli imputati. Si signori erano tutte fandonie. Addirittura arrivare a dire che due dei quettro manganelli, usati per pestare a morte il povero Federico, si sono rotti, uno perchè un agente ci è caduto sopra e l’altro a seguito di un calcio, è stata una vera vigliaccata. La cosa più atroce: Lasciarlo morire nell’indifferenza più assoluta….. un ragazzo di appena 18 anni. Sono un carabiniere, mi vergogno quando sento che appartenenti alle forze dell’ordine si comportano in questo modo ma sono fiero della mia diversità da quei 4 ignobili pezzi di fogna che hanno stroncato una vita di uomo !
Vorrei augurare loro solo 1 cosa, a tutti e quattro: crescere un figlio fino a 17 – 18 anni e poi vivere lo stesso dramma, ma sono un padre non me la sento di augurare ad un giovane la morte!
Il loro più grande tormento, sempre ammesso che abbiano una coscienza, ma ne dubito, vista la farsa posta in essere in tribunale, dovrà essere quello di sapere, in cuor loro, che sono degli ASSASSINI !!!
Ciao Alfonso, tu hai visto l’ultima della quattro puntate che “Un giorno in pretura” ha trasmesso relativamente al processo per l’omicidio Aldrovandi.
Credimi che non hai sentito nulla. Il tenore delle dichiarazioni dei quattro imputati trasmesse nelle altre tre era molto più grave.
C’era uno dei tre che mentre deponeva rideva e un altro che ha dichiarato che hanno visto Federico prendere a testate il muro (di qui la frattura del cranio della quale puoi vedere il risultato sul blog della madre o facendo una semplice ricerca sulla rete). Si sono susseguite una serie di plateali menzogne chiaramente concordate.
E ancora, da una telefonata fatta in centrale e trasmessa da “Un giorno in pretura” uno dei quattro dice: “Lo abbiamo bastonato di brutto” e spiega al giudice che è solo “un modo di dire”.
Ho seguito tutte e quattro le puntate e sono in attesa del libro che è stato scritto, per il quale la scrittrice ha peraltro ricevuto minacce telefoniche (proviamo ad indovinare da quali ambienti) e posso affermare che già prima la mia fiducia nelle forze dell’ordine era nulla , ora si è trasformata ancora di più in rabbia e disprezzo. Perchè Federico non è il primo e il solo. La lista è lunghissima.
A te che dici di essere un carabiniere, vorrei rivolgere una domanda: perchè tante persone che fanno parte di un corpo militare, quando indossano la divisa invece di sentirsi fieri dell’autorità che è stata loro conferita, diventano arroganti e spesso violenti? Perchè si sentono elevati rispetto alla persone comuni?
Ma soprattutto vorrei una rassicurazione: saresti in grado di garantirmi che fra gli appartenenti alle forze dell’ordine ci sono ancora persone che credono in ciò che fanno? Te lo chiedo perchè ho un forte bisogno di credere in ciò, proprio perchè ho perso la fiducia in maniera assoluta e vorrei poterla riacquisire.
Un’ulitima cosa: io leggo tantissimo e la letteratura relativa alla nostra storia contemporanea è tristemente ricca di episodi di maltrattamenti avvenuti all’interno di caserme o questure, la maggioranza dei quali sono sfociati in morti; io ti chiedo, perchè così spesso si ricorre a violenze più o meno pesanti durante i fermi o gli interrogatori? (ci sono libri che descrivono le tecniche di tortura e pestaggio che non lasciano segni esteriori sul corpo) E perchè non c’è nessuno che si oppone?
Io capisco che quando si ferma qualcuno non si sa mai chi si abbia davanti, però credo che un pò di buon senso e l’esperienza permettano di distinguere un pericoloso delinquente da un ragazzo normalissimo. (e comunque in Italia vige la presunzione di innocenza per cui fino a prova contraria e sentenza definitiva avvenuta, siamo tutti innocenti e dobbiamo avere garantiti i nostri diritti fondamentali così come sanciscono sia la Costituzione che la Carta dei Diritti).
Non pretendo che tu abbia risposte certe, dammi almeno il tuo parere, ciò che pensi tu.
Grazie.
Antonio